Antibiotici, allarme sull'abuso: i rischi per la salute

In Italia 27,8 dosi ogni mille abitanti: troppe. Così i batteri diventano più resistenti. Garattini a L43: «Si rischia di tornare all'era pre penicillina».

 

 

 

di Marino Petrelli

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27 Febbraio 2016

In Italia 27,8 dosi di antibiotici ogni mille abitanti: troppe.

(© GettyImages) In Italia 27,8 dosi di antibiotici ogni mille abitanti: troppe.

Basta una leggera febbre o un mal di denti per fare uso di antibiotici.
Come nel caso di un giovane ristoratore veneziano che, per il timore del dentista, ha trascurato per anni i problemi della sua dentatura e praticava una pericolosa cura “fai da te” con antibiotici di vario genere.
Che hanno avuto il solo effetto di selezionare, nella sua bocca malata, germi particolarmente aggressivi e resistenti alle comuni terapie.
È stato “salvato” dall’equipe del reparto di Otorinolaringoiatra dell’ospedale di Venezia con un lungo e delicato intervento.
LA RICERCA ARRANCA. I super batteri stanno aumentando. Complice il cattivo uso degli antibiotici, negli animali come nell’uomo.
Mentre la ricerca e lo sviluppo di nuove molecole segnano il passo.
La resistenza agli antibiotici causa 25 mila morti l’anno in Europa, cifra che potrebbe raggiungere 10 milioni nel 2050, più del numero dei decessi attuali per cancro.
L'OMS LANCIA UN PIANO. L’Organizzazione mondiale della sanità (Oms) ha lanciato un “Piano d’azione globale” in cinque punti per evitare il dilagare dei decessi.
Silvio Garattini, direttore dell’Istituto di ricerche farmacologiche “Mario Negri” e uno dei massimi esperti in materia, spiega a Lettera43.it: «Gli antibiotici si assumono spesso per situazioni, come l’influenza o altre malattie respiratorie virali, in cui non possono esercitare alcun effetto terapeutico. Le cattive abitudini continuano anche nel presente, perché è ormai quasi istintivo usare un antibiotico, senza consultare il medico, quando si sente un po' di febbre».
SERVONO PIÙ CONTROLLI. Cosa fare, dunque? «Occorrono più controlli sulle prescrizioni, ricordando che l'abuso di antibiotici determina resistenza da parte dei batteri. Se gli antibiotici diminuiscono il loro effetto, si rischia di ritornare all'era pre penicillina».

In Ue siamo al quinto posto per consumo: 27,8 dosi ogni mille abitanti

La sede dell'Oms, l'Organizzazione mondiale della sanità.

La sede dell'Oms, l'Organizzazione mondiale della sanità.

L’utilizzo eccessivo di antibiotici spinge l’Italia ai primi posti tra i Paesi dell’Unione europea.
Infatti, secondo il rapporto annuale dell’European center for diseases control (Ecdc), redatto con i dati del sistema di sorveglianza Esac-Net dell’Unione europea, nel 2014 il consumo medio europeo fuori dagli ospedali è stato di 21,6 dosi al giorno ogni mille abitanti: la più virtuosa è stata l’Olanda (con 10,6 dosi) e la maglia nera è andata alla Grecia, con 34,6.
L’Italia si piazza al quinto posto, con 27,8 dosi, dietro a Francia, Romania e Belgio.  
CARBAPENEMICI RESITENTI. A preoccupare è anche l’aumento della resistenza ai carbapenemi, una classe di antibiotici di seconda linea, quelli utilizzati quando gli altri non funzionano più per combattere, tra gli altri, i ceppi di escherichia coli e klebsiella pneumoniae.
Secondo recenti dati diffusi dalla Ears-Net Surveillance, l’Italia, con Grecia e Malta, e dal 2015 anche la Turchia, è il Paese con la maggior resistenza, ormai endemica.
DAL 2000 L'USO DI FARMACI A +60%. In Italia, poi, secondo Aifa e ministero della Salute, dal 2000 a oggi il consumo di farmaci è aumentato di oltre il 60% in parte legato all’abuso di antibiotici.
E un italiano su cinque assume farmaci senza prescrizione medica, percentuale che sale al 40% nella fascia di età compresa tra i 25 e i 34 anni.
Nell'ultimo rapporto Aifa emerge che la spesa farmaceutica territoriale pubblica si è attestata, nei primi nove mesi del 2015, a quota 9 miliardi 727 milioni di euro (circa 159 euro pro capite), con un aumento del 9,6% rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente.
Gli italiani hanno consumato 1.041,1 dosi ogni mille abitanti in regime di assistenza convenzionata con un lieve incremento rispetto all’anno precedente (+0,5%).
«USIAMO QUEI SOLDI PER IL SSN». «Esiste un abuso di farmaci in Italia, considerando che la spesa aumenta ogni anno. Gli italiani, unici al mondo, non si fidano dei farmaci equivalenti e tanto meno dei biosimilari, mentre non esistono prove che indichino una loro minore efficacia o maggiore tossicità», aggiunge Garattini.
«Occorre tener presente che l'impiego di questi farmaci potrebbe liberare molte risorse economiche senza intaccare la salute dei pazienti. Queste risorse potrebbero essere utilizzate per migliorare l'efficienza del Servizio sanitario nazionale».

Gli antibiotici sono anti-batteri: non servono contro le infezioni virali

Il 64% della popolazione è convinto che gli antibiotici siano efficaci contro i virus, nelle influenze e nei raffreddori.

(© GettyImages) Il 64% della popolazione è convinto che gli antibiotici siano efficaci contro i virus, nelle influenze e nei raffreddori.

Si stima che almeno un terzo delle prescrizioni di antibiotici sia inappropriato; ovvero prescrizioni spedite per combattere virus anziché i batteri, in quanto gli antibiotici sono inutili contro le infezioni virali.
Eppure un preoccupante 64% della popolazione, svela un report dell’Oms, è convinto che gli antibiotici siano efficaci contro i virus, nelle influenze e nei raffreddori.
Il 32% invece crede di poterli sospendere non appena si sente meglio, sbagliando.
La guerra contro i batteri non è ancora stata vinta.
SI TORNA AGLI ANNI BUI? Oggi il rischio è quello di tornare agli anni bui della medicina, quando si poteva morire per un’infezione. 
Ecco perché 85 industrie farmaceutiche di 18 Paesi hanno presentato al World Economic Forum di Davos, in Svizzera, una dichiarazione congiunta per combattere l’antibiotico-resistenza.
Tra le firme ci sono i giganti del settore insieme alle aziende che producono strumenti diagnostici, tutti d’accordo nel sottoscrivere le stesse richieste e gli stessi impegni.
BIG PHARMA SI IMPEGNA. I patti sono chiari: Big Pharma si impegna a produrre nuovi antibiotici contro i “super-batteri” (l’ultimo è stato creato nel 1987), chiedendo però ai governi di venire loro incontro sul fronte delle spese.
La roadmap condivisa dai firmatari della dichiarazione è costituita da tre tappe.
La prima prevede di ridurre la diffusione dei batteri resistenti, incoraggiando un uso appropriato dei vecchi e dei nuovi antibiotici in accordo con il piano globale d’azione dell’Organizzazione mondiale della sanità.
In secondo luogo, le aziende si impegnano a incrementare gli sforzi in ricerca e sviluppo, aumentando la collaborazione tra industrie, università e istituzioni pubbliche per accelerare i tempi delle scoperte. 
Infine, Big Pharma promette che farà di tutto per garantire l’accesso ai futuri farmaci a chiunque ne abbia bisogno in tutti i paesi del mondo.
UNA RISPOSTA GLOBALE. La Dichiarazione di Davos viene aggiornata ogni due anni in base alla condizione globale della resistenza ai farmaci, adeguandosi di volta in volta alle nuove priorità.
Jim O’ Neill, l’economista inglese a capo di una task force governativa sull’antibiotico-resistenza, non nasconde il suo entusiasmo: «È un grande passo avanti nella costruzione di una appropriata risposta globale alle sfide dell’antibiotico-resistenza. Questo è un livello di consenso che non avevamo mai visto prima da parte delle industrie. Occorre incentivare le industrie stesse a reinvestire in nuovi antibatterici facilitando la ricerca clinica. Nello stesso tempo, è importante migliorare l’appropriatezza nell’uso degli antibiotici educando i medici e la popolazione a un impiego più responsabile».
 

Twitter @marinopetrelli

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new zealand 29/feb/2016 | 12 :20

Statistica curiosa e inquietante
Come è possibile che in Olanda ci siano 10,6 dosi antibiotico/giorno/1000 ab, in Italia 27,8 e in Grecia (!!!) addirittura 34,6? La differenza è molto considerevole, e va pure valutato che il clima olandese è molto peggiore. Non ci si capisce più nulla!

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