Unioni civili, la stepchild adoption spacca il Pd

Lo strappo dei cattodem: «Serve mediazione su Cirinnà». Ex Sel sulle barricate.

14 Gennaio 2016

Il premier Matteo Renzi con Monica Cirinnà, la senatrice dem che dà il nome al ddl sulle unioni civili.

(© Ansa) Il premier Matteo Renzi con Monica Cirinnà, la senatrice dem che dà il nome al ddl sulle unioni civili.

Questa stepchild adoption evidentemente non s'ha da fare.
Se finora il disegno di legge sulle unioni civili aveva messo in difficoltà la maggioranza, ora fa traballare internamente il Partito democratico.
O, almeno, questa è l'impressione.
PROPOSTA CONTESTATA. Un gruppo di senatori dem ha infatti presentato un emendamento al ddl Cirinnà che sostituisce la stepchild adoption con l'affido rafforzato.
E cioè «l'affidamento personale del minore alla parte dell'unione civile tra persone dello stesso sesso quando lo stesso è figlio, anche adottivo, dell'altra parte dell'unione civile e il genitore biologico estraneo all'unione civile sia sconosciuto, deceduto o decaduto dalla responsabilità genitoriale».
Per i promotori l'iniziativa non ha l'obiettivo di spaccare il partito, anzi.
Dovrebbe essere un tentativo di mediazione per evitare ulteriori strappi con l'anima cattolica, il Vaticano ma anche con il Movimento 5 stelle.
MEDIAZIONE NECESSARIA. Senza una mediazione, ha spiegato Alfredo Bazoli, uno dei firmatari, «il rischio è, con il voto segreto, il naufragio della legge al Senato».
Aggiungendo: «Noi abbiamo a cuore l'unità del Pd. Il testo è in larga parte condiviso all'interno del partito ma su alcuni punti serve un ulteriore sforzo per un'unità più larga».
Con una precisazione non richiesta: e cioè che il premier Matteo Renzi non ha dato «alcun avallo a questa iniziativa, che è autonoma e parlamentare».
RENZI DIFENDE IL TESTO CIRINNÀ. Anche se, secondo fonti vicine al Nazareno, dovrebbe prevalere la linea di Renzi: e cioè mantenere il testo Cirinnà aggiustandolo con paletti nei punti più caldi. Infine lasciare libertà di coscienza ai parlamentari.
L'obiettivo comunque è arrivare a un testo unitario e ad alta digeribilità da sottoporre agli alfaniani. 
Ma lo stralcio della stepchild adoption non è l'unico compromesso sul tavolo. Anzi.



D'ACCORDO L'80% DEL PD. Walter Verini, membro del comitato ristretto del Pd, ha ricordato che l'adozione del figlio del partner è «la linea di partenza condivisa dall'80% del partito».
Tra le ipotesi avanzate, ha riassunto Verini, al di là del circoscrivere la stepchild ai figli nati prima della registrazione dell'unione civile o a quelli esclusivamente nati da una precedente relazione a farsi avanti è anche quella di un periodo 'pre-adottivo', che potrebbe essere di due anni, durante il quale il giudice minorile verifica se, nella coppia che ne ha fatto richiesta, ci siano davvero le condizioni per l'adozione del minore.
Mentre secondo il dem «né l'affido rafforzato né lo stralcio rappresentano al momento un terreno di mediazione».
LA FRONDA CATTODEM. Eppure lo stralcio della stepchild adoption o l'idea di «sostituirla con soluzioni normative che, nel garantire la piena tutela ai diritti dei minori, evitino di legittimare o incentivare comportamenti gravemente antigiuridici» - leggasi utero in affitto - era stata lanciata da un una trentina di cattodem malpancisti tra cui molti convinti renziani.
Ma guai a circoscrivere l'iniziativa alla mera ala cattolica, ha messo in chiaro Simonetta Rubinato: «Noi ci siamo presi la responsabilità di esporci per avere finalmente una normativa che risponda a un tema vero, al di là della formazione cattolica o meno», ha sottolineato, «laddove siamo consapevoli che chiunque di noi avesse problemi di fede avrebbe il voto di coscienza».
LE BARRICATE DEGLI EX SEL. Immediata la reazione dei Pd ex Sel che hanno alzato le barricate: Sergio Boccadutri, Titti Di Salvo, Luigi Lacquaniti, Fabio Lavagno, Gennaro Migliore, Martina Nardi, Ileana Piazzoni, Nazzareno Pilozzi, Alessandro Zan hanno firmato un contro-appello per mantenere invariato il testo.
«L'Italia è ormai un caso: è rimasto il fanalino di coda in Europa sul tema dei diritti civili. Noi abbiamo scelto convintamente di sostenere il governo nella sua azione innovativa e riformatrice, decidendo di essere protagonisti, e non più spettatori, di un cambiamento necessario per far uscire l`italia dall`immobilismo», hanno scritto.
«Il testo sulle unioni civili che è in discussione al Senato è quello che va approvato, senza ridiscutere punti già frutto di una mediazione. Infatti, con l'estensione della stepchild, già prevista per le coppie eterosessuali sposate, si regolamenterebbe finalmente una situazione di fatto già esistente, ma del tutto priva di tutela, riconoscendo al bambino nato da una coppia formata da persone dello stesso sesso il diritto alla continuità affettiva con il secondo genitore».
LA LISTA DI GAY.IT. Lo strappo della fronda cattodem non è andata giù nemmeno al sito Gay.it che ha pubblicato la lista e le foto dei firmatari scatenando il putiferio.
I senatori dem Mauro Del Barba, Stefano Collina, Emma Fattorini e Giancarlo Sangalli hanno criticato l'inziativa bollandola come «inqualificabile metodo squadrista quello di esporre liste di proscrizione con tanto di foto segnaletiche». 
Uno 'schiaffo' che ha spinto anche Monica Cirinnà, firmataria del ddl sulle unioni civili a bocciare la 'lista di proscrizione'.

Tra i pochi dem a difendere l'articolo di Gay.it cìè invece Aurelio Mancuso, presidente di Equality Italia e dirigente nazionale del Pd.
«Fa un po' ridere che senatori e senatrici del Pd si lamentino della pubblicazione delle foto dei parlamentari contrari alla stepchild adoption sul sito Gay.it», ha detto.
«LA PAZIENZA È FINITA». «I giornali fanno il loro mestiere e, quando hanno una notizia la pubblicano, tanto più se si tratta del maggior sito italiano a tematica omosessuale. Invece di lamentarsi, chiariscano i dissidenti se, nel caso la stepchild adoption fosse approvata nonostante la loro contrarietà, voteranno il testo finale della legge. Gli iscritti, gli elettori, l'opinione pubblica di centrosinistra (e non solo) hanno diritto di sapere quale orientamento intendono assumere questi rappresentanti del popolo, anche perché dopo 30 anni di inutile attesa, la pazienza è abbondantemente finita».

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