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Stili di vita 

Vintage, passione anticrisi

L'usato cult conquista il mercato. E il web.

TENDENZE

di Silvia Marzucchi

Piace al mercato e rassicura i consumatori. Per questo l'abbigliamento usato e vintage non conosce crisi. Il registro delle imprese di Unioncamere conferma l’aumento dei negozi del settore: dal 2010 al 2012, la Lombardia è passata da 136 a 164 imprese attive; il Lazio, da 96 a 107 e la Toscana da 94 a 104 imprese.
Secondo il Rapporto nazionale sul Riutilizzo 2012 di Occhio del Riciclone, inoltre, il numero dei commercianti ambulanti che si dedicano all'usato oscilla tra le 4 mila e le 6 mila unità (tra il 10% e il 16% degli ambulanti che si dedicano all'abbigliamento) e i negozi in conto terzi che trattano capi vintage è pari a circa 4 mila unità.
ESTETICA CONOSCIUTA. Come afferma Daniela Degl'Innocenti, responsabile scientifica del Museo del tessuto di Prato, «l'effetto vintage conforta il consumatore e piace ai mercati e ai media». In un momento in cui l’incertezza economica e la paura del futuro si fanno sentire, i consumatori ricercano un porto sicuro fatto di canoni estetici conosciuti. L’originalità del vestire si lega così alla capacità di reinventare il proprio look accostando capi del passato in chiave moderna.
E anche le nuove collezioni sfruttano questa tendenze. I brand puntano su prodotti “iconici”, facilmente posizionabili sul mercato ed economicamente sicuri. Il cuore pulsante diventa, così, l’archivio storico della maison. Molti direttori creativi, infatti, ripropongono stampe e modelli d’antan. Basti pensare alla Bamboo bag di Gucci, ad alcuni capispalla di Max Mara o alle calzature Creations di Salvatore Ferragamo.
PRODOTTO 20 ANNI FA. «È vintage un capo prodotto almeno 20 anni fa (25 solo in Inghilterra)», spiega Angelo Cairoli, proprietario del più grande negozio europeo del settore: Angelo Vintage Palace di Lugo, vicino a Ravenna.
Ma occorre fare una distinzione tra il vintage “comune”, da mercatino, e il luxury vintage.
Oltre al tempo, infatti, vanno considerati anche altri fattori: la preziosità del tessuto, le rifiniture, il marchio e soprattutto la storia del capo stesso. Un esempio di luxury vintage? L’abito con cui Marilyn Monroe ha cantato happy birthday al presidente John F. Kennedy, venduto per 1 milioni e 270 mila euro.
Sono molte le case d’asta che si stanno interessando al luxury vintage: dalla francese Drouot all’inglese Christie’s con dipartimenti specializzati in accessori, abiti e gioielli. Lo scorso mese, la casa d’asta milanese Il Ponte ha venduto una cinquantina di lotti di Mila Schön. Una dimostrazione del fatto che il capo vintage è sempre più un’occasione di investimento, come un’opera d’arte.
E questa passione per la moda del passato ha catturato anche il web. Sempre più negozi vintage vendono i propri capi in Rete.
DA THESARTORIALIST A CAUGHTWALK. Mentre il fotografo Scott Schuman, sul suo blog Thesartorialist.com post a vecchie immagini di moda in bianco e nero per ribadire che «quello che sembra ordinario oggi, può diventare straordinario domani». Su Caughtwalk.com, la giornalista di moda Laura Tortora pubblica foto di donne comuni, dal 1900 al 1959, con i loro abiti di tutti i giorni. Uno streetstyle dche mostra l’originalità e la contemporaneità del vintage.
Infine, c'è il progetto MyVintage Academy di Barbara Ricchi. Un archivio on line che raccoglie 30 anni di storia del laboratorio Giorgio Linea. Un luogo nel quale l’artigianato diventa fonte di ispirazione e di conoscenza da cui partire per una moda del futuro.

Lunedì, 27 Maggio 2013


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