VeDrò, chiude il think tank di Letta

Addio al pensatoio vicino al presidente del Consiglio.

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10 Ottobre 2013

La presidente del think tank veDrò Benedetta Rizzo.

(© ImagoEconomica) La presidente del think tank veDrò Benedetta Rizzo.

L’associazione veDrò chiude i battenti. La notizia era nell’aria da un po’ e la conferma è arrivata dalla presidente Benedetta Rizzo.
Il motivo dell’epilogo per il pensatoio legato al premier Enrico Letta sta proprio nel conflitto d’interessi con l’incarico alla presidenza del Consiglio.
Da subito, infatti, l’esecutivo delle larghe intese era stato ribattezzato come il governo di veDrò e non erano mancate le polemiche per il coinvolgimento nell’associazione di molti esponenti nella squadra di Letta.
«Sarebbe stato impossibile continuare in queste condizioni», è stato spiegato a Lettera43.it. «La sospensione temporanea è diventata una chiusura definitiva».
IL COINVOLGIMENTO NEL GOVERNO. Nonostante il premier non rivesta alcun ruolo formale nel pensatoio è noto il suo legame con alcuni degli esponenti del governo che negli anni si sono ritrovati sotto l’insegna trasversale del think tank. O meglio «Think net», come si sono autodefiniti.
Tra questi ci sono il vicepremier e ministro dell’Interno Angelino Alfano, quello dell’Agricoltura Nunzia De Girolamo, il titolare dei Trasporti Maurizio Lupi e quello dell’Ambiente Andrea Orlando.
L’intento dell’associazione di Rizzo era proprio radunare esponenti politici, manager, docenti universitari, giornalisti e professionisti provenienti da ambienti diversi per creare un network il più possibile bipartisan.
I FIDATISSIMI DI PALAZZO CHIGI. Il legame tra Letta e l’associazione si ritrova anche nel suo staff.
Per esempio Monica Nardi è stata la responsabile media di veDrò e direttrice dell’Associazione 360 mentre adesso è capo della comunicazione di Palazzo Chigi.
Accanto a lei si trovano altri due collaboratori del think tank come il portavoce ufficiale di Letta, Gianmarco Trevisi e Alessandra Calise, vice capo ufficio stampa.
La stessa Rizzo è diventata consigliere del presidente del Consiglio per l’Agenda digitale presieduto da Francesco Caio.

Gli aiuti delle grandi aziende d'Italia

Il premier Enrico Letta e il vicepremier Angelino Alfano.

(© Getty Images) Il premier Enrico Letta e il vicepremier Angelino Alfano.

In fondo non c’è nulla di male nel fatto che Letta abbia portato a Palazzo Chigi lo staff di persone fidate.
I veri problemi sono nati dalle aziende che negli anni hanno consentito a veDrò di crescere e strutturarsi. Tra i finanziatori del think tank, infatti, ci sono i nomi delle più grandi aziende del Paese, le stesse che in alcuni casi sono soggette a nomine governative.
LE ACCUSE DEL M5S. Si potrebbe dire che l’epilogo di veDrò è in parte una vittoria del Movimento 5 stelle. Infatti i parlamentari grillini fin dalla nascita dell’esecutivo hanno puntato il dito contro il think tank.
Già a giugno ci aveva pensato Paola Nugnes a riepilogare i finanziatori di veDrò che avrebbero creato il conflitto d’interesse.
I RAPPORTI COI COLOSSI. Ecco quindi citate Sisal e Lottomatica con la postilla che c’è «gente che si suicida per il gioco d’azzardo». E ancora i grandi gruppi legati al mercato dell’energia come Enel, Eni, Edison.
«In che direzione credete che spingeranno riguardo alla politica energetica nazionale?», chiosava Nugnes.
L’elenco proseguiva con Autostrade per l’Italia, Vodafone, Sky, Telecom Italia e Nestlè. All’appello non mancava nessuno.
IL PARADIGMA DELL’INCIUCIO. Tanto che il 2 ottobre, giorno della rinnovata fiducia al governo, è stata la capogruppo del M5s al Senato, Paola Taverna a citare l’associazione in un passaggio del suo intervento: «Non il solito 'faremo, vedremo'. Anzi veDrò, per usare il nome della sua fondazione dell’inciucio».
Insomma il pensatoio aveva di fatto perso la sua caratura bipartisan per ritrovarsi bollato quasi come un’associazione segreta dedita alle peggiori intenzioni politiche.

Le denunce del M5s sul conflitto d'interesse di veDrò

Una riunione del think tank veDrò.

(© ImagoEconomica) Una riunione del think tank veDrò.

Diversi, tuttavia, erano stati i propositi dei promotori che a partire dal 2005 si sono riuniti per tre giorni sul Lago di Garda nella centrale idroelettrica Fies a Drò, diventata una fabbrica d’arte e un centro per la promozione della cultura nel 2002.
L’iniziativa negli anni aveva avuto un discreto successo, mai replicato da analoghe proposte come le Governiadi del ministro per la Salute Beatrice Lorenzin.
LA PAUSA FORZATA DAL GOVERNO. Nel 2012 i partecipanti a veDrò erano stati circa un migliaio, mentre nel 2013 l’appuntamento estivo era saltato proprio per volontà del premier che aveva preferito mettere il think tank in stand by.
Adesso c’è chi parla di un ciclo fisiologico che si sarebbe concluso con il decimo anno di attività.
IL THINK TANK AL POTERE. Oppure, come dicono i maligni si può pensare che veDrò abbia esaurito la sua ragione di esistere dal momento che è riuscito a consolidare una classe dirigente.
Il pay off del pensatoio era «l’Italia al futuro», ma ormai è il caso di dire che è arrivata al potere.

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