Turchia, Erdogan contro tutti: carica persino gli islamici

Ankara chiede fondi per i migranti. Ma il Paese è nel caos. Il sultano Erdogan attacca militari, laici, curdi. E pure una parte di musulmani. L'Ue rimane cieca.

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07 Marzo 2016

Il premier turco Davutoğlu (a sinistra) al summit Ue sui migranti vicino alla cancelliera tedesca Merkel.

(© Getty Images) Il premier turco Davutoğlu (a sinistra) al summit Ue sui migranti vicino alla cancelliera tedesca Merkel.

La Turchia chiede l’adesione all’Unione europea (Ue) e ulteriori finanziamenti oltre ai 3 miliardi di euro offerti per tenersi in casa i profughi, all’indomani delle cariche sui manifestanti contro il blitz della polizia nella redazione di un giornale diffusissimo tra gli islamici e il suo commissariamento.
Non è eufemisticamente un bel biglietto da visita per partecipare al summit di Bruxelles sui migranti del 7 e dell’8 marzo 2016, ma a quanto pare il presidente e tre volte premier Recep Tayyip Erdogan, leader del partito islamista Akp, crede di poterselo permettere.
IL RICATTO DEI PROFUGHI. «Non ho scritto ''idiota'' in fronte, faremo il necessario sui profughi», ebbe a dire il nuovo aspirante sultano di Turchia appena qualche settimana fa a un’Ue per la verità litigiosa e inconcludente sull’emergenza, lasciando intendere di avere pronti a disposizione aerei e bus per spedire i migranti in Europa.
Aerei, bus e anche treni che d’altra parte anche i governi europei brandiscono per rispedire indietro - almeno in Turchia - i milioni di richiedenti asilo entrati nell’Ue.
ESCALATION DI ATTENTATI. Se, come previsto, la crisi si aggraverà, Bruxelles potrebbe essere costretta ad aumentare la somma per Ankara.
Ma davvero l'emergenza si attenuerà scaricando i profughi sulla Turchia?
Il Paese ne ha già in pancia circa 2 milioni e 700 mila ed è attraversato da tensioni crescenti: non passa giorno ormai che non esplodano bombe o scontri di piazza a Istanbul e Ankara, per non parlare della guerriglia e degli attentati nell'entroterra del Kurdistan turco.
Anno dopo anno Erdogan si è inimicato, nell’ordine, la casta dei generali, l’opposizione laica turca, la consistente minoranza curda, infine anche una crescente parte del ceto medio musulmano elettore dell’Akp.

Le divisioni interne all’Akp e anche nei servizi segreti

Una turca colpita dai lacrimogeni grida contro un agente della polizia.

(© Getty Images) Una turca colpita dai lacrimogeni grida contro un agente della polizia.

Certo, nel 2014 Erdogan vinse nettamente le Presidenziali e un anno dopo l’Akp ha ottenuto la maggioranza assoluta alle Legislative, pur in seconda battuta, alle elezioni anticipate dopo mesi di vuoto politico.
È indubbio che gli islamisti al governo dal 2002, con un voto che ha segnato uno spartiacque nella storia della Turchia, mantengano un forte consenso tra la popolazione, come però è indubbio che la Turchia sia un Paese sempre più diviso e denso di malesseri e contraddizioni.
Non è per esempio chiaro quanto accordo ci sia, negli ultimi tempi, sull’azione di governo tra il presidente Erdogan e i membri dell’esecutivo e in generale del suo partito.
IL PREMIER CONTRO ERDOGAN? «La prima scissione è maturata con l’ex capo di Stato e cofondatore dell’Akp, Abdullah Gül. Adesso la stampa turca specula molto su un conflitto interno tra Erdogan il premier Ahmet Davutoğlu, che sarebbe più ragionevole», spiega a Lettera43.it l’esperto di Kurdistan e area turca Shorsh Surme.
Né è chiaro quanto Erdogan controlli effettivamente tutti i vertici militari e dei servizi segreti.
Significativa, per gli sviluppi dell’ultimo weekend, è la spaccatura (che ha alla base quest’intreccio) tra l’Akp di Erdogan e il movimento panislamista Cemaat-Hizmet: una potente internazionale politica e religiosa con una rete di scuole e università private in più di 180 Paesi, molto presente anche nell’apparato giuridico e amministrativo turco.
GLI ARRESTI CONTRO GÜLEN. Il suo leader e ispiratore Fethullah Gülen, turco ma residente negli Usa, ha a lungo sostenuto l’Akp, salvo maturare, dalle proteste di piazza Taksim del 2013 in poi, un dissenso che lo ha portato alla rottura totale con l’ex amico Erdogan, ora accusato da Gülen di corruzione e despotismo.
A sua volta sospettato di corruzione e di collusioni con gli apparati militari epurati da Erdogan nel processo Ergenekon (una presunta Gladio turca), Gülen è l’editore del quotidiano Zaman, con oltre 1 milione di lettori musulmani in edizioni anche straniere.
Perquisito e commissariato a marzo, il giornale è colpito dal 2014 da svariati arresti e licenziamenti dei suoi giornalisti con l’accusa di «organizzazione terroristica» e appartenenza a uno «Stato parallelo». Per la quale Erdogan chiede ovviamente anche l’estradizione di Gülen agli Usa.

Militari, laici, curdi ora anche parte dei musulmani nemici di Erdogan

Recep Tayyip Erdogan.

(© Ansa) Recep Tayyip Erdogan.

Gli idranti e i lacrimogeni contro i dimostranti presi a manganellate, mentre protestavano davanti alla redazione di Zaman, arrivano a una settimana dalla scarcerazione, dopo tre mesi di prigione, del direttore e del caporedattore del quotidiano laico d’opposizione di Cumhuriyet, Can Dundar e di Erdem Gül, per aver documentato in un’inchiesta un passaggio di armi dalla Turchia alla Siria.
Sotto processo, i due giornalisti rischiano comunque l’ergastolo per aver scavato sulla politica estera e della Difesa: un altro capitolo nero dei governi di Erdogan e Davutoğlu.
ÖCALAN È ISOLATO. Il non aver contrastato, se non addirittura l’aver favorito, l’espansione dell’Isis Siria, a scopo egemonico nell'area sunnita e in funzione anti-curda, ha mandato a carte quarantotto in negoziato (aperto in precedenza dallo stesso Erdogan) con l’ideologo del Pkk curdo Abdullah Öcalan.
«Ora Öcalan è completamente isolato, nessuno riesce più a visitarlo, mentre nel Kurdistan turco, in città come Cizre e la capitale Dyarbakir, c’è una guerriglia continua tra l'esercito e il Pkk. Muoiono anche civili, gli sfollati sono decine di migliaia. Una situazione disastrosa, in Turchia c’è una confusione enorme», conclude Surme.
CAOS TURCO NELL’UE? Sotto il ricatto dei migranti, nell’Ue rischia di entrare - anche per molti errori dei tecnocrati di Bruxelles - uno Stato liberticida, dilaniato dagli attentati del via vai di jihadisti creato da Erdogan verso la Siria e l’Iraq, e anche dei guerriglieri del Pkk in ritorsione agli attacchi alle basi nel Kurdistan e contro i tanti politici curdi ammanettati.
L'entroterra è sotto coprifuoco, oggetto anche di raid aerei. Ankara e Istanbul vengono colpite anche da attentati di gruppi volatili cosiddetti marxisti, probabilmente riconducibili ad ali dei servizi segreti.
Ora le telecamere così spesso oscurate da Erdogan riprendono anche diverse donne musulmane velate, caricate alle manifestazioni.
 

Twitter @BarbaraCiolli

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