Capodanno, scuse e trucchi degli assenteisti incalliti

Cartellini timbrati dai colleghi. Residenze sperdute per depistare i medici fiscali. Finte malattie. A San Silvestro impazzano i fannulloni. Vademecum dei lavativi.

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31 Dicembre 2015

A Napoli ci sono 117 netturbini inabili.

A Napoli ci sono 117 netturbini inabili.

Per la gente normale trattasi di una piaga sociale, che danneggia l’economia e corrode il benessere di chi produce.
Per altri, è un’arte malefica che impone inventiva, immaginazione, furbizia.
Coloro che la praticano - al di là della facile condanna morale - costituiscono una sorta di esercito di “fuoriclasse della bugia”: fantasiosi, incompresi e (giustamente) bocciati dallo Stato di diritto.
Specie al Sud d’Italia, ma non solo, è una folla crescente, compatta, bellicosa.
LOCRI PREGA GESÙ. Nel 2014 Giovanni Calabrese, il sindaco di Locri, «non sapendo più a chi rivolgersi», ha scritto addirittura una preghiera a Gesù bambino affinché lo aiutasse a convincere i suoi 125 dipendenti comunali «a non inventare più scuse e certificati medici per assentarsi impunemente dal lavoro».
A proposito di lavativi, non molti sanno che la pagina Facebook 'Non fare un cazzo' conta più di un milione di iscritti.
CATEGORIA NEL MIRINO. E che, in un accorato appello, il presidente dell’Ana (l’Associazione nazionale assenteisti) ha annunciato che il congresso “di categoria” è in programma il 17 febbraio 2016, con inizio alle ore 19.39.
«Venite tutti», ha scritto, «dobbiamo reagire alla costante aggressione della società civile».
E ha concluso, da assenteista duro e puro: «Poi fatemi sapere come è andata».
FINE ANNO, OCCASIONE D'ORO. La fine dell’anno è il periodo d’oro per chi si ritiene abile a bluffare sul cartellino.
Per vigili urbani, netturbini, dipendenti degli ospedali, furbacchioni di ogni risma del settore pubblico e privato, la notte di San Silvestro rappresenta “l’appuntamento” per antonomasia: quello con la febbre alta, con il familiare (all’improvviso) in agonia, con la caduta dalle scale, con l’accidente micidiale che obbliga a rinunciare al programmato turno di lavoro.

Nel 2014 due scandali: vigili a Roma e netturbini a Napoli

Vigili di Roma.

(© Ansa) Vigili di Roma.

San Silvestro 2014: è scandalo a Roma per le assenze dei vigili urbani (più di 800, secondo l’accusa).
Ed è scandalo pure a Napoli, per le assenze dei 200 netturbini (sui 2.300 in organico).
Polemiche, accuse, nervosismi.
Tutto vero? O tutto falso?
«LAVORARE IL 31? DA SCEMI». Certo è che col brindisi e il panettone assentarsi dal lavoro rappresenta una tentazione irresistibile per troppi.
Lavorare? «Il 31 dicembre è roba da scemi», bofonchiano i furbacchioni.
Ha scritto Jerome K. Jerome: «È impossibile godere appieno dell’ozio se non si ha un sacco di lavoro da fare».
DANNI INCALCOLABILI. Ma sarcasmo a parte, si sa che l’esercito di coloro che nelle nottate cruciali dell’anno restano a casa pur essendo di turno al lavoro provoca danni incalcolabili.
Sul piano finanziario. E su quello etico, perché dagli e dagli «chi è lavativo contagia anche te».
E allora c’è da chiedersi, con una punta di sgomento: che cosa può accadere quando il calendario è chiamato a segnare l’ultima notte del 2015?
LE AZIENDE SI TUTELANO. Mai come quest’anno - assicurano i ben informati - per gli artisti del “timbra e fuggi” si annunciano momenti assai difficili: le aziende, pubbliche e private, stanno decidendo una dopo l’altra di far ricorso all’aiuto di detective specializzati pronti a spiare passo dopo passo i lavoratori in odore di furbata.
E per chi ci prova ma è un po’ distratto, attenti a quel che durante la finta malattia si scrive sulle pagine di Facebook o su Twitter: in molti sono stati già beccati dai datori di lavoro (a controllare i sottoposti tramite i social è il 24% dei capi) proprio grazie alle imprudenti esternazioni rilasciate online.

Caccia a doppi lavori, falsi infortuni e finti malati

La protesta dei lavoratori del pubblico impiego contro la riforma Brunetta.

(© Imagoeconomica) La protesta dei lavoratori del pubblico impiego contro la riforma Brunetta.

Addio mariti gelosi.
O mogli sospettose.
Il lavoro dei detective è commissionato al 75% dalle aziende in difficoltà con i dipendenti più spregiudicati.
Secondo la Federpol, l’associazione che riunisce i detective italiani, nel 2015 si è rivolto alle agenzie il 30% in più delle aziende.
La richiesta? È accorata: dare la caccia ai doppi lavori, ai falsi infortuni, a chi si finge portatore di handicap.
Ma soprattutto ai falsi malati.
IL 70% HA UN SECONDO MESTIERE. Racconta un esperto: «I dati spiegano che chi si assenta dal lavoro al 70% si dedica a un secondo lavoro. Idem per molti di coloro che si ritrovano a cassa integrazione. Il detective è spietato: segue, spia, fotografa, filma. E alla fine sbugiarda».
Ha raccontato Luigia Barbieri dell’agenzia “San Giorgio” di Bergamo: «Chi viene scoperto con prove inconfutabili in genere si dimette. Riceviamo fino a 30 richiesta al mese».
I DETECTIVE COSTANO 2 MILA EURO. Un’indagine seria costa circa 2 mila euro.
Ma se supera i cinque giorni di appostamenti, la tariffa si gonfia.
Uno dei trucchi più in voga, tra i furbastri dell’assenza fuorilegge, è quello di fissare la propria residenza in una baita: quanto più il rifugio è sperduto in alta montagna, tanto più per il medico fiscale sarà dura effettuare i controlli.
ALLA FACCIA DELLA LEGGE BRUNETTA. Con buona pace della legge Brunetta del 2008, che avrebbe voluto stangare i fannulloni.
Maurizio Milani, cabarettista surreale, ha detto che «per imboscarsi ci vuole eleganza».
E che «si fa fatica a essere seri quando ormai tutto è circo intorno a noi».
Battutacce? Forse. Ma il malcostume impazza.

Cartellini timbrati a 14 colleghi o in mutande

Uno degli assenteisti del Comune di Sanremo finiti nella bufera.

Uno degli assenteisti del Comune di Sanremo finiti nella bufera.

A Napoli c’è stato chi, da netturbino, ha timbrato il cartellino di 14 colleghi pur non avendo mai lavorato.
E poi si è segnato perfino lo straordinario.
SANREMO SENZA PUDORE. Alberto Muraglia, il vigile urbano arrestato a Sanremo a ottobre 2015 mentre timbrava il cartellino in mutande, non ha esitato a spiegare serafico che lui abita lì, proprio al piano di sopra.
Assentarsi è un’arte? Piuttosto c’è chi pensa che richieda un’immane faccia di bronzo.
REGOLA 1: SCADENZARE. L’esperto consiglia: «Mai marinare il lavoro con eccessiva frequenza, bisogna saper scadenzare, al fine di non suscitare sospetti inutili».
Poi aggiunge: «Meglio è assentarsi nel fine settimana, quando per il padrone effettuare le verifiche è di sicuro meno agevole».
Le scuse più inoppugnabili restano quelle legate alla salute: influenza intestinale, indigestione, mal di testa.
MATRIMONI INVENTATI. Racconta l’esperto: «Se si ha bisogno di più di un giorno di assenza, inventarsi un battesimo o il matrimonio di un parente fuori città. Se invece serve mezza giornata, basta denunciare una ruota bucata. O l’aver incrociato un grave incidente lungo la strada».
Il Gola profonda puntualizza: «In tal caso attenti che altri colleghi non percorrano il vostro stesso itinerario e possano sbugiardarvi».

Le giustificazioni più assurde? «Una gallina ha aggredito mia madre»

Un agente della guardia di finanza.

Un agente della guardia di finanza.

Società specializzate come l’inglese Benenden health o siti come l’americano Career Builder effettuano regolarmente, in Italia e fuori, sondaggi commissionati dalle aziende per verificare quali siano le scuse più assurde inventate dai lavativi per farla franca.
Si va dalla «gallina che ha aggredito mia madre» al «dito intrappolato in una palla da bowling».
Dalla «tintura dei capelli mal riuscita» alla «mucca che ha fatto irruzione nell’abitazione».
PIEDE NEL TRITARIFIUTI. C’è chi cade con il piede nel tritarifiuti.
Chi si è bruciato le labbra mangiando una torta di zucca.
Chi è stato aggredito da un procione. Chi ha ingoiato troppo dentifricio.
Chi si è fatto male facendo sesso. Chi ha la lavatrice che perde.
Chi si è bruciato la mano nel tostapane. Chi ha donato troppo sangue.
ZIE DEFUNTE PIÙ VOLTE. Innumerevoli le mamme, le zie e le nonne defunte una e più volte nel corso degli anni.
Spiega chi studia il fenomeno: «È dimostrato che sei capi su 10 non credono a quel che il dipendente dichiara. Il 66% pretende un certificato medico. Il 15% non resiste alla tentazione di andare di persona a casa del dipendente per una verifica de visu».
UNA SCUSA SU 5 È INVENTATA. Su cinque “scuse”, assicurano i dati, una è di sicuro inventata.
Come nel caso - diventato leggenda - della ginecologa di Paderno Dugnano che - pur risultando in malattia in ospedale - prescriveva ricette nello studio privato.
La donna comparve perfino in un quiz a premi in onda sulla tivù nazionale. Il titolo era I soliti ignoti.

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[email protected] 02/gen/2016 | 17 :35

la doppia morale
chi è senza peccato scagli la prima pietra. su questo principio evangelico si basa tutta l'ipocrisia italiana che rivendica le sue tradizioni cattoliche. basandosi su un pragmatismo alla matriciana io ti faccio fare quello che ti pare e tu lo lasci fare a me. su una società basata su concetti di furbizia chi come me si è sempre basato sulla professionalità ha sempre dato fastidio per 40 anni a tutti.

didicin 01/gen/2016 | 09 :08

E chi ci comanda?
E' un articolo di parte che non considera chi dovrebbe dare l'esempio e ha maggiori responsabilità ad iniziare dai parlamentari e dai politici a tutti i livelli.
E non propone alcuna soluzione per risolvere il problema se non quella sanzionatoria che è sicuramente la più facile da immaginare mentre il problema è etico-morale. A continuare così mi sa che non leggerò più lettera43 che già da un po' ho abbandonato per la troppa pubblicità invasiva. Comunque buon hanno a tutti, assenteisti compresi.

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