Ue, Maurizio Martina si porta i lobbisti al Consiglio

Il ministro dell'Agricoltura presenta un dossier sulle etichette ''arcobaleno''. Pagato dall'associazione Federalimentari.

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14 Marzo 2016

da Bruxelles

Maurizio Martina, ministro per le Politiche Agricole del governo Renzi.

(© Imagoeconomica) Maurizio Martina, ministro per le Politiche Agricole del governo Renzi.


Che al ministro delle Politiche agricole Maurizio Martina non piacessero le conferenze stampa alla fine dei Consigli europei è risaputo.
Dal 2014 non ne ha mai tenuta una, ma si è sempre limitato a rilasciare qualche dichiarazione volante all'uscita delle riunioni dei titolari dell'Agricoltura dei 28 Stati membri.
Quelle alle quali Martina non sembra mai aver dedicato troppe attenzioni: nel 2015 ha disertato nove Consigli europei su 13.
E nel 2016 il trend delle sue presenze non è migliorato.
Ma il 14 marzo c'è stata un'inversione di marcia, o almeno così è sembrato: il ministro ha indetto la sua prima conferenza stampa, preannunciando che sarebbe stata sul «tema dell'etichettatura nutrizionale "ibrida" (la cosiddetta "etichettatura a semaforo", ndr) la cui discussione è in programma al Consiglio Agricoltura».
GIORNALISTI? POCHI. Così nel palazzo Justus Lipsius del Consiglio Ue, proprio durante i lavori in corso dei ministri dell'Agricoltura, e proprio mentre la città di Bruxelles era, per l'ennesima volta, paralizzata dalle proteste degli agricoltori arrivati con i trattori da tutta Europa, Martina è sceso nella sala stampa della rappresentanza italiana per parlare con i giornalisti e rispondere alle domande sui vari dossier aperti.
Peccato che di giornalisti ce ne fossero davvero pochi.
La maggior parte dei posti era occupata dai rappresentanti delle varie associazioni agricole, invitate direttamente dal ministro.
Che però non si è limitato a ospitare, proprio nel giorno del Consiglio europeo, i lobbisti del settore -16 sono stati accreditati dall'ufficio della rappresentanza italiana per partecipare alla conferenza stampa - Confagricoltura, Cia, Confcooperative, Confindustria, Unionzucchero, Assolatte, Assica (carni trasformate), Caobisco (cioccolato e prodotti dolciari), più l'associazione dei consumatori Adiconsum -, ma li ha fatti sedere assieme a lui al tavolo nel quale di solito si siedono le istituzioni.
Quello dal quale i ministri italiani, da Paolo Gentiloni a Pier Carlo Padoan, rispondono alle domande dopo i vertici Ue.

Lo studio presentato dal ministro? Pagato da Federalimentari

Il ministro per le Politiche agricole Maurizio Martina e Luigi Pio Scordamaglia, presidente di Federalimentari.

Il ministro per le Politiche agricole Maurizio Martina e Luigi Pio Scordamaglia, presidente di Federalimentari.

Una scelta quanto meno irrituale, visto che ad affrontare con Martina la questione degli effetti distorsivi dell'etichettatura nutrizionale sul mercato unico e delle mancate garanzie offerte dal sistema adottato dal Regno Unito sono stati Luigi Pio Scordamaglia, il presidente di Federalimentari - ovvero la Federazione italiana dell'industria alimentare - e Roberto Moncalvo, il presidente della Coldiretti - la Confederazione nazionale coltivatori diretti.
Non politici o funzionari della rappresentanza italiana a Bruxelles, non ambasciatori o tecnici del ministero, né professori universitari o ricercatori, ma due lobbisti.
Seduti al fianco del ministro italiano, prima l'uno e poi l'altro hanno spiegato la dannosità della misura, proprio mentre al piano di sopra i ministri Ue dell'Agricoltura discutevano del tema (all'ordine del giorno dei lavori c'era infatti un dibattito sulle conseguenze derivanti dall'utilizzo della cosiddetta etichettatura a semaforo), e proprio mentre fuori, a poche centinaia di metri, i trattori bloccavano le strade della città e gli allevatori spruzzavano latte contro i palazzi delle istituzioni europee.
LA DENUNCIA DELLA STAMPA. Due relatori sui generis per una conferenza stampa istituzionale, che hanno suscitato la protesta dell'ex presidente dell'Associazione della stampa internazionale di Bruxelles, Lorenzo Consoli (corrispondente di Askanews), il quale ha ricordato al ministro Martina il suo ruolo di rappresentante dell'interesse generale del Paese, e che «non può farsi sostituire nel suo ruolo e in quel luogo dai rappresentanti di gruppi di interesse».
Lobbisti che non avrebbero neanche dovuto aver accesso alla sala stampa del Consiglio.
«Per contrastare l'implementazione dell'etichettatura a semaforo, parliamo con i numeri», ha spiegato Scordamaglia, e per allontanare ogni sospetto di imparzialità ha mostrato i dati dello studio di Nomisma, «che è stato fatto elaborando i dati Nielsen Uk», ha sottolineato il presidente Federalimentari.
DOCUMENTO COMMISSIONATO DALLA LOBBY. Alla domanda rivolta al ministro Martina su chi avesse commissionato lo studio, la risposta però non è stata «il ministero per le Politiche agricole», ma «Federalimentari».
Un rapporto commissionato e pagato da una lobby, che il ministro italiano ha deciso di presentare ai colleghi europei anche durante il Consiglio Agricoltura.
«Il nostro documento sul caso dell'etichettatura è stato condiviso da Portogallo, Spagna, Romania, Cipro e Grecia», ha annunciato Martina sottolineando di aver ricevuto «solidarietà anche dai francesi», ma, ha aggiunto, «vedremo come questa sensibilità si manifesterà in seguito».

L'etichetta a semaforo colpisce il 60% delle produzioni italiane

Un'etichetta ''a semaforo''.

Un'etichetta "a semaforo".

Lo studio mostra come Prosciutto di Parma, Parmigiano Reggiano e Grana Padano siano tra le vittime illustri dell'inerzia dell'Unione europea nell'intervenire per bloccare l'etichetta a semaforo degli alimenti adottata dal Regno Unito che colpisce ingiustamente il 60% delle produzioni italiane con indicazioni sbagliate e fuorvianti, è la posizione della Coldiretti.
Si tratta - spiega la Coldiretti - di una informazione visiva sul contenuto di nutrienti abbinata a un colore e alla percentuale giornaliera di assunzione.
PERSE QUOTE DI MERCATO. A causa del sistema di etichettatura nutrizionale adottato dal Regno Unito, con i bollini rosso, giallo o verde a indicare il contenuto di nutrienti critici per la salute, il Parmigiano Reggiano pre-porzionato etichettato a "semaforo", dal 2013 al 2015 ha avuto una perdita di quota di mercato del 13% in volume, mentre il calo per il Prosciutto di Parma è stato del 14% secondo la ricerca elaborata da Nomisma.
«Questo perché», critica la Coldiretti, «la segnalazione sui contenuti di grassi, sali e zuccheri non si basa sulle quantità effettivamente consumate, ma solo sulla generica presenza di un certo tipo di sostanze».
DIETA STRAVOLTA. Il sistema finisce così per escludere paradossalmente dalla dieta alimenti sani e promuovere, al contrario, le bevande gassate senza zucchero, fuorviando i consumatori rispetto al reale valore nutrizionale.
«Una scelta che è stata adottata dal 98% dei supermercati inglesi che ostacola la libera circolazione delle merci e sta mettendo in pericolo alcuni settori cardine dell'export Made in Italy in Gran Bretagna», ha denunciato Moncalvo.


Twitter @antodem

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Canoi 15/mar/2016 | 09 :02

Martina è un perfetto prodotto Coldiretti quindi pregiudiziale e ignorante. Come la sua associazione di riferimento pensa e agisce per una agricoltura che a fatica reggeva 100 anni fa. L'agricoltura del futuro fondata su scienza e mercato per lui manco esiste. Il Governo continua a dire che tutto va bene salvo scoprire dalle manifestazioni di piazza che invece è un disastro. Un poveretto come molti altri ministri di questo Governo presieduto dal boy scout.

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