Il dibattito sul ruolo delle infermiere che si trasformano in terapeute dell'amore

La sessuologa Proietti sull'assistenza sessuale.

di

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14 Giugno 2013

Helen Hunt e William H. Macy in una scenda del film The Sessions.

Helen Hunt e William H. Macy in una scenda del film The Sessions.

La si può chiamare assistente o terapeuta sessuale «ma altro non è che una infermiera». Così Giuliana Proietti, sessuologa e psicoterapeuta commenta con Lettera43.it il dibattito che si è creato ancora una volta intorno alla possibilità di istituire una figura professionale addetta a soddisfare le esigenze fisiche dei disabili anche dal punto di vista sessuale.
5 MILA FIRME PER UNA PETIZIONE. Uno dei primi a porre la questione è stato Max Ulivieri, web designer con una grave disabilità, che ha lanciato una petizione online per istituire la figura dell'assistente sessuale. E in pochi mesi ha raccolto circa 5 mila adesioni. Un successo che, come ha precisato Ulivieri, «è solo un primo passo. Ora puntiamo a una normativa ad hoc in grado di venire incontro alle esigenze dei disabili anche dal punto di vista della sessualità».
Una questione che da anni viene messa sul tavolo delle istituzioni, ma ogni volta scivola sul piano del malizioso pettegolezzo: che linea di confine c'è tra il trattamento terapeutico e la prostituzione? È la domanda più frequente che divide l'opinione pubblica e davanti alla quale alla fine scatta la censura.
SESSO, TABÙ E DISCRIMINAZIONE. «Bisogna invece parlarne seriamente, senza tabù», dice Proietti. «In modo che il problema emerga in tutta la sua gravità: quella sessuale è una delle esigenze più basilari del nostro organismo, tanto che la procreazione è una delle funzioni principali, ma se continuiamo a considerare il sesso come una cosa sporca non faremo che aumentare la discriminazione».
Così si crea un divario invalicabile tra chi può soddisfare questa esigenza in maniera autonoma e chi invece per una disabilità ha per forza bisogno di un aiuto esterno.

L'assistente sessuale non è una prostituta

Giulia Proietti, sessuologa e psicoterapeuta.

Giulia Proietti, sessuologa e psicoterapeuta.

Proietti riporta così la discussione su un piano prettamente sanitario. E davanti a chi continua a definire l'assistente sessuale una prostituta invita alla riflessione. «Penso ci sia un labile confine tra questo tipo di infermiera e la prostituta», dice la sessuologa spiegando come l'infermiera in fondo acceda già in forma sanitaria alla sfera sessuale del paziente. «Se ragionassimo senza malizia», sottolinea, «capiremmo che non c'è tutta questa differenza tra mettere un catetere e fare una masturbazione, sono due funzioni sanitarie».
Senza cadere in una «falsa morale», basta pensare che fare sesso «è un'attività naturale che fa bene non solo a livello fisico ma anche psicologico, crea benessere, permette di scaricare le tensioni, di rilassarsi». Insomma è «una necessità fisica, che non è legata alla sola penetrazione, spesso a mancare è anche solo una carezza».
IL BISOGNO DEL CONTATTO FISICO. Proietti ricorda come «tutti noi appena nati veniamo messi tra le braccia della mamma perché abbiamo bisogno di un contatto fisico immediato». Una esigenza primaria che «non scompare mai e che ci portiamo dietro tutta la vita».
Per questo ogni essere umano cerca un contatto fisico con altre persone, «quindi perchè un disabile non dovrebbe averne bisogno? Eppure facciamo finta di non saperlo, di non vedere la realtà», ripete Proietti.
La sessualità «fa parte della nostra identità», aggiunge la sessuologa. «Permette di metterci in relazione con il mondo, chi non la pratica perché ha un limite fisico è tagliato fuori, escluso».
La terapeuta sessuale «non è quindi una figura erotica, ma utile», dice. «Non c'è niente di erotico nel cercare di soddisfare un'esigenza primaria e fisiologica di una persona che non ha gli strumenti per farlo da sola. Anche le persone malate hanno questa necessità: non si tratta di vizi».
DAL GIOCO EROTICO ALLA CAREZZA. «Chiediamo una terapia vera e propria, rivolta al benessere psico-fisico di persone che, per un motivo o per l'altro, si trovano a non essere autonome nell'espressione dei propri bisogni di tipo sessuale e, in senso lato, erotico-affettivi», spiega Ulivieri. «Persone che possono riscoprire il proprio corpo come fonte di piacere e non solo di sofferenza e di disagi quotidiani, attraverso il contatto, le carezze, il massaggio, gli abbracci, i giochi erotici o anche semplicemente la presenza, l'affetto e l'umanità».
Nei casi quindi in cui per una disabilità fisica la persona non sia capace di soddisfare in maniera autonoma questa esigenza, «è fondamentale potersi rivolgere a figure specifiche che abbiano una certa professionalità», dice la sessuologa. «A partire da una preparazione di tipo psicologico».
Bisogna inoltre «capire e conoscere le basi del linguaggio del corpo, non verbale, anche perché spesso per un disabile è difficile relazionarsi». Così come sono fondamentali almeno delle «nozioni base di biologia, anatomia e fisiologia».

Come funziona in Svizzera, Danimarca, Olanda, Svezia e Germania

Max Ulivieri ha lanciato una petizione on line per istituire la figura dell'assistente sessuale.

Max Ulivieri ha lanciato una petizione on line per istituire la figura dell'assistente sessuale.

Una figura formata e consapevole che all'estero esiste già da tempo «perché hanno avuto il coraggio di affrontare il problema», dice Proietti. «In Svizzera, Danimarca, Olanda, Svezia e Germania», ha ricordato Ulivieri, «ci sono associazioni che si occupano di questo tipo di assistenza. Addirittura in Olanda il servizio è a carico del sistema sanitario».
Si tratta di operatori volontari che hanno seguito dei corsi in ambito medico, sessuologico, etico e psicologico e che hanno sviluppato una grande sensibilità verso gli altri e un'apertura nei confronti della sessualità.
«Tempo fa all'estero conobbi la madre di un ragazzo down che si preoccupava della sessualità del figlio e cercava di capire se era il momento di ricorrere a questa figura», ricorda Giuliana Proietti. «Se lo facesse una madre italiana la considererebbero una pazza».
LA DOPPIA MORALE ITALIANA. Infatti qui l'assistenza sessuale è un'attività illegale. «In Italia c'è una doppia morale», denuncia Proietti: «Si fa ma non si dice. Ma tra le infermiere e le badanti sono sicura che ci sono persone che fanno anche queste cose».
Assistenti che non hanno rapporti completi con il paziente – la penetrazione e il sesso orale sono infatti esclusi anche nei Paesi dove è riconosciuta la figura – ma che svolgono una funzione sociale. «Meglio allora riconoscere il prima possibile questa figura, se fosse una professione sarebbe infatti più facile normarla, istituire un codice etico da rispettare, e che darebbe anche maggiori sicurezza alle famiglie che si rivolgono a queste persone per i loro cari», osserva Proietti.
IL COMING OUT DI DEBORA. In questi giorni Debora De Angelis, 31 anni, romana, ha raccontato all'Adnkronos Salute la sua esperienza come 'accarezzatrice' esperta. Una sorta di terapista del sesso che, in passato - ora sembra abbia smesso - ha aiutato tre ragazzi disabili. Un coming out che le potrebbe costare qualche problema legale visto che in Italia non è riconosciuta come professione.
«Una arretratezza non più tollerabile, bisogna parlarne perché il problema venga alla luce», dice la sessuologa. «Come per l'aborto e il divorzio che prima erano considerati dei tabù, anche questo deve essere una nuova conquista».
UN COMPITO DEL MINISTERO DELLA SALUTE. Basta guardare oltre confine «per capire che i tempi sono maturi anche per un Paese come il nostro dove la cultura cattolica tende a farci pensare che bisogna soffrire fino all'ultimo», dice Proietti.
Un problema che dovrebbe essere risolto «dal ministero della Sanità», suggerisce la sessuologa. «In fondo come cantava De Gregori in Generale in tempi di guerra anche i soldati si facevano «fare l'amore, l'amore delle infermiere»».

© RIPRODUZIONE RISERVATA

ppstrello 21/ott/2014 | 12 :52

ahahah
Lodevole pensare anche questo tipo di bisogni (maslow insegna)
Ma PERCHE' OCCORRE SEMPRE METTERE IN MEZZO La figura dell'INFERMIERE? A MIO AVVISO A FARE LE PIPPE SAREBBE MEGLIO "USARE" gli specialisti in Sessuologia che sono anche più bravi e sanno come fare meglio le cose...Gli infermieri lasciateli alle loro responsabilità dell'assistenza infermieristica!

laurarita.santoro 21/ago/2013 | 22 :19

Spett.le Dott.ssa,

la presente di significarle il mio pensiero d'Infermiera. Nulla da dire sulle necessità sessuali di chi nasce con delle difficoltà anche fisiche! ...ma, dichiarare che non c'è differenza tra il posizionamento di un catetere vescicale da parte di un Infermiere e la fare una "masturbazione" trovo sia allucinante! Una grave peccato d'ignoranza, d'incompetenza da parte di Psicologa/Sessuologa!
La prima cosa che mi è venuta in mente, leggendo l'articolo è stato se la Dott.ssa abbia mai visto posizionare un "catetere vescicale"?
Il principio espresso dalla Dott.ssa è pari, culturalmente parlando, al principio di certi uomini discutibili! Vale a dire, taluni, sostengono che se fossero nati donne sarebbero stati delle "grandi puttante"! Comunicazioni di "bassa lega" e discutibile!
Una trattazione del genere, espressa tra le altre cose da una "donna" e professionista della sfera "sociale e umanistica" lascia sconcertati!
Il lavoro di un Infermiera è legata "anche" alla sfera intima dei pazienti! Mi piacerebbe che la dott.ssa frequentasse qualche ospedale, soprattutto pubblico, eventualmente durante le emergenze! Il Nostro lavoro è spesso concitato, vincolato a momenti difficili, la cui tempistica non lascia lunghi tempi di riflessione!

Gli Infermieri, da anni, cercano di difendere la loro immagine di professionisti! Mi piace che la Dott.ssa abbia a cuore, come è per noi Infermieri, la condiizione dei "Diversamente abili", ma, è parimenti importante, che la dottoressa onorasse e rispettasse la nostra professione evidando delle espressioni come quelle che ho letto.

Cordialmente








Cordiali Saluti

Laura Rita Santoro


FrancescaM 21/giu/2013 | 14 :26

Notizia su QSanità
Con alcune lettere al direttore siamo riusciti a coinvolgere anche il QSanità

http://www.quotidianosanita.it/lettere-al-direttore/articolo.php?articolo_id=15594

http://www.quotidianosanita.it/lettere-al-direttore/articolo.php?articolo_id=15604

Alessia Rappa 21/giu/2013 | 00 :10

Dopo un turno piuttosto stancante, tornare a casa e leggere questo tipo di proposte mi fa capire quanto poco si sappia e quanto poco venga percepita la reale funzione della nostra professione. Pensavo fosse una barzelletta. Mi spiace, ma no, noi infermieri non abbiamo questo tipo di preparazione, pur conoscendo l'anatomia (cosa che mi sembra fondamentale nel leggere le opinioni della "dottoressa", se così si può chiamare).
Ma poi mi chiedo, una persona, disabile o no che sia, potrebbe mai sentirsi meglio ad essere violato nella propria intimità da un estraneo? Lo percepirebbe come un "soddisfacimento di un bisogno" al pari di mangiare, pulirsi, o cos altro??! Io mi sentirei trattato come un animale, che deve soddisfare un bisogno puramente fisiologico, senza intimità, nè affetto, nè sentimento.
Da infermiera e fiera di esserla, mi hanno insegnato a tutelare sempre la dignità della persona, questo si fa parte della mia preparazione e della mia etica professionale.

JL15 20/giu/2013 | 16 :24

quale confusione?
Sig. Ulivieri,
non c'è nessuna confusione.
Se legge bene nessuno ha espresso giudizi sulla proposta, nè tantomeno è stato stigmatizzato chi si è reso portavoce del suo comitato. Nessuno ha commentato con opinioni personali, esplicitando pareri favorevoli o contrari.
Forse l'unica confusione che può notare è il giusto sdegno per aver associato la nostra professione a questo ipotetico mestiere: ripeto, se avesse una sorella/mamma/moglie/figlia infermiera comprenderebbe meglio perchè ci sentiamo così toccati dalle parole della Dottoressa. E, mi perdoni la precisazione, ho estrapolato solo alcune parti per il semplice fatto che sono quelle che mi riguardano e per cui mi sento in diritto di ribattere. Non vedo niente di soggettivo in questo, non sono affatto opinioni, ma fatti, anzi, citazioni per essere più esatta.
Non sta a me giudicare l'idea, viviamo in un paese libero e creativo, le auguro addirittura in bocca al lupo per il progetto, ma le consiglio, per il bene della sua campagna, di prestare e far prestare attenzione a ciò che viene dichiarato o scritto.
Le ricordo infine che qualcuno potrebbe non considerare dignitoso questo lavoro (sa com'è, libertà di pensiero per lei, libertà di pensiero per tutti) e associare una professione riconosciuta (con anni di studio, dedizione, rischio e fatica alle spalle) con una che rischia di essere di dubbia moralità non è proprio il caso...insomma...QUESTO LAVORO NON DEVE ESSERE CONFUSO, IN NESSUN MODO, CON QUELLO DEGLI INFERMIERI...
Non sono opinioni.
Non c'è confusione.
Non da parte nostra almeno...
forse è il caso che dia una mano a chiarire la confusione della dottoressa.
Per tutte le altre opinioni e confronti ci vedremo sul sito se vuole, non c'è problema.

Maximiliano Ulivieri 20/giu/2013 | 12 :39

Confusione.
La Dr. Giuliana ha espresso un suo parere. Non è portatrice di nessuna battaglia in merito. Di tutto l'articolo avete preso tre righe e dimenticato il resto. In Italia c'è solo un gruppo di persone che si sta attivando realmente per questa figura. E' il "Comitato per la promozione dell'assistenza sessuale" da me fondato. Tutte le info le trovate nel sito: www.assistenzasessuale.it e qui potete far domande. Il resto sono solo opinioni soggettive. Ne più, ne meno.

JL15 19/giu/2013 | 20 :10

se ha studiato così tanto dovrebbe pensare prima di scrivere
Gentile Dottoressa, inizialmente sconcertata poi incuriosita nel voler vedere fino a che punto arrivassero i suoi "ragionamenti" ho letto con attenzione i link da lei suggeriti.
Ho notato con piacere che ha sottolineato con veemenza che "Questo lavoro non va comunque confuso, in nessun modo, con quello degli psicologi o dei sessuologi, perché la nostra professione parte da un assunto completamente diverso, cioè che il più importante organo sessuale umano sia il cervello. Ed è esclusivamente a questo organo che continueremo a prestare le nostre attenzioni cliniche..."
Ma poi ha anche detto, sempre citando le sue parole: "fare sesso è un'attività naturale che fa bene non solo a livello fisico ma anche psicologico, crea benessere, permette di scaricare le tensioni, di rilassarsi"
Come spiega questa incongruenza?
Non riesco bene a capire quale delle due professioni, secondo lei, sia quella che abbia la "terapista sessuale" come competenza e responsabilità. E riesco ancor meno a capire, visto che ha gentilmente chiarito che in alcun modo voleva offendere la nostra professione, perchè mai ci sia bisogno di specificare che questa sua proposta NON E' IN NESSUN MODO DA CONFONDERE CON IL LAVORO DEI SESSUOLOGI".
Infine vorrei domandarle: visto che rispetta a tal punto la nostra professione perchè non suggerisce a sua figlia o alla moglie di suo figlio di diventare infermiera? In fondo è un lavoro molto nobile e non c'è niente di offensivo nel voler "estendere" le nostre competenze...
La ringrazio anticipatamente per i chiarimenti che vorrà fornirmi,
un'infermiera inc...uriosita!

FrancescaM 18/giu/2013 | 13 :36

"(Forse anni e anni di maldicenze in proposito vi hanno resi/e comprensibilmente piuttosto suscettibili…)"

Qui proprio non ci siamo. Prima dice di voler scrivere un messaggio di scuse, e poi se ne esce con una frase sarcastica? Certo che siamo piuttosto suscettibili su maldicenza del genere, e non c'è assolutamente niente di strano!
Le faccio una domanda utilizzando pure io una similitudine un po' forte, ad esempio, pensi ad un ebreo che si scalda in una discussione sull'Olocausto, gli direbbe davvero che "forse" è comprensibilmente suscettibile? E così provi a pensare a una donna che ha subito abusi, ad uno straniero che ha subito discriminazione, c'è bisogno di farli sentire offesi per affermare che sì, sono comprensibilimente suscettibili?
Guardi che è una grossa sofferenza essere paragonate a prostitute, sarò moralista, ma per me è come se si sputasse su quanto di buono si cerca di fare per gli altri. E' un po' è come dire: una pezza bagnata in testa o una sega, più o meno, fa lo stesso.

Ma questo lei l'ha capito benissimo, il punto vero invece è un altro, ed è dovuto ad una "sua" mancanza di professionalità, avvenuta quando ha rilasciato l'intervista, e sta nel fatto che lei, in quel momento, non ci ha nemmeno pensato alla nostra categoria professionale, non l'ha presa minimamente in considerazione.
Il punto è che lei aveva bisogno di parole per costruire una metafora, e così ha usato il termine "infermiera", così come fa la gente al bar, o per la strada, quando si vuol riferire a qualcuno che fa da "stampella". E come una stampella è un oggetto inanimato (brutto perché ci ricorda quando stiamo male e quando non siamo autonomi) oggetti inanimati lo sono anche i vibratori e le bamboline gonfiabili.
Ma lei, ripeto, è una professionista, e doveva pensarci meglio prima di aprire bocca e sparare sfondoni di fronte a un giornalista.
Ora però è tardi, il guaio è fatto. Smetta di rispondere sui blog e badi a difendersi chiedendo scusa alla categoria una volta per tutte SENZA SE' E SENZA MA. A tutti capita di straparlare.
F

GiulianaProietti 18/giu/2013 | 12 :33

Precisazione
Scusate ancora un'ulteriore precisazione: non sto portando avanti nessuna battaglia personale per l'approvazione di questa figura professionale! Ho solo espresso un parere personale, che si basa sulla documentazione raccolta sull'argomento.

Per chi fosse interessato a qualche approfondimento segnalo questi articoli:

http://www.huffingtonpost.it/giuliana-proietti/sex-surrogates-terapeuti-_b_2157650.html

http://www.tio.ch/News/316428/Noi-assistenti-sessuali-di-portatori-di-handicap/

Tiziana Nannelli 18/giu/2013 | 12 :22

Troppo facile indicare la strada che non si vuole percorrere
Dr. Proietti,
la problematica che sta portando avanti è ammirevole, poiché gli aspetti sessuali nei disabili (uomini e donne) sono un ambito non trattato e dove molte persone soffrono (e non solo i disabili). Ma le possibili soluzioni che lei indica, sono totalmente inaccettabili per chiunque debba eseguirle, sia per un infermiere/i o altri professioni o tecnici. Non è questione morale, normativa o altro. Lei è una sessuologa ed esperta di questa materia, ma credo sappia cosa significa "fare ad altri" pratiche sessuali senza che vi sia un coinvolgimento sul piano affettivo o sessuale. Parliamo di violenza.
Se proprio vuole portare avanti la sua battaglia in questi termini, le suggerisco di coinvolgersi in prima persone ed espletare Lei (o i suoi colleghi/e) queste pratiche che impropriamente vorrebbe indicare come sanitarie. Non cercate in altri le competenze che voi sessuologhi avete e che Lei richiede per queste attività. Diversamente potremo pensare che tutto questo suo interesse sia giustificato non dal sostegno ai bisogni sessuali del disabile, ma solo per aumentare "ambiti di lavoro" dei sessuologhi, i quali entrerebbero nel SSN quali "consulenti che prescrivono attività che però altri faranno", replicando un vecchio modo tutto italiano di gestire la cosa Pubblica. Troppo facile indicare la strada che non si vuole percorrere. Ma sono certa però che non sia questo il suo caso.
Le suggerisco di cercare soluzioni diverse, rispettose della sessualità di tutte le persone, e non solo dei disabili.

Tiziana Nannelli 18/giu/2013 | 12 :19

Troppo facile indicare la strada che non si vuole percorrere
Dr. Proietti,
la problematica che sta portando avanti è ammirevole, poiché gli aspetti sessuali nei disabili (uomini e donne) sono un ambito non trattato e dove molte persone soffrono (e non solo i disabili). Ma le possibili soluzioni che lei indica, sono totalmente inaccettabili per chiunque debba eseguirle, sia per un infermiere/i o altri professioni o tecnici. Non è questione morale, normativa o altro. Lei è una sessuologa ed esperta di questa materia, ma credo sappia cosa significa "fare ad altri" pratiche sessuali senza che vi sia un coinvolgimento sul piano affettivo o sessuale. Parliamo di violenza.
Se proprio vuole portare avanti la sua battaglia in questi termini, le suggerisco di coinvolgersi in prima persone ed espletare Lei (o i suoi colleghi/e) queste pratiche che impropriamente vorrebbe indicare come sanitarie. Non cercate in altri le competenze che voi sessuologhi avete e che Lei richiede per queste attività. Diversamente potremo pensare che tutto questo suo interesse sia giustificato non dal sostegno ai bisogni sessuali del disabile, ma solo per aumentare "ambiti di lavoro" dei sessuologhi, i quali entrerebbero nel SSN quali "consulenti che prescrivono attività che però altri faranno", replicando un vecchio modo tutto italiano di gestire la cosa Pubblica. Troppo facile indicare la strada che non si vuole percorrere. Ma sono certa però che non sia questo il suo caso.
Le suggerisco di cercare soluzioni diverse, rispettose della sessualità di tutte le persone, e non solo dei disabili.

GiulianaProietti 18/giu/2013 | 11 :55

Scuse ufficiali agli infermieri
SCUSE UFFICIALI AGLI INFERMIERI

Gentilissimi colleghi infermieri,
Viste le vostre reazioni, sento la necessità di scusarmi con voi se in qualche modo vi siete sentiti offesi da questa intervista, che non voleva assolutamente denigrare la vostra professione, semmai il contrario.

Vi chiedo solo di contestualizzare e non di strumentalizzare questo articolo per farne un’occasione di rivendicazione del valore della vostra professione, che personalmente apprezzo moltissimo e non avevo alcuna intenzione di mettere in discussione.

Mi è stato chiesto se vedevo di buon occhio una professione del genere: ho risposto di si; credo che per i malati e per le loro famiglie sia molto meglio affidare il proprio caro ad una persona competente, che abbia ricevuto un’adeguata formazione e sia chiamata a rispettare un codice etico.

Mi è stato chiesto a quale altra professione poteva essere assimilabile: ho detto che questa nuova figura professionale secondo me (e non secondo gli psicologi in generale) potrebbe essere più inquadrabile nel settore sanitario che in quello della prostituzione. Se questa figura professionale dovesse esistere infatti (il che dovrebbe essere stabilito in base a studi e ricerche ad hoc), essa dovrebbe avere una preparazione seria, completa, dal punto di vista anatomico, fisiologico, psicologico e sanitario; inoltre, sempre secondo me, dovrebbe essere previsto un albo, un codice etico. Ecco perché la preparazione infermieristica mi è sembrata la più adeguata, ma con ciò non volevo assolutamente dire che gli infermieri e in particolare le infermiere fossero delle potenziali prostitute. (Forse anni e anni di maldicenze in proposito vi hanno resi/e comprensibilmente piuttosto suscettibili…)

Il “labile confine” cui mi riferivo è quello di chi opera sul corpo umano: come voi dite, c’è poca differenza, riguardo alla materia su cui si opera, fra quello che fa un urologo/a e quello che potrebbe fare un/una assistente sessuale, ma converrete con me che una laurea in medicina potrebbe essere una preparazione esagerata, mentre un corso di 500-1000 ore come ad esempio accade per gli OSS, nel caso questa professione venisse davvero istituita, potrebbe consentire una adeguata preparazione.
Non interverrò più su questo blog (per ragioni di tempo), ma se vorrete confrontarvi con me su questo argomento, sono disponibile a farlo, purché se ne parli nel merito e non sulle presunte offese alla categoria degli infermieri, che non ho mai pensato di fare e delle quali comunque mi scuso, qualora le mie parole (che sono un po’ mie e un po’ della giornalista, a dire il vero) non fossero state sufficientemente chiare per esplicitare il mio pensiero.

Buon lavoro a tutti ;-)

Dr. Giuliana Proietti
www.psicolinea.it

Patrizia Bonasera 18/giu/2013 | 05 :48

Vada lei in campo
E vergognoso quello che lei asserisce paragonare le infermiere a delle prostitute (labile e il confine tra prostitute ed infermiere) .Si ricordi che può benissimo trovare le figure di professionista del sesso tra i suoi colleghi medici ad esempio , il medico ginecologico può pienamente soddisfare le esigenze di donne con problemi disabilitativi , visto che tra una visita ginecologica e una masturbazione e" labile il confine " il problema sessuale infatti riguarda anche le donne e non solo l uomo . Per quanto riguarda gli uomini come figura professionale sessuologa vedrei bene le dottoresse urologhe che sanno mettere meglio di un infermiera il catetere (mentre l infermiera mettete semplicemente un catetere ) l urologa dovendo visitare il paziente esamina bene gli organi genitali maschili compresa l esplorazione rettale per controllare la prostata quindi e abituata più che mai alle manovre sugli organi genitali maschili . Cmq cara dottoressa la volevo ringraziare dopo anni che lottiamo per la nostra professionalità arriva lei con le sue belle parole e i paragona a delle prostitute . Noi siamo professionisti uomini e donne rispettabili che hanno studiato e che dopo aver fatto le loro ore di lavoro vanno a casa dalle loro famiglie mariti o moglie e figli!!!!!!

Filippo Festini 17/giu/2013 | 18 :34

Lo faccia lei !
Se pensa che masturbare una persona disabile sia assimilabile a una qualsiasi prestazione sanitaria, lo faccia lei personalmente, ai suoi pazienti ! Come si permette di coinvolgere nelle sue squallide fantasie delle professioniste e dei professionisti stimati e rispettati ?

FrancescaM 17/giu/2013 | 15 :49

perché non cateterizza suo marito?
«capiremmo che non c'è tutta questa differenza tra mettere un catetere e fare una masturbazione, sono due funzioni sanitarie»

No signora, non sono due funzioni sanitarie! Così come fare l'amore non è la stessa cosa di urinare o defecare! Mi inorridisce che addirittura uno psicoterapeuta affermi una cosa del genere. Io lo credo che si tratti di un argomento delicato e che tante persone ne soffrano, ma per favore, parliamone lasciando fuori gli infermieri!
Il punto qui è che per l'ennesima volta s'insulta la professione infermieristica, nel silenzio (come sempre) totale dell'IPASVI, il nostro collegio che non si capisce che ci sta a fare in piedi se non per difendere la dignità della nostra professione, e invece queste cose passano così, come acqua fresca.
Il problema qui è l'ennesima giustapposizione "infermiera-puttana" che ci piace tanto in questo paese, che non a caso va avanti a forza di politici tra festini sessuali e travestimenti, applauditi da tutta una parte di popolo bue e maschilista. (Vorrei ricordare a tutti, comunque, che ci sono anche infermieri maschi, e che non sono pochi).
Cara dottoressa, mi sono laureata perché voglio appartenere a una categoria professionale che da una mano ad affrontare la malattia e la morte perché so che sono le uniche cose certe che abbiamo nella vita e so che coinvolgeranno anche me,
e non per mettermi a fare i rasponi, anche se questo potrebbe fare felice qualcuno.

(..Ma poi, lei dottoressa, ha mai provato un cateterismo vescicale? Pensa sia eccitante, anche per un uomo? Lo vada a chiedere a uno dei tanti vecchietti ospedalizzati in corsie affollate da altri 3 o 5 pazienti, medici e specializzandi in visita, parenti, oss, donne delle pulizie e tutto il casino dell'ospedale in giro.).
Un'infermiera incacchiata.

FrancescaM 17/giu/2013 | 15 :47

«capiremmo che non c'è tutta questa differenza tra mettere un catetere e fare una masturbazione, sono due funzioni sanitarie»

No signora, non sono due funzioni sanitarie! Così come fare l'amore non è la stessa cosa di urinare o defecare! Mi inorridisce che addirittura uno psicoterapeuta affermi una cosa del genere. Io lo credo che si tratti di un argomento delicato e che tante persone ne soffrano, ma per favore, parliamone lasciando fuori gli infermieri!
Il punto qui è che per l'ennesima volta s'insulta la professione infermieristica, nel silenzio (come sempre) totale dell'IPASVI, il nostro collegio che non si capisce che ci sta a fare in piedi se non per difendere la dignità della nostra professione, e invece queste cose passano così, come acqua fresca.
Il problema qui è l'ennesima giustapposizione "infermiera-puttana" che ci piace tanto in questo paese, che non a caso va avanti a forza di politici tra festini sessuali e travestimenti, applauditi da tutta una parte di popolo bue e maschilista. (Vorrei ricordare a tutti, comunque, che ci sono anche infermieri maschi, e che non sono pochi).
Cara dottoressa, mi sono laureata perché voglio appartenere a una categoria professionale che da una mano ad affrontare la malattia e la morte perché so che sono le uniche cose certe che abbiamo nella vita e so che coinvolgeranno anche me,
e non per mettermi a fare i rasponi, anche se questo potrebbe fare felice qualcuno.

(..Ma poi, lei dottoressa, ha mai provato un cateterismo vescicale? Pensa sia eccitante, anche per un uomo? Lo vada a chiedere a uno dei tanti vecchietti ospedalizzati in corsie affollate da altri 3 o 5 pazienti, medici e specializzandi in visita, parenti, oss, donne delle pulizie e tutto il casino dell'ospedale in giro.).
Un'infermiera incacchiata.

Chiara De Santis 17/giu/2013 | 13 :42

ma che schifo.
Andreste denunciate. Se volevo andare a fare marchette, di sicuro non affrontavo tre anni di tirocinio, studi e tutto il resto. E ci guadagnavo anche invece che spendere in retta universitaria e tutti gli annessi. Non auguro male a nessuno, però dovrebbe capitarvi un ricovero per una cosa banale (tipo dissenteria) poi ne parliamo del fatto che le infermiere sono "terapeute dell'amore". "Labile confine tra infermiera e prostituta" vergogna, parlate con i malati, quelli che soffrono davvero, e poi vediamo cosa vi dicono del lavoro che si fa in reparto.
Buona giornata a tutti i colleghi.

silviacorti 17/giu/2013 | 13 :39

l'ignoranza non ha limiti
Sono un'infermiera, fierissima di esserlo. Lei, Dr.ssa Proietti dovrebbe in questo momento scusarsi con tutte le migliaia di colleghi che in questo momento si fanno un gran mazzo al lavoro per salvare o migliorare la qualità delle vite dei loro pazienti. E questo lo fanno non perchè siano angeli compassionevoli o soggetti ispirati da un qualche spirito di "missione", ma perchè sono professionisti altamente specializzati, dotati di formazione universitaria al pari di ogni altro professionista che svolge un'attività intellettuale. Gli infermieri italiani e stranieri lavorano in diversissime realtà socio-sanitarie, e troppo spesso la loro competenza e responsabilità non vengono adeguatamente riconosciute. L'assistenza sessuale di cui Lei dichiara che i diversamente abili necessiterebbero (lasciamolo dire a loro, in ogni caso!) di certo non rientra nelle competenze di un infermiere, nonostante lui/lei possa codificarla secondo le teorie sui bisogni che ben conosciamo. La considerazione che Lei dimostra verso il mio lavoro non è molto diversa da quella che nutro nei confronti di coloro che come Lei (evidentemente) si vendono per un po' di notorietà. Un po' come le prostitute, guarda un po'!

Mauro Ferrero 17/giu/2013 | 12 :55

Gli obbiettivi sono altri
Gent.ma Antonietta Demurtas, ben altre e ben più gravi sono le necessità dell'utenza sanitaria in un quadro dove nel nome del risparmio vediamo sempre più diminuire i livelli assistenziali ed il personale dedicato.
Prima di pensare al soddisfacimento di quanto riportato nel suo articolo, cosa che a mio parere sfiora il trattamento sanitario esclusivamente per quanto riguarda la parte psico-sociologica, dovremmo domandarci se forse sarebbe meglio, ed è ciò che i malati che io assisto giornalmente chiedono, potenziare l'assistenza infermieristica domiciliare, chiedere negli ospedali vi siano un numero congruo di Professionisti Infermieri in modo da garantire il giusto percorso ed aiuto che va dalla gestione in acuzie di una malattia fino alla dimissione protetta ed assistita, all'insegnamento e al coinvolgimento dei familiari che in alcuni casi vengono lasciati soli a gestire veri e propri drammi.
Questi sono le grandi problematiche, sono le forti richieste di aiuto da parte di chi in questo momento è più sfortunato di noi e di questo uno se ne accorge quando purtroppo per necessità si accosta al mondo della salute, vi rimando alle poche righe scritte da Gad Lerner domenica 9 u.s. sul suo sito.
Per questi motivi vi chiediamo, si di garantire le problematiche (che in questo caso, a mio parere sono più di competenza della psicologia e meno dell'infermieristica, d'altronde nelle varie sedute anche il o la psicologa potrebbe dare come da propria missione un sollievo all'assistito) di tutti quei malati che ne fanno richiesta, ma di levare una voce per salvare un sistema assistenziale che dai primi posti nelle classifiche mondiali potrebbe sparire in poco tempo per privatizzarsi e non garantire il diritto alla salute di tutti.

Maximiliano Ulivieri 17/giu/2013 | 10 :37

Mi ritengo una persona di spirito. Per fortuna. Altrimenti in certi si potrebbe dire o fare cose di cui pentirsi poi. Nel caso della Dott.ressa Giulia Proietti, mi vengono in mente i film di Pierino con l'infermiera, o meglio Lino Banfi. Pierino era più con le maestre. Invito la Dott.ressa a informarsi, puoi anche chiedere a me, prima di scrivere cose che poi fanno sorridere (me) o arrabbiare (altri).

L'ignoranza non è una malattia incurabile.

Riccardo Longo 16/giu/2013 | 20 :40

non ci sono parole....
chi meglio della signora "psicosessuologa" puo' contribuire al soddisfacimento del bisogno che lei stessa sviscera nell'articolo? Dovrebbe vergognarsi di quanto afferma. I professionisti della salute (lei esclusa ovviamente) hanno altro a cui pensare, altro che al bisogno di sessualità. Trovo assurdo che si possa pubblicare un articolo che non è altro che un concentrato di ignoranza (dal latino...) allo stato puro. Cara psicosessuologa, si documenti prima di pubblicare i suoi personalissimi pensieri. Gli infermieri non staranno "con le mani in mano" in questo preciso caso, ne stia certa. Saluti e buon lavoro.

Alessandro Actis Perinetto 16/giu/2013 | 14 :46

Progressismo jurassico.
É interessante notare ancora una volta che, nonostante nell'articolo si faccia gran parlare del bisogno di liberarsi da vecchi moralismi e visioni anacronistiche dell'assistenza, anche nell'immaginario di queste menti "piú aperte" noi infermieri nel 2013 risultiamo ancora alla stregua degli inservienti della guerra di Crimea. Anzi, peggio. Di pessimo gusto, pregno di autentica ignoranza. Degno solo di essere segnalato al Collegio Professionale. Invitito quindi la sessuologa e psicoterapeuta Giulia Proietti a documentarsi sull'iter formativo attualmente necessario per il conseguimento del titolo d'infermiere, nonchè chi decide di occuparsi di giornalismo a compiere un maggiore sforzo nel tentativo di equilibrare sensazionalismo di bassa lega e sostanza.

gallero 14/giu/2013 | 19 :27

dalli al contribuente
sconvolgente:prostitute di Stato?mo basta,in Italia ai disabili è offerta in maniera indiscriminata ogni assistenza rigorosamente a carico dei contribuenti,a prescindere dal merito,o demerito degli assistiti,e dalle loro consistenze economiche,si è così uccisa la beneficenza,cioè il diritto dei cittadni di scegliere loro chi aiutare;per i disabili esiste già il codice civile,che all'art 433 impone alla parentela di mantenerli,se necessitati,non alla collettività incolpevole,invece accade il contrario,vediamo ovunque carrozzelle spinte da parenti foraggiati dai sussidi pagati dai conribuenti..

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