Tangenti Anas, i legami tra la Dama bianca e gli ex Dc

Non solo la Dama nera. Ai domiciliari per corruzione c'è pure Elisabetta Parise. Vicina all'Udc di Casini, per i pm gestiva il giro di mazzette. Gli intrecci.

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14 Marzo 2016

Elisabetta Parise.

Elisabetta Parise.

Durante le elezioni amministrative 2013 di Roma, Elisabetta Parise si scagliava contro «il federalismo» della Lega e contro «i manager del Nord Europa» che pretendono di insegnarci come gestire la cosa pubblica qui in Italia.
«Perché noi sappiamo farlo», diceva.
Era nella lista a sostegno di Alfio Marchini, ora si è affrettata a smentire in una nota possibili candidature nel 2016: all'epoca prese poco più di 1.400 voti.
Oppure nel 2012 si augurava maggiore «trasparenza sui finanziamenti alla politica».
AGLI ARRESTI DOMICILIARI. Peccato che la dirigente di Anas sia finita agli arresti domiciliari nell'inchiesta della procura di Roma 'Dama nera 2' con le accuse di corruzione e turbativa d'asta.
E se Antonella Accroglianò, ex responsabile del coordinamento tecnico amministrativo di via Mozambano, è stata soprannominata appunto la Dama nera nella sua distribuzione di tangenti in cambio di appalti, a Elisabetta Parise va a pennello l'appellativo di Dama bianca (copyright L'Ultima ribattuta), data la sua devozione per i politici della vecchia Democrazia cristiana, da Ciriaco De Mita a Pierferdinando Casini fino a Lorenzo Cesa.
RISCHIO INQUINAMENTO PROVE. Nell'ordinanza di custodia cautelare si insiste proprio sulle sue relazioni politiche altolocate per richiedere gli arresti domiciliari.
«La Parise in questa fase potrebbe chiaramente attivarsi per inquinare le indagini, così come potrebbe, in ragione dei suoi rapporti con personaggi della politica, commettere illecite agevolazioni nei confronti di altri imprenditori, rivestendo comunque all'interno di Anas un ruolo non certo di secondo piano».

La fedelissima del Professore non molla mai la poltrona

La ''Dama bianca'' dell'Anas Elisabetta Parise, nel cerchio, assieme a Pier Ferdinando Casini (a sinistra) e all'ex capo vigilanza Anas Alberto Brandani.

La ''Dama bianca'' dell'Anas Elisabetta Parise, nel cerchio, assieme a Pier Ferdinando Casini (a sinistra) e all'ex capo vigilanza Anas Alberto Brandani.

Fedelissima di Alberto Brandani (ex capo vigilanza Anas, nonché ex consiglio di amministrazione del Monte dei Paschi di Siena, detto anche il Professore, pure lui indagato nell'inchiesta), la Parisi è tutt'ora nell'organico dell'azienda pubblica diretta Gianni Vittorio Armani.
SEMPRE LÌ DAL 2004. Non si è mai mossa da lì.
Sin dal 2004, quando l'ex numero uno Pietro Ciucci la inserì nell'organico di Anas.
Neppure nel 2013, quando si candidò in Campidoglio, si dimise dal suo ruolo alle risorse umane.
E nemmeno dopo la prima raffica di arresti nell'ottobre del 2015 ha mollato la poltrona.
È stata trasferita a febbraio 2016 dalle risorse umane della direzione generale al compartimento del Lazio.
ANCORA CON POTERI OPERATIVI. Uno spostamento che le ha concesso ancora diversi poteri operativi nell'ente appaltante più importante in Italia.
Numero uno di Formiche Giovani, il network del think tank che piace tanto alla politica romana centrista e non, la Parise viene tirata in ballo negli interrogatori della Dama nera dove spuntano i favori al Cavaliere Giuseppe Riccardello, della Riccardello Costruzioni, un ex geometra che grazie agli appalti in Anas ha costruito il suo impero in Sicilia.
IL 'PONTE' VERSO MATTEOLI. Era proprio la Parise, secondo la Accroglianò, a muoversi per portare Ricciardello dall'ex ministro Altero Matteoli in cambio di una mazzetta da 30 mila euro, da spartire insieme con Marco Martinelli, deputato di Forza Italia con un posto in commissione Ambiente e Lavori pubblici.

Nel 2015 telefonata in codice tra Accroglianò e Dama bianca

Elisabetta Parise con Alfio Marchini.

Elisabetta Parise con Alfio Marchini.

Emblematica, secondo i magistrati, la telefonata del 5 maggio 2015 dove la Accroglianò «utilizzava un linguaggio criptico, che però veniva ben compreso» dalla Dama bianca e ciò a conferma della assoluta illiceità del colloquio.
Le due in pratica parlavano di una persona malata (Ricciardello) che doveva essere «curata».
«L'importante è che però il medico lo veda, perché non è che può stare con il ginocchio così! Come fa a camminare?», diceva la Parise.
Il Professor Brandani, invece, viene tirato in ballo dalla Accroglianò per truccare un'altra gara a favore della ditta Aleandri, vicina all'ex responsabile della Vigilanza Anas.
PROTEZIONI POLITICHE. «Facevo io le consegne a Brandani da parte degli imprenditori citati. Con il tempo avrò dato circa 60 mila euro al prof. Brandani. La gara dovrebbe essere quella della Bradanica», disse la Dama nera.
E poi, nell'interrogatorio del 3 dicembre 2015, aggiungeva: «Il coinvolgimento di Brandani nei favoritismi alla Aleandri risiedeva nella sua caratura politica, nel senso di persona di partito, vicina all'onorevole Cesa, ovvero di un soggetto che avrebbe potuto operare un intervento politicamente favorevole all'interno di Anas. Era una sorta di copertura politica per il personale Anas: soldi che io consegnavo a Brandani erano diretti a lui e non alla Fondazione Formiche». 


Twitter @ARoldering

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