Usa, quanto conta la religione nella politica americana

I democratici sono sempre più laici, con Sanders in testa. Il papa e Trump si scontrano, ma il Gop resta legato al cristianesimo. Candidati atei? Il 47% dice sì.

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19 Febbraio 2016

Le primarie democrat sono arrivate al terzo capitolo: dopo l'Iowa, finito in un sostanziale pareggio tra Hillary Clinton e Bernie Sanders, e il New Hampshire, vinto dal secondo, sabato 20 febbraio si vota in Nevada.
I sondaggi prevedono un serratissimo testa a testa tra i due candidati.
Sanders però arriva all’appuntamento con un primato storico appena conquistato: grazie al trionfo in New Hampshire, è il primo non-cristiano ad avere mai vinto delle elezioni primarie in uno Stato nell’intera storia americana.
LA FRECCIATA DEL PAPA A TRUMP. Per rendersi conto dell’impatto che la religione ha tutt’ora nella politica americana, basta pensare all'eco che ha avuto Oltreoceano un commento di Papa Francesco su Donald Trump: «Una persona che pensa a costruire i muri, dovunque essi siano, e non ponti, non è un cristiano», ha detto il Pontefice durante il viaggio di ritorno dal Messico.
Un riferimento alla proposta di Trump di costruire un muro tra Stati Uniti e Messico per combattere l’immigrazione.
I dati suggeriscono che l’identità cristiana è un elemento ancora importante per il partito conservatore, mentre le cose stanno cambiando tra i progressisti.

Il primato del laico Bernie Sanders

Sanders, noto soprattutto per le sue idee socialiste e per il sostegno a una sanità pubblica sul modello europeo, è nato a New York da una famiglia ebraica. Politicamente, si dichiara “laico”.
Entrambe le cose costituiscono una novità nella politica americana, dove tradizionalmente la religione, e in particolare il cristianesimo, è considerata uno degli elementi standard della politica, non solo tra i conservatori ma anche tra i progressisti.
Persino l’attuale presidente Barack Obama si è richiamato all’identità cristiana. Nonostante il padre fosse musulmano, infatti, Obama si è ripetutamente identificato come cristiano ed è stato in passato vicino al predicatore Jeremiah Wright, un pastore protestante dalle idee progressiste.
L'EVOLUZIONE DEI DEMOCRATICI. Nel 2000 il candidato alla presidenza dei democratici, Al Gore, ha voluto al suo fianco come candidato alla vicepresideza il senatore Joseph Lieberman, che come Sanders è ebreo. Tuttavia Lieberman non ha mai vinto nessuna elezione primaria: semplicemente, è stato scelto da Al Gore. A differenza di Sanders, Lieberman poi è praticante.
Come recentemente ha fatto notare il Washington Post, il successo di Sanders è indice di un’evoluzione all’interno del partito democratico. «Sanders è diventato il primo candidato non-cristiano ad avere mai visto delle primarie presidenziali: è un fatto unico, certo, ma dice molto di come stia cambiando il rapporto dell’America con la religione», ha scritto Michelle Boorstein.
Specie i democratici stanno diventando un partito sempre più laico e aperto alla diversità religiosa.
GOP, SOLO UN DEPUTATO NON È CRISTIANO. Lo stesso non vale per i repubblicani. Quando si è insediato il nuovo Congresso, nel 2015, il centro di studi statistici Pew ha analizzato la sua composizione religiosa.
Tra i deputati democratici figurano ben 32 non cristiani: musulmani, buddisti, induisti, ebrei e persino un’atea.
Tra i repubblicani, che pure hanno la maggioranza al Congresso, invece c’era un solo deputato non cristiano. L’analisi evidenzia un “coefficiente di diversità religiosa” estremamente differente tra i due partiti.
Inoltre, dimostra che il cristianesimo resta centrale nella politica americana più di quanto non lo sia nella demografia del Paese: mentre soltanto il 73% della popolazione statunitense si dichiara cristiana, tra i deputati questa percentuale sale al 92.

Candidati atei, gli americani si dividono

Un altro interessante studio del Pew riguarda le attitudini degli elettori americani rispetto all’orientamento religioso dei candidati in astratto.
Soltanto il 47% dichiara di essere disposto a votare un non credente (più precisamente, di non considerare un elemento negativo l’essere ateo per un candidato).
Invece l’88% sostiene di non avere problemi a votare un candidato ebreo, e il 91 di essere disposto a votare un cattolico: in America i cattolici sono una minoranza rispetto ai protestanti, e c’è stato finora solo un presidente cattolico, John Fitzgerald Kennedy. Il 78% infine voterebbe un cristiano evangelico.
IL 56% VOTEREBBE UN MUSULMANO. L’unica appartenenza religiosa che attualmente crea qualche problema tra l’elettorato è l’Islam.
Soltanto la metà degli intervistati, il 56%, dichiara di essere disposto a votare un candidato musulmano.
Secondo un sondaggio del 2012 quasi un terzo dei repubblicani era convinto che Obama fosse musulmano: il fatto che questa opinione (falsa) fosse diffusa tra gli oppositori di Barack, e non tra i suoi sostenitori, dimostra quanto sia ancora problematico il rapporto della politica americana con l’Islam.
PREGIUDIZI DIFFICILI DA SCOVARE. Il sondaggio va però preso con le pinze. È infatti possibile, se non probabile, che i pregiudizi contro i non credenti e le minoranze religiose siano un po’ più diffusi di quanto i dati del Pew non lascino intendere.
Da un lato infatti i pregiudizi talvolta sono inconsci, dall’altro esiste un fenomeno noto in sociologia come “fattore di desiderabilità sociale” che spinge le persone a evitare evitare di confessare opinioni che potrebbero metterle in cattiva luce.
È stato ipotizzato da diversi analisti, per esempio, che alcune delle persone che nei sondaggi dichiarano di non avere problemi a votare una persona di colore in realtà non siano così aperte all’idea.  

 

Twitter @annamomi

© RIPRODUZIONE RISERVATA

adl 19/feb/2016 | 12 :00

CHI SIAMO NOI PER GIUDICARE................................
..........IMPAZIENTEMENTE UN MOLESTO E MALDESTRO TRUMPETTIERE ??????

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