Verdini e Renzi, doppia intesa al Senato

I verdiniani decisivi per l'ok alle riforme. Così Ala incassa tre vicepresidenze a Palazzo Madama.

21 Gennaio 2016

Matteo Renzi e, sullo sfondo, Denis Verdini.

(© Imagoeconomica) Matteo Renzi e, sullo sfondo, Denis Verdini.

Il 20 gennaio le riforme costituzionali hanno incassato il sì al Senato grazie ai voti determinanti dei verdiniani.
E il 21 gennaio tre senatori di Ala, il gruppo di Denis Verdini, sono stati eletti vicepresidenti di commissione di Palazzo Madama.
Le loro nomine (Eva Longo alla Finanze, Pietro Langella al Bilancio e Giuseppe Compagnone alla Difesa), rese possibili dal gruppo del Pd del Senato che ha ceduto tre posti che gli spettavano, hanno prima fatto scattare la reazione di Forza Italia e poi quella della minoranza dem che teme uno spostamento al centro dell'asse politico del governo, specie in vista dei prossimi provvedimenti dell'esecutivo.
VERDINIANI DECISIVI IN AULA. Già mercoledì la maggioranza assoluta di 161 voti, necessaria per approvare in Senato le riforme costituzionali, è stata raggiunta grazie ai voti dei 17 senatori di Ala, oltre alle tre senatrici di Fare! (il movimento di Flavio Tosi) e a due di Fi. Ora il nuovo episodio, che però Renzi derubrica fermando le polemiche: «Non c'è nessuna presidenza di commissione di Verdini, ce n'è una di Forza Italia. Ma è un dibattito che non mi appassiona. Verdini non è entrato in maggioranza», chiude telegraficamente la questione dal salotto di Porta a Porta.
ALA IN MAGGIORANZA? Fatto sta che «c'è stata una ratifica formale dell'ingresso di Ala in maggioranza», ha attaccato il capogruppo di Fi Paolo Romani. Anche la minoranza dem ha attaccato con Roberto Speranza proprio alla vigilia della Direzione del partito: «Forse è il caso che Renzi ci dica se esiste una nuova maggioranza politica che sostiene il governo e che comprende anche Verdini. Se è così si deve aprire un dibattito pubblico e in parlamento».

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