Stili di vita
L'INTERVISTA
«Sdoganiamo l'arte del porno»
La 21enne pornostar Valentina Nappi, scoperta da Rocco Siffredi, ha un blog che mischia sesso e cultura. «Sogno una performance hard dal vivo in un museo. Il film della Tommasi? Non fa arrapare».
di Bruno Giurato
È forse la prima pornostar culturalmente avvertita. Non che uno dei mestieri più nuovi del mondo (quello della pornostar appunto) sia in contrasto con una certa consapevolezza critica: i casi di Rocco Siffredi, Franco Trentalance, quello storico e tragico di Moana Pozzi sono emblematici. Ma lei Valentina Nappi, di anni 21, emersa grazie al talent scout Siffredi, nel suo blog inpuntadicapezzolo.it, gioca su un vivido contrasto tra carne e spirito, mancanza di senso di pudore («Non l'ho mai avuto», ha detto quasi dispiaciuta a Lettera43.it) e gioia della citazione.
SESSO E CULTURA. Da Nietzsche a Matisse a Carmelo Bene, i post della Nappi sono un dialogo, ironico, di sesso e pensiero, sesso e attualità. Sesso e musica. «Ravel e Messiaen, sono ideali per una scena porno»: e siamo già un passo fuori la classica scena di film hard con base funky Anni 70 o techno anni Zero.
Altro aspetto interessante è quello geografico-mitico. La Nappi proviene da Pompei, il che fa venire in mente le pitture erotiche delle terme suburbane della città campana, anche perché a vederla in azione qualcosa di veracemente archetipico la Nappi, ce l'ha davvero.

DOMANDA. Anche lei, come Carmelo Bene, potrebbe dire «io sono il porno»?
RISPOSTA. In effetti quell'affermazione non l'ho mai condivisa: l'oscenità, l'assenza, l'essere fuori da tutto. Bene è troppo oltre. Trovo invece che anche il porno deve essere 'sporco' di erotismo.
D. Quindi non può essere oscenità assoluta?
R. Certo, anche per questo non mi ha mai convinto la definizione nicciana di Dionisiaco. Le orge dionisiache, per esempio, sono sempre esistite...
D. Ma?
R. Ma il porno di oggi manca di quell'aspetto sacro, selvaggio, violento. È razionale, invece. Strutturato. Si risolve quasi tutto nella rappresentazione.
D. Sta dicendo che si improvvisa poco?
R. Non esattamente. C'è una parte di organizzazione, e poi c'è la performance, in cui si deve improvvisare. Una scena hard non può essere come un balletto classico.
D. E lei come si trova a girare una scena hard. Le piace fisicamente?
R. Certo. Anche se, a volte, posizioni in favore di videocamera non sono esattamente comode.
D. Non è un'esibizionista?
R. Non avendo nessuna concezione del pudore non posso essere esibizionista.
D. E allora cosa le piace dell'hard?
R. Diciamo che a volte mi fa godere fisicamente, a volte mi piace dal punto di vista emozionale. È lo stesso piacere che prova uno chef nel far assaggiare i propri piatti.
D. Ha criticato La mia prima volta, il film hard di Sara Tommasi. Perché?
R. Perché non è un vero porno. Semplicemente: non fa arrapare. Non ho altro da dire.
D. E una gang bang come quella che ha organizzato per la seconda metà di agosto a Roma, fa arrapare?
R. Certo. Tra quelli che vorranno partecipare ne sceglierò una ventina che avranno la possibilità di girare con me un film di Siffredi. Ho ricevuto anche richieste da due disabili.
D. Li farà partecipare?
R. Alla gang bang non so. Credo che farò girare loro qualche scena a parte: coordinare 20 persone non è facile, qualcuno si potrebbe intimidire. Comunque, l'esplorazione di sesso e disabilità mi interessa molto.
D. Ci sono esempi 'storici' di attori porno disabili?
R. C'è Jeanne Silver, attrice hard senza un braccio che ha recitato in diversi film.
D. Lei sembra voler sessualizzare tutte le occasioni e gli incontri, della vita...
R. È così, anche se poi ci sono personaggi davvero antisesso.
D. E quali sono gli aspetti davvero sessorepellenti in un uomo?
R. I peli pubici mal depilati. Quelli del mio ragazzo sembrano le pagliette per lavare le pentole, quelle di alluminio, ha presente?
D. Non saprei, ma mi spiace per la sua vita intima. E poi?
R. La pancia cadente che ti si posa in testa quando sei impegnata in un rapporto orale.
D. Chissà cosa ne avrebbe pensato sul tema un'icona hard come Moana Pozzi...
R. Non so.
D. Del resto lei ha criticato anche Moana. Come mai?
R. La Pozzi non ha sdoganato il porno, ha sdoganato se stessa. Non ha portato il porno in tivù, non ne ha fatto parlare al di là dei luoghi comuni.
D. E invece lei cosa vorrebbe fare?
R. Vorrei portare una performance porno, dal vivo, in un museo. Vorrei sdoganare l'arte del porno, invece che il porno nell'arte.
D. Molti artisti hanno usato la pornografia...
R. Sì, ma il loro fine era la denuncia, la critica sociale. E invece dico basta con la tristezza, anche se c'è la crisi.
D. C'è bisogno di più eros allegro?
R. Esatto. Uno dei miei motti è «più f... per tutti». Sono cresciuta tra la Costiera amalfitana e Napoli. Vuole che non sia per l'allegria?
Sabato, 04 Agosto 2012

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