Stili di vita
IL CASO
Emirati, tweet anti bikini
Sul social network una campagna contro gli abiti succinti dei turisti.
di Silvia Ragusa
Chissà cosa sarebbe stata costretta a indossare Madonna sul palco di Abu Dhabi se i cinguettii della #UAEDressCode, la campagna lanciata su Twitter da due donne degli Emirati Arabi, fossero stati postati con qualche giorno di anticipo.
SCARSA SENSIBILITÀ OCCIDENTALE. Le due giovani donne, Hanan Al Rayyes, 27 anni, e Asma Al Muheiri, 23 anni, hanno postato sul social network alcuni commenti in merito alla scarsa sensibilità dei turisti per la loro cultura, e in particolare contro le «nudità» dei turisti occidentali che affollano i centri commerciali..
Stanche di vedere i fondoschiena o le gambe nude degli occidentali che scorrazzano per i negozi vicino casa, hanno espresso le loro perplessità pubblicamente.
È nato così un dibattito sugli usi e soprattutto sui costumi dei turisti americani ed europei nel Paese, chiamando in causa le autorità e gli amministratori dei centri commerciali per ottemperare a un codice d’abbigliamento più rigoroso.
L'appello al decoro già lanciato dall'ambasciatore britannico
Proprio nei centri commerciali di Abu Dhabi sono stati esposti diversi cartelli per invitare gli acquirenti a seguire un certo rigore, ma senza risultati effettivi: c’è chi, tra i tweet del gruppo, ha detto di aver visto perfino girare gente in bikini.
L’ambasciatore britannico negli Emirati Dominic Jeremy, prima delle due ragazze arabe, aveva già lanciato un appello ai turisti inglesi, chiedendo agli espatriati che vivono nello Stato arabo, ma anche ai visitatori, di rispettare le regole sociali del Paese.
Più dell’80% della popolazione degli Emirati Arabi è straniero e gran parte della ricchezza del Paese appartiene ai lavoratori non autoctoni, che lo Stato accoglie.
La maggioranza delle donne arabe, infatti, in ottemperanza ai precetti dell'islam wahabita, a Dubai porta l’abaya (un lungo vestito nero che copre tutto il corpo), ma l’atteggiamento verso le straniere è tollerante.
Anche se il governo suggerisce di rispettare la cultura locale ed evitare di indossare vestiti eccessivamente corti o stretti in luogo pubblico.
NON SOLO DONNE. Un po’ quello che chiedono anche le due giovani amiche, senza fare distinzioni di sesso: anche gli uomini dovrebbero rispettare il dress code anche senza arrivare a infilare il kandura (una tunica bianca in lana o in cotone).
Asma Al Mulhairi ha scritto di aver visto girare per le vie ragazzi con pantaloncini troppo corti e a torso nudo. «Dobbiamo creare una coscienza collettiva e far capire agli occidentali che vederli vestiti così ci dà parecchio fastidio», ha aggiunto su Twitter la ragazza.
Intanto il codice d’abbigliamento si è fatto strada, finendo sul tavolo del Consiglio federale che potrebbe prenderlo in esame per proporre una legge ad hoc.
Martedì, 26 Giugno 2012

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