Toghe in guerra per il nuovo Anm: c'è Davigo in pole

Sabelli traballa. Tra i sostituti l'ex Mani Pulite Davigo (Ai). E pure Cilenti di Mi. Ma tiene banco il referendum di fine gennaio. I temi? Carichi di lavoro e scioperi.

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29 Gennaio 2016

Piercamillo Davigo.

(© Imagoeconomica) Piercamillo Davigo.

Giornate intense tra le varie correnti dei giudici italiani, da Magistratura indipendente a Unicost.
Non ci sono solo in palio le nomine di capi, vice capi o procuratori della Repubblica nelle procure di mezza Italia, tra cui quella più ambita del Palazzaccio di Milano per sostituire Edmondo Bruti Liberati.
ANM, SI CAMBIA. A marzo 2016 sono in programma le elezioni per il rinnovo del Comitato direttivo centrale dell’Anm (Associazione nazionale magistrati), il piccolo parlamentino - sono in 36 - che deve poi sostituire i nuovi vertici del cosiddetto sindacato delle toghe, ora occupati dal presidente Rodolfo Sabelli e dal segretario Maurizio Carbone.
Il gioco è complesso, perché il presidente eletto dai nuovi componenti sarà il prodotto di accordi politici sottobanco tra le varie correnti.
Del resto il numero uno dell'Anm è un ruolo di notevole importanza, sia per i delicati rapporti tra politica e magistratura, sia per i funzionamenti interni al criptico mondo dei togati.
TRA I NOMI C'È DAVIGO. Non a caso a puntare alla presidenza sono in tanti. 
Tra i papabili c'è anche un nome di peso come quello di Piercamillo Davigo, ex magistrato di Mani pulite, ora consigliere in Corte di Cassazione, ex esponete di Magistratura indipendente, da un anno fondatore della corrente Autonomia e indipendenza.
Il 'dottor Sottile' ci prova, ma la poltrona di Sabelli è ambita anche da Francesco Minisci di Unicost, Eugenio Albamonte di Area, esperto di cyber crime, ed Edoardo Cilenti di Magistratura indipendente.
ACCORDI E SEPARAZIONI. Molto è influenzato da quali saranno gli accordi, in particolare se Ai si riavvicinerà a Mi, o se Unicost e Area si separerrano.
Oppure ancora se si riapplicherà lo schema che in queste settimane va in scena al Csm, il Consiglio superiore della magistrature: una maggioranza inedita che nasce dalla triangolazione di Area più Magistratura indipendente che schiaccia Unicost.

Il referendum di gennaio è una vittoria di Magistratura indipendente

Rodolfo Sabelli, presidente dell'Associazione nazionale magistrati.

(© ImagoEconomica) Rodolfo Sabelli, presidente dell'Associazione nazionale magistrati.

Di sicuro a pesare sul voto di marzo sarà il referendum di fine gennaio, che ha fatto traballare la poltrona di Sabelli.
Dal 17 al 19 gennaio infatti la metà dei togati italiani - circa 4 su 8 mila - ha aderito a una consultazione interna indetto dall’Anm per esprimere il proprio voto su temi scottanti, come «l’entrata in vigore della legge sulla responsabilità civile dei magistrati» e «l’introduzione di norme che prevedano la sospensione dei termini per il deposito dei provvedimenti giudiziari durante il periodo feriale».
REGOLAMENTO DI CONTI. La così larga partecipazione al voto si legge come una sorta di regolamento di conti interno all’associazione in vista del rinnovo del suo ‘parlamentino’.
Da un lato, infatti, esultano i moderati di Magistratura indipendente, dall’altra masticano amaro i tiepidi di Unicost e addirittura i contrari alla consultazione, come gli esponenti di Area.
UNICOST SCHIACCIATA. E qui vanno evidenziate un paio di questioni.
Il referendum era stato fortemente richiesto dal principale gruppo di opposizione interna all’Anm, Magistratura indipendente, contro i vertici del sindacato unico delle toghe, guidato appunto da Sabelli (Unicost), e contro l’alleanza tra le correnti appunto di Unità per la costituzione e la stessa Area.

I temi caldi: carichi esigibili e sciopero bianco di sette giorni

Un magistrato al Palazzo di Giustizia di Roma.

(© Ansa) Un magistrato al Palazzo di Giustizia di Roma.

Fondamentale è il contenuto di due dei quattro quesiti: uno finalizzato a ottenere che il Consiglio superiore della magistratura fissi una misura massima di lavoro (i cosiddetti «carichi esigibili») che può essere chiesta al magistrato, indicandola in cifra secca.
TEMI TRASCURATI. L’altro sulla proposta di uno sciopero bianco di almeno sette giorni, con la sospensione dell'attività di supplenza di cui si fanno carico i magistrati in mancanza del personale amministrativo nei settori civili e penali, a sostegno della richiesta di coprire con urgenza i vuoti negli organici del personale degli uffici giudiziari e della magistratura. 
È stata chiara, in fin dei conti, la volontà della base togata di porre al centro della politica associativa temi finora trascurati. 
ROTTURA IN ATTO. «Anzitutto la questione dei carichi esigibili, cavallo di battaglia da sempre di Magistratura indipendente, diventa ormai una priorità della politica associativa e non solo di alcuni gruppi», osserva il giudice romano Corrado Cartoni, vice segretario nazionale di Magistratura indipendente, che parla di una consultazione referendaria «subita dall'attuale giunta esecutiva, al punto da non aver organizzato nemmeno una occasione di confronto sui temi referendari con la partecipazione di sostenitori delle contrapposte tesi. La così consistente affluenza alle urne è la prova più evidente di quanto i magistrati italiani disconoscano l’attuale politica dell’Anm, del tutto fallimentare. Ai magistrati non interessano le polemiche con i ministri, ma poter lavorare con dignità e decoro».


Twitter @ARoldering

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