Unioni civili, la donna che ispirò la svolta di Renzi

Renzi replica alle ingerenze della Cei. Eppure nel 2007 partecipò al Family day. Dal benaltrismo ai diritti gay: fu l'attivista Alessia Ballini a fargli cambiare idea.

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12 Febbraio 2016

Monica Cirinnà in Senato, durante l'esame del disegno di legge sulle unioni civili.

(© Ansa) Monica Cirinnà in Senato, durante l'esame del disegno di legge sulle unioni civili.

La svolta di Matteo Renzi sui diritti civili parte nel 2007.
Esattamente dopo la sua partecipazione al Family Day contro i Dico di Romano Prodi.
L'allora presidente margheritino della Provincia di Firenze, strenuo difensore della famiglia tradizionale, si lasciò andare a uno dei pochi errori di comunicazione della sua intensa carriera politica, rilasciando un'intervista ad Avvenire, nella quale si ergeva a paladino di quel “benaltrismo” che oggi tanto odia: «Non ritengo quella sulle coppie di fatto la questione prioritaria su cui stare mesi a discutere per poi trovare una faticosa mediazione. Mi sembra un controsenso rispetto alle vere urgenze del Paese», le parole esatte usate da Renzi.
Lontane anni luce dalle prese di posizione di oggi contro le ingerenze della Chiesa nella discussione politica italiana: «Il voto segreto sulle unioni civili lo decide il parlamento, lo dico con stima per il cardinal Bagnasco, e non la Cei», ha detto il 12 febbraio 2016 a Radio Anch'io.
L'INCONTRO CON ALESSIA BALLINI. Ciò che Renzi non sapeva nove anni fa è che di lì a poco, grazie o per colpa di quell'articolo, qualcuno gli avrebbe scollegato tutti i circuiti a compartimenti stagni del pensiero cattolico per dargli una visione che lo ha portato fino alla stepchild adoption.
La svolta vera e propria ha un nome e un cognome: Alessia Ballini.
Ai più non dirà molto, eppure ha contato molto. Fu sua appassionata assessora in Provincia, fidata amica e consigliera nella battaglia delle primarie per la candidatura a sindaco di Firenze e sua sostenitrice nei primi anni di mandato a Palazzo Vecchio, quelli fondamentali per il lancio nella politica nazionale.
UN'ATTIVISTA PER I DIRITTI CIVILI. Poi nel 2011 la corsa di Alessia si interruppe, per colpa di un cancro contro cui aveva combattuto con tutte le sue forze, uscendo però sconfitta.
Renzi ne rimase profondamente scosso, racconta chi lo conosce bene.
La morte della Ballini fu un colpo durissimo, ma prima di andarsene gli fece dono della sua esperienza di vita, di politica, di donna, di omosessuale e attivista per i diritti civili.
Gli spiegò che si può stare insieme anche se uno la pensa alla comunista e l'altro alla cattolica, senza per forza azzuffarsi, che un sindaco (o un premier) giura sulla Costituzione e non sul Vangelo, quindi deve rispondere a tutti i suoi concittadini, non solo a una parte.
E soprattutto mostrò a Matteo l'amore della sua famiglia, quella che aveva costruito assieme a Teresa, dipendente del Comune di Firenze poi diventata stretta collaboratrice di Renzi in riva all'Arno.

Il messaggio di Renzi su Facebook dopo la sua morte

Matteo Renzi e, nel riquadro, Alessia Ballini.

(© Imagoeconomica) Matteo Renzi e, nel riquadro, Alessia Ballini.

Alessia, l'amica e compagna (era una comunista vera e verace) di tante battaglie, con cui aveva riso e discusso per anni, era riuscita ad aprire crepe importanti nelle sue barriere culturali, soprattutto sul tema delle adozioni alle famiglie omosessuali.
E anche nel suo ultimo saluto, affidato alla bacheca di Facebook nel giorno del suo funerale, Renzi non fece nulla per nascondere il dolore: «Penso all’Alessia. Al fatto che ci ha chiesto di non essere tristi. Al pettorale numero 1 indossato da lei a CorrilaVita e al suo commento: “La vita si onora correndola tutti i giorni!”. Ai libri e alle discussioni che partendo da Eggers finivano a Jovetic e McEnroe. Penso al grande dono dell’amicizia: un’amicizia vera è l’unico lusso che la politica fatta con il cuore ti può regalare».
LE BATTAGLIE DI CRISTIANA ALICATA. Quando il muro ideologico di Renzi fu buttato a terra, la strada è stata quasi tutta in discesa.
Una seconda svolta fu l'incontro con Ivan Scalfarotto, all'epoca vice presidente del Pd e primo alto dirigente dem a salire sul palco della Leopolda.
E grazie alla kermesse di Porta al Prato ha conosciuto anche un'altra donna che ha contribuito a cambiare la sua scaletta politica, Cristiana Alicata, attivista Lgbt, pasionaria delle battaglie contro la malapolitica romana ma soprattutto dirigente Fiat in rampa di lancio.
ORA TOCCA AL PARLAMENTO. I due si sono studiati per un paio d'anni, poi dal 2012 non si sono più lasciati. Tanto che fu proprio la Alicata a organizzare una delle tappe più significative del suo tour in campagna elettorale per la sfida a Bersani alle primarie, quello con le Famiglie arcobaleno.
Da programma sarebbe dovuto rimanere mezz'ora, ma una volta conosciuta la presidentessa nazionale, Marilena Grassadonia, e le coppie che presero parte all'incontro, rimase per quasi due ore.
Quello fu il passaggio che lo portò a dire «che un bimbo che cresce in una famiglia con due genitori omosessuali non può avere diritti diversi dagli altri».
Dal Family Day alla stepchild adoption in nove anni, la perdita di un'amica e l'incontro con esperienze di vita vissuta.
Ecco dove nasce la svolta di Renzi. Ma ora tocca al parlamento metterla in pratica, e lì non è come la Leopolda.

 

Twitter @dario_borriello

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