Toti-Berlusconi, la fondazione della discordia

Il governatore lancia la fondazione Change. Per raccogliere soldi e consensi. Dopo le liste a suo nome, un altro sgarbo al Cav. Contrario agli enti paralleli.

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27 Gennaio 2016

Giovanni Toti, europarlamentare di Forza Italia e presidente della Regione Liguria.

(© Imagoeconomica) Giovanni Toti, europarlamentare di Forza Italia e presidente della Regione Liguria.

Al di là di “predellini” ormai inflazionati, qualcosa nel centrodestra sembra muoversi. O meglio, qualcuno.
Si tratta del governatore della Liguria, Giovanni Toti, pronto a lanciare sul mercato della politica una nuova proposta tesa a raccogliere, al di fuori dei partiti, quei consensi che Forza Italia sembra avere smarrito.
Un’iniziativa nata (anche) per serrare e ampliare intorno a sé il sostegno sia della “società civile” sia del mondo dell’imprenditoria.
Con quest’ambizioso intento, infatti, sta per vedere la luce la fondazione “Change”, orientata, come suggerisce il nome, al cambiamento in politica.
LO SCETTICISMO DI BERLUSCONI. Si svilupperà, inizialmente, nell’ambito del collegio nord-ovest, battuto in lungo e in largo da Toti durante la campagna per le elezioni europee, per poi diffondersi in tutta Italia.
Resta ancora da capire cosa pensi, veramente, del progetto il leader di Forza Italia. Per due motivi.
Primo, Berlusconi non ama questo tipo di attività parallele al partito. Secondo, Toti è una sua invenzione, un suo prodotto di successo. Non va dimenticato che il nome dell’ex direttore del Tg4 è stato imposto, da Arcore, a tutti i dirigenti azzurri sia per le europee sia per la corsa alle regionali.
Non è un mistero, però, l’idiosincrasia che, da sempre, Berlusconi nutre nei confronti di associazioni e fondazioni nonostante, a parole, abbia esortato i suoi verso un “movimentismo” sfrenato.
CAV CONTRARIO ALLA FRAMMENTAZIONE. Basti pensare alla nota emessa ai tempi in cui guidava, non senza quotidiane tensioni, il Pdl: «Ribadisco ancora una volta di essere contrario a qualsiasi frammentazione del Pdl, anche mascherata da fondazioni o associazioni che possono dare l’impressione che si voglia dare vita a delle correnti».
Certo, da allora la politica è molto cambiata. Il Pdl è morto e sepolto e la nuova proposta politica di Forza Italia 2.0 sembra non suscitare più, almeno stando ai sondaggi più recenti, grande interesse presso l’elettorato di riferimento.
Berlusconi, però, non è mai cambiato. Fu lui stesso, d’altra parte, scimmiottando Gianfranco Fini, a chiamare “metastasi” le correnti che operavano ai danni del Pdl grazie allo scudo protettivo costituito dalle associazioni e dalle fondazioni.

Il monito di Cantone: «Serve maggiore trasparenza»

Il presidente dell'Autorità anti-corruzione, Raffaele Cantone.

(© ImagoEconomica) Il presidente dell'Autorità anti-corruzione, Raffaele Cantone.

Tuttavia, Toti è consapevole che il (suo) futuro deve essere costruito con anticipo. E Forza Italia, ora, è troppo debole per fornire le adeguate garanzie. Qui, si sviluppa la decisione di affidare a questo “misterioso” strumento (anche di finanziamento) l’organizzazione delle truppe.
Nonostante il parere non proprio favorevole del responsabile dell’Anticorruzione, Raffaele Cantone, che, intervistato da Guido Ruotolo per la La Stampa, sottolinea gli aspetti più critici di questo ente: «Oggi i partiti non sono più i terminali della politica, sostituiti dalle iniziative individuali o dalle fondazioni che hanno, in parte, sostituito le vecchie correnti, e non per questo vanno demonizzate. Ma proprio perché sono i nuovi strumenti della politica devono diventare case di vetro trasparenti». E ancora: «Le Fondazioni hanno una regolamentazione assolutamente inadeguata. Va imposta una trasparenza che deve consentire di individuare quanto entra e quanto esce dalle casse di una Fondazione perché possono determinarsi delle criticità, fenomeni illeciti».
IL FIL ROUGE TRA POLITICA E IMPRESE. Da ciò si evince come la politica, impoverita dagli scandali e attaccata nel “patrimonio”, grazie alla nuova legge sul finanziamento dei partiti, debba trovare un nuovo collante teso a supportare l’attività sul territorio.
Un filo rosso capace di legare saldamente politica e imprese. Le fondazioni garantiscono questi intrecci coperti, come sono, dall’assenza di controlli e della tanto reclamata trasparenza. Termine inflazionato e ancora lontano dall’essere applicato nella realtà.
Forse a Toti, molto dinamico in questi giorni, non è sfuggita la frase che Berlusconi ha rivolto a Milano ai propri sostenitori: «Se questo vecchietto andasse in vacanza, Forza Italia sarebbe al 4-6%».
I POSSIBILI FINANZIATORI.  Cosa ne sarebbe di molti dirigenti ed eletti se dovesse verificarsi questa ipotesi?
Resta, ora, da capire chi saranno i finanziatori del progetto.
Magari qualche suggerimento può giungere leggendo la lista dei presenti alla festa per la vittoria, predisposta, lo scorso giugno, in onore del neo governatore.
Al party, mischiati tra politici e belle signore, sono stati notati Vittorio Malacalza, patron di Carige, Edoardo Garrone, imprenditore genovese di successo, Davide Viziano, noto uomo d'affari attivo nel settore edile.
Insomma, un rapporto indivisibile quello che unisce politica, mondo dell’imprenditoria e poteri forti.
LISTE CIVICHE A NOME TOTI. Lo ha spiegato, empiricamente, anche un convegno organizzato dall’Università della Calabria su clientelismo e nuove leadership. «L’organizzazione partitica», è scritto negli atti del meeting, «sembra disarticolarsi in un sistema di relazioni tra attori, il cui successo elettorale è dato dalla capacità di accontentare e rispondere alle domande di una localizzata cerchia personale (Raniolo, 2011), secondo una concezione del potere sempre più diffuso, frammentato e territorialmente radicato (Brancaccio, Martone, 2012). A livello locale questo può favorire leadership politiche sempre più autonome dai partiti di riferimento…».
A questo punto, però, è facile ipotizzare, da parte di Berlusconi, una certa irritazione anche per l’ultima manovra che il governatore della Liguria sta organizzando sul territorio in vista delle prossime amministrative.
L’idea è disegnata in modo tale da sfruttare la legge elettorale a proprio vantaggio grazie alla creazione, anche nei piccoli comuni, di liste civiche con il proprio nome.
Un messaggio chiaro rivolto all’elettorato: se voti per il centrodestra, scegli le liste Toti. Una completa identificazione tra centrodestra e l’uomo politico. Che cosa dirà Silvio?

 

Twitter @_MagliaNera_

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Canoi 27/gen/2016 | 18 :58

Anche Totti, come tutti gli altri, fa un po' di ammuina. La seconda guerra mondiale è finita, in Italia, quando hanno sparato a Mussolini e in Germania quando Hitler si è sparato (o lo hanno ucciso). Con Berlusconi vivo non faranno niente e questo è un danno per tutta l'Italia, di dx e di sin. Se lo Spirito Santo non fosse disinteressato potrebbe fare un grande favore a tutti noi. Dopo l'exitus verrà fuori qualcosa di nuovo a dex e qualcosa di nuovo a sin

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