Ue, Renzi sotto attacco alza i toni dello scontro

II Ppe attacca. E il premier risponde a muso duro. Il 29 faccia a faccia decisivo.

19 Gennaio 2016

Matteo Renzi e Angela Merkel, capi dei governi italiano e tedesco.

(© Ansa) Matteo Renzi e Angela Merkel, capi dei governi italiano e tedesco.

Altro che mediazione, diplomazia, toni felpati e tempi lunghi.
Parla nella scelta delle persone, deputate a trattare in prima persona a Bruxelles, l'intenzione di Matteo Renzi di non arretrare affatto nell'affondo in Europa e di alzare il tiro per pretendere l'ascolto dell'Italia: via l'ambasciatore Stefano Sannino, lodato ancora 24 ore prima da fonti vicine alla presidenza della Commissione, ma da tempo non in linea con Roma, arriva il viceministro Carlo Calenda (leggi il profilo), stimatissimo dal premier e plenipotenziario nelle missioni di sistema per potenziare gli investimenti italiani all'estero.
L'ATTACCO DEL PPE. L'attacco del presidente del gruppo Ppe, il tedesco Manfred Weber, davanti alla plenaria a Strasburgo («Renzi mette a rischio la credibilità Ue»), è solo, per i fedelissimi del leader Pd, la conferma dei sospetti: contro l'Italia è in atto un attacco politico dello stesso Ppe, mirato a mantenere lo status quo di un'Europa a trazione tedesca.
Renzi ripete di non aver alcun problema personale né con Angela Merkel né con Juncker, considerato espressione delle posizioni tedesche, ma non accetta che la sua linea, mirata a chiedere regole uguali per tutti in Europa e una maggiore flessibilità, venga ridotta a uno scontro politico tra famiglie europee.
A maggior ragione in un momento in cui sull'Europa rischia di abbattersi una tempesta, tra l'ondata migratoria che non ha fine, il rischio Brexit e la paura di una nuova crisi economica mondiale.
FACCIA A FACCIA CON MERKEL. Cruciale sarà il faccia a faccia, all'ora di pranzo, il 29, con la cancelliera tedesca. Ma chi conosce Renzi esclude che il presidente del Consiglio scenderà a più miti consigli abbassando i toni.
Altro che favorire i populisti, è la linea, l'Italia, chiedendo una correzione di rotta, vuole proprio impedire agli euroscettici, in crescita in molti Paesi, di indicare nell'Ue la causa di tutti i mali, dalla disoccupazione all'immigrazione.
SUL PIATTO LA RIFORMA DELLA PA. «Non accettiamo lezioni da nessuno», è il mantra del leader dem, che per dimostrare come l'Italia finalmente sia diventata credibile sulle riforme, metterà sul piatto del Consiglio dei ministri i primi 10 decreti della riforma della Pubblica amministrazione con alcune novità già annunciate, come le misure per i 'fannulloni', e altre tenute ancora segrete. In parallelo, però, Renzi ha deciso di cambiare il volto della rappresentanza italiana a Bruxelles. Dopo aver provato inutilmente a convincere l'ambasciatore a Mosca Cesare Ragagliani, il premier ha sparigliato le carte scegliendo Calenda, un manager con un passato in varie aziende, a cominciare dalla Ferrari, lontanissimo da atteggiamenti e riti dei diplomatici.
ALTRO CHE MEDIAZIONE. Nominato da Enrico Letta, Calenda è riuscito a restare al suo posto con l'arrivo di Renzi e a stringere un rapporto di grande stima con il presidente del Consiglio. Negli ultimi due anni, il viceministro ha girato il mondo, spesso anticipando le missioni del premier, per allargare l'export italiano. Un inedito per Bruxelles dove, per tradizione, sono sempre mandati alla rappresentanza diplomatici con capacità di mediazione. Ma anche da qui passa per il leader dem la determinazione a cambiare l'Europa.

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