DIRITTI DELLE DONNE

Malala, la Frank pachistana

Il blog della bambina ferita dai talebani.

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11 Ottobre 2012

Con il suo diario ha sfidato i talebani, la loro violenza cieca e la loro assordante ottusità. Malala Yousafzai, la 14enne gravemente ferita il 9 ottobre da un commando armato nel Nord ovest del Pakistan, è una Anna Frank disegnata a linee curve, coi capelli corvini coperti dall'onda del velo.
IL DIARIO ONLINE. Al posto delle pagine di cellulosa ingiallita, ha affidato i suoi pensieri a un blog pubblicato dalla sezione in lingua Urdu della Bbc. Ha cominciato a scrivere nel gennaio del 2009 nei giorni in cui la milizia Tahrek-e-Pakistan taliban imponeva la chiusura delle scuole per le donne nella valle dello Swat.
Ha riversato nel diario digitale la nostalgia per aule e lezioni e l'indignazione, profonda, per essere privata della possibilità di imparare e ragionare. Per proteggersi ha scelto uno pseudonimo, contenta di abbandonare il suo nome e di poter immaginare per un po' di avere un'altra vita e identità. Malala, spiegava ai lettori, significa «addolorata». Ma la ragazza, il dolore, ha deciso di metterlo da parte. Per sé ha iniziato a rivendicare la felicità.
UN SIMBOLO DI CORAGGIO. E ha dato l'esempio. Tanto che l'Onu ha indetto la prima giornata mondiale per bambine e le ragazze oppresse (l'11 ottobre).
Quando Malala è stata colpita da due proiettili, le donne pachistane hanno iniziato a pregare, a marciare e accendere candele nel buio. «I talebani non hanno capito che ha smesso di essere solo un individuo», ha detto il generale Ashfaq Kayani, «è diventata un simbolo».

La scuola chiusa per sempre

L'attivismo di Malala nella difesa delle donne pachistane era stato precocissimo. A soli 11 anni, nell'inverno del 2009, aveva commentato alla radio la chiusura forzata delle scuole da parte delle tribù talebane. Le sue compagne parlavano di lei, e il padre gongolava e si gonfiava il petto quando gli amici raccontavano di questa misteriosa Gul Makai che scriveva sul web.
Quell'anno la tradizionale interruzione delle lezioni per le feste invernali non aveva riscosso il solito entusiasmo. «Per la prima volta», raccontava Malala-Gul, «non ci avevano detto la data del rientro».
IN FUGA PER I LIBRI. Alcune studentesse facevano finta di niente, altre rivelavano il progetto dei genitori di trasferirsi in un'altra città per farle continuare a studiare. Altre ancora speravano solo che per febbraio le cose sarebbero cambiate. E discutevano di compiti destinati a non essere mai corretti e di vacanze destinate a durare in eterno. «Quel giorno», è annotato sul diario, «restammo a giocare in giardino più a lungo, perché sapevamo che era l'ultimo».

Una strage di Stato

Quella prima notte di vacanza, i lampi dell'artiglieria svegliarono Malala tre volte. La regione dello Swat era stata presa in scacco dai talebani già due anni prima, nel 2007. Continui attentati avevano convinto il Pakistan a perseguire una politica di conciliazione, a scendere a patti, a cedere sovranità. Nel maggio del 2008, l'amministrazione provinciale della North-West frontier province (sbocco del Pakistan verso la Cina), aveva firmato un accordo in 15 punti con le milizie islamiche, lasciando che imponessero la sharia, seppure in una versione più morbida.
Nel patto era previsto che le scuole rimanessero aperte anche per le donne. Ma col passare del tempo i nodi dell'accordo avevano iniziato ad allentarsi.
1384 OMICIDI E 604 DELITTI D'ONORE. Nell'anno in cui le aule si sono chiuse per Malala e le sue compagne, il 2009, l'organizzazione non governativa di Islamabad, Aurat foundation, impegnata nella battaglia contro le violenze sulle donne, ha registrato 1.384 'femminicidi', 928 stupri, 683 suicidi legati alla violenza subita, 604 delitti d'onore e anche 53 casi di mutilazione con l'acido. Tutte cifre in crescita rispetto all'anno precedente, con gli stupri aumentati dell'11% e i casi di assassinio del 17%.
L'associazione all'epoca si appellava al ministero dello Sviluppo delle donne e al parlamento. Ma dal ministero dell'Interno e dalle amministrazioni provinciali, recitava il report, «non ci aspettiamo nulla».

© RIPRODUZIONE RISERVATA

getro 12/ott/2012 | 15:06

altro che nobel
la colpa di nascere femmina in un posto così assurdo non ha fermato questa ragazzina che dall'età di 11 anni ha sfidato i talebani con il loro fanatismo religioso,con il suo sacrificio ha dato speranza a milioni di donne trattate come animali,Malala piccola ma luminosissima stella del firmamento umano il tuo coraggio mi fa sentire un microbo,guarisci presto.

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