Ue-Italia, quiete dopo la tempesta: lo sherpa è Calenda

Tensioni finite, la Commissione abbassa i toni. Roma manda il suo interlocutore. Renziano di ferro ed ex montiano. Pronto ad alzare la voce sui temi economici.

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20 Gennaio 2016

Angela Merkel e Jean-Claude Juncker.

(© GettyImages) Angela Merkel e Jean-Claude Juncker.

da Bruxelles

«Tra la Commissione e il governo italiano ci sono buone relazioni, non ci sono problemi».
Parola di Jean-Claude Juncker.
È la quiete dopo la tempesta durata una settimana dopo l'attacco del presidente dell'esecutivo Ue al premier Matteo Renzi, che negli ultimi mesi non aveva a sua volta risparmiato critiche all'esecutivo comunitario.
Più che un regolamento di conti, «c'è stato solo uno scambio di parole virili, ma è normale in democrazia e non avrà conseguenze», taglia corto Juncker il 20 gennaio durante la conferenza stampa all'europarlamento di Strasburgo.
TONI SMORZATI. Un messaggio volto a smorzare i toni e subito ritwittato dai suoi portavoce e dal capo di gabinetto Martin Selmayr, che nello stesso giorno è stato messo sotto attacco dall'europarlamentare del Partito democratico, Nicola Danti, attraverso un'interrogazione alla Commissione Ue.
L'accusa è di non aver rispettato il codice di buona condotta amministrativa dei membri della Commissione.
BERLINO PRIVILEGIATA. Il tedesco Selmayr «costituirebbe un canale privilegiato di informazione per le cancellerie di alcuni Stati membri, consentendo il passaggio di comunicazioni riservate».
Un chiaro riferimento alla cancelleria della Germania, che secondo molti, anche grazie alla presenza del potente Selmayr, avrebbe una linea privilegiata a palazzo Berlaymont, se non una longa manus sulle decisioni comunitarie.
Tanto che persino l'attacco sferrato da Juncker nei confronti di Renzi, esattamente il giorno dopo la visita a Berlino da parte del lussemburghese, ha offerto la spalla per ulteriori illazioni.

Selmayr uscito allo scoperto per gestire la crisi Roma-Bruxelles

Jean-Claude Juncker e Martin Selmayr.

(© Junckerepp) Jean-Claude Juncker e Martin Selmayr.

A questo si aggiungono le critiche fatte all'Italia sulla mancanza di un interlocutore con la Commissione, che come ha definito il sottosegretario con delega agli affari europei Sandro Gozi arrivavano proprio «da qualche piano di Berlaymont che mi pare di conoscere».
Ovvero il gabinetto di Juncker.
Quello stesso piano dal quale il 6 gennaio l'unico funzionario italiano Carlo Zadra ha presentato le dimissioni per un chiaro disaccordo con Selmayr, definito a Bruxelles il vero presidente dell'esecutivo Ue, l'ombra di Juncker.
E che in queste ultime settimane sembra essere uscito allo scoperto per gestire, senza grande successo, la crisi tra Roma e Bruxelles.
SANNINO A MADRID. A pochi è piaciuto il fatto che il capo di gabinetto di Juncker abbia manifestato la sua stima per l’ambasciatore italiano Stefano Sannino, definito un «buon negoziatore», proprio nel momento in cui Sannino stava preparando le valigie per andare all'ambasciata di Madrid.
È questa infatti la destinazione che Renzi gli ha riservato, un anno prima della fine del suo mandato, e verso la quale Sannino sembra intenzionato dirigersi senza polemiche, nonostante la possibilità di ritornare a lavorare alla Commissione europea.
Prima del suo mandato come rappresentante permanete dell'Ue Sannino era direttore generale all'Allargamento presso la Commissione Ue, ruolo che a sua volta aveva ricoperto lasciando momentaneamente il suo posto di diplomatico presso il ministero degli Esteri.
UN ''DECLASSAMENTO''. Il suo spostamento da Bruxelles, letto da molti come una sorta di ''declassamento'', non sembra però aver sconvolto troppo le diplomazie dei vari Paesi o gli uffici delle istituzioni.
Anche il governo polacco ha appena deciso di cambiare il suo rappresentante permanente all'Ue, Marek Prawda, che torna a casa a febbraio.
«Quella dell'Unione europea è una sede particolare», osservano alcune fonti, «non è come l'ambasciata in Belgio o in un altro Paese, ma è un ufficio distaccato del governo».
Il fatto poi che a sostituire Sannino non sia un diplomatico, ma un politico puro, è visto da alcuni eurocrati come la risposta, un po' anche provocatoria, alla richiesta europea di uno sherpa.
Come dire: vi mandiamo uno sherpa sì, ma di Renzi.

Con Calenda è una questione di feeling

Carlo Calenda.

Carlo Calenda.

Il 18 gennaio Gozi aveva sottolineato che non era una «questione di persone, ma di politiche».
E proprio per questo è stato mandato un politico e non un diplomatico.
Scelta particolare, ma possibile visto che non c'è nessuna legge contraria.
Ad alcuni non sfugge poi il profilo economico di Carlo Calenda, «dato che è proprio sui temi di politica di bilancio, legge di stabilità e riduzione del debito che l'Italia dovrà battagliare di più».
MONITO DI MOSCOVICI. Basta leggere le ultime dichiarazioni fatte dal commissario agli Affari economici Pierre Moscovici: «Il governo italiano sta facendo le riforme ed è una cosa positiva. Sta riducendo il deficit, può anche usare la flessibilità. Ma è necessario che anche in Italia il rapporto debito-Pil diminuisca», ha detto il 20 gennaio da Davos.
Ma è soprattutto per una questione di «feeling personale» che alcuni spiegano il cambio di guardia: non che con Sannino non ci fosse un buon rapporto, ma è lo stile, il diverso approccio al lavoro che ha portato alla decisione, è l'osservazione più frequente: «Basta vedere la storia personale dei due per capirlo».
Chi conosce Calenda però non si sbilancia.
PRONTO AD ALZARE LA VOCE. Capacità diplomatiche o meno, è visto come una persona in «perfetta sintonia con il premier», «serio, in gamba», ma soprattutto «uno tosto, non un timido», che potrà forse alzare più la voce se, come ha denunciato più volte Renzi, l'Italia non dovesse essere trattata con lo stesso rispetto riservato agli altri Paesi fondatori.
Inoltre Calenda a suo favore non ha solo la simpatia di Renzi, ma il pedigree Mario Monti, uomo molto apprezzato a Bruxelles.
IN PASSATO CON SCELTA CIVICA. Il vice ministro per lo Sviluppo economico viene infatti dal partito dell'ex premier italiano ed ex commissario alla Concorrenza Ue: la sua prima candidatura politica è stata nelle liste di Scelta civica.
Un punto a favore che ha fatto optare per la sua investitura a ruolo di rappresentante italiano all'Ue e che potrebbe essere gradita anche a quei piani alti di palazzo Berlaymont. 


Twitter @antodem

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Canoi 21/gen/2016 | 08 :12

Déjà vu. Tanto più la situazione economica-sociale-finanziaria tende al peggio tanto più i Governi, non solo questo di Renzi, parlano d'altra, spostano funzionari, cancellano ministri, mandano via generali. E' uno dei due modi di affrontare le emergenze: buttarla in caciara, ovvero tutti per uno uno per tutti. La vulgata del bischero è che ci sono i gufi, che al meglio sono quelli che vedono nero e vuoto, e gli allocchi che girano la testa dall'altra parte.

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