Stili di vita
IL CASO
Dove la crisi non è di moda
Milano: in coda da Abercrombie.
di Antonietta Demurtas
Se uno entrasse a occhi chiusi penserebbe di essere capitato in una profumeria, o al massimo in una discoteca. Quando li apre, dopo aver pensato per un attimo di essere in un'agenzia di moda con modelli che aprono le porte e sorridono, si accorge subito di essere finito nel tempio dell'abbigliamento di New York.
Abercrombie and Fitch a Milano è in corso Matteotti, ma nei giorni pre natalizi la fila di clienti si intravede fin dalle vie vicine al palazzo disegnato da Giò Ponti che ospita il megastore.
CERVELLO ANESTETIZZATO DA LUCI E MUSICA. Perché Abercrombie and Fitch piace così tanto anche nella sua versione milanese? «È un po' come Disneyland, anestetizza e dissocia il cervello», racconta Marco, ingegnere di 29 anni appassionato del brand americano.
Alla fine un giro lo fanno tutti. Soprattutto a Natale, quando ogni angolo del negozio è invaso da teenager, ma anche da genitori e pure qualche anziano curioso, che inebriati dal profumo e disorientati dal buio si aggirano nei 3 mila metri quadri del palazzo disegnato da Giò Ponti per accaparrarsi un capo del marchio americano con l'alce.
Martedì, 20 Dicembre 2011
(2)
marcogalli 22/dic/2011 | 12:57
Perchè, quali sarebbero invece i presupposti corretti .... starsene a casa. Chi ha i soldi è giusto che spenda per non contrarre ulteriormente i consumi. Questa è l' ABC dell'economia.
djgianpi 21/dic/2011 | 08:38
Non ce la faremo mai
Con questi presupposti dubito usciremo indenni dalla crisi, se ne usciremo.
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