Unioni civili, la protesta delle associazioni Lgbt

Corteo davanti al Senato. «Vergogna, non ci rappresentate». Così gli omosessuali bocciano la Cirinnà al ribasso.

24 Febbraio 2016

Un momento della manifestazione delle associazioni Lgbt a Piazza delle Cinque Lune, Roma, 24 febbraio 2016.

(© Ansa) Un momento della manifestazione delle associazioni Lgbt a Piazza delle Cinque Lune, Roma, 24 febbraio 2016.

Senza stepchild e senza obbligo di fedeltà. Le unioni civili riviste al ribasso non piacciono al mondo lgbt, che urla «vergogna!» e «tradimento», e alla classe politica manda un messaggio chiaro: «Non ci rappresentate».
DUECENTO ATTIVISTI. Il pomeriggio del 24 febbraio 200 attivisti hanno organizzato un presidio davanti a Palazzo Madama, mentre dentro l'Aula si consumava l'accordo tra Partito democratico e Nuovo centrodestra, inscenando un sit-in su corso Rinascimento e bloccando il traffico.
Non sono però riusciti ad arrivare fino al Senato, perché la loro marcia è stata fermata dalle forze dell'ordine.
Gli attivisti, tra i quali anche il presidente nazionale di Arcigay Flavio Romani, hanno contestato le decisioni del governo sul ddl. Anche con cartelli come «Siamo favolose» e «Lotta anale».
LO GIUDICE TRA I MANIFESTANTI. Con un blindato a bloccare l'ingresso di Palazzo Madama, e uno in coda al corteo, la manifestazione è proseguita anche dopo l'arrivo del senatore Pd Lo Giudice, attivista gay e padre adottivo di un figlio ottenuto negli Stati Uniti da una madre surrogata: «Oggi abbiamo perso la battaglia per l'estensione dell'adozione del figlio del partner, ma non abbiamo perso la battaglia per il matrimonio ugualitario. Oggi comunque segniamo un passo avanti su cui sarà necessario non interrompere questa battaglia».
Ma i manifestanti non si sono fermati, attendendo la relatrice del ddl Monica Cirinnà, che però non si è presentata davanti a loro.
UNA MANIFESTAZIONE IL 5 MARZO. Ed è solo l'inizio. Il movimento ha chiamato a raccolta tutto il popolo dei 'diritti civili' per il 5 marzo, con una grande manifestazione in Piazza del Popolo.
Una «piazza enorme», dunque ci si aspetta una «massiccia affluenza».
«L'emendamento sul quale il governo si appresta a chiedere fiducia in aula è una dichiarazione di resa incondizionata», ha commentato Arcilesbica, «un insulto alla dignità delle persone perché frutto di strategie che svendono le vite di tutti e tutte. Se il risultato sarà quello di tenere in piedi una legge per fare campagna elettorale e proclami di tenuta del governo ci troveremo di fronte a uno scempio agito, deciso, sulle vite, sui corpi di cittadine e cittadini di questo Paese».
CAPONERA: «SI ASSUMANO LE LORO RESPONSABILITÀ». Ai partiti e alla politica, ha affermato la vicepresidente Lucia Caponera, «diciamo chiaramente che una legge confezionata come vessillo politico, svuotata e consegnata alla corte degli omofobi non è quello che vogliamo. Non è più il tempo dei compromessi. La politica deve assumersi le proprie responsabilità e sapere che non vi sarà alcun plauso. Nessun consenso può esserci laddove manca una democrazia dei diritti».
Per Marilena Grassadonia, presidente di Famiglie Arcobaleno, «questa legge è irricevibile. Nel 2016 pensare che uno Stato in Europa possa fare una legge sulle unioni civili senza garantire i diritti dei bambini è inconcepibile». Voce fuori dal coro quella di Fabrizio Marrazzo, portavoce di Gay Center: «Renzi ha fatto quello che altri leader e presidenti del Consiglio non avevano mai fatto finora. Ha dimostrato di volere una legge per dare diritti alle coppie gay». Ma «la storia sarà completa quando avremo anche le adozioni. Su questo noi saremo in campo da subito. In Italia i gay sono stati per decenni invisibili per la legge. Va colmato un vuoto ormai insopportabile».

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