Napoli è la città della tolleranza, nonostante Sarri

Le sue frasi omofobe gettano fango su Napoli. Capitale simbolica dei diritti gay. Dalle "nozze" trans alle unioni civili: storia di una terra che non sa discriminare.

di

|

20 Gennaio 2016

Lo scontro verbale tra Sarri e Mancini.

Lo scontro verbale tra Sarri e Mancini.

Tanto per intendersi, ha detto a Pietrangelo Buttafuoco Paolo Isotta, storico della musica e napoletano doc, «non chiamarmi gay, mi offendi». E poi ha spiegato: «Io so’ ricchione. E così devi chiamarmi».
Il famoso musicologo, che quando studiava al liceo Umberto incantava i prof alle sue dotte conferenze, sostiene che «’o ricchione è ommo, nel senso di essere umano».
E che, invece, «'o gay, Dio ce ne liberi, è na caricatura 'e ommo (la caricatura di un uomo ndr) e, al contempo, na caricatura 'e ricchione».
Offese. Rabbie. Ripicche. Il responsabile per lo sport di ArciGay, il napoletano Antonello Sannino, fa notare che «brutti episodi come quello accaduto la sera del 19 gennaio fra l’allenatore del Napoli Sarri e il mister dell’Inter Mancini avvengono con un’insopportabile frequenza nel mondo del calcio».
UNA NOTTATA DA FILM HORROR. Ciò detto, Sannino ha invitato mister Sarri, accusato di aver lanciato insulti omofobi al collega milanese, «a scendere in piazza sabato 23 gennaio in occasione della mobilitazione nazionale a favore delle coppie gay e delle unioni civili organizzata da ArciGay, ArciLesbica, Agedo, Famiglie Arcobaleno e Mi».
Ammenda? Squalifica? E se sì, quanto lunga? E quanto è ammissibile - norme alla mano - estendere l’eventuale castigo per Sarri al campionato visto che “il brutto episodio” si è verificato durante una partita di coppa Italia?
A Napoli, il giorno dopo la storiaccia degli insulti a bordo campo, perfino la sconfitta, il turnover esasperato e l’eliminazione dal torneo finiscono nel dimenticatoio di una nottata da film horror.
TIFOSI SCATENATI SU FACEBOOK. Su Facebook, i post dedicati a mister Mancini dai tifosi più Inter-ofobi vengono al 90% censurati perché - secondo l’administrator - «si superano i limiti dell’offesa personale».
«Il Mancio», racconta Sebastiano Girelli., due ore di sonno e una vita in curva B, «conosce bene i napoletani. Lui sa che di tutto ci si può accusare ma non di essere razzisti. La verità è che il furbacchione ha fatto sceneggiata allo scopo di destabilizzare la squadra prima in classifica».
E Gennaro D.Em, sarcastico: «Ricordate la canzone del grande Pino Daniele? Diceva… chillo è ‘nu buono guaglione / Ma che peccato che è ‘nu poco ricchione… dunque, anche Pinotto nostro per Mancini è razzista? Ma ci faccia il piacere, gli avrebbe sussurrato Totò».

«Napoli? È la capitale simbolica dei diritti civili»

Roberto e Miguel, sposati a Madrid in Spagna, hanno trascritto la loro unione nel registro dell'anagrafe del Comune di Napoli.

(© Ansa) Roberto e Miguel, sposati a Madrid in Spagna, hanno trascritto la loro unione nel registro dell'anagrafe del Comune di Napoli.

Sul web impazza il post in cui si ricorda quel che mister Mancini, oggi ultra-intransigente verso la gaffe di Sarri, disse quando in un non lontano Lazio-Arsenal il buon Sinisa Mihajlovic definì «negro di merda» il francese Patrick Vieira: «Durante una partita», esternò il Mancio, «qualche insulto ci può stare. L’importante è che tutto finisca lì».
E sulla chiusura d’imperio della curva interista per gli striscioni razzisti esposti durante una partita contro il Napoli? «Era solo uno sfottò - minimizzò il mister - non si è trattato di una cosa così grave».
CLIMA AMARO IN CITTÀ. Tensioni su Facebook a parte, il clima in città appare più rilassato. Anzi, da più parti traspaiono amarezza e disagio per un serata finita male che ha insinuato sui siti di mezzo mondo che Napoli sia una città in cui l’omofobia vince sulla tolleranza.
Napoli intransigente? Roberto (napoletano) e Miguel (spagnolo) sono la prima coppia di cui il sindaco Luigi de Magistris ha trascritto le nozze nell’elenco dell’anagrafe comunale.
L’atto del sindaco è stato talmente innovativo da rendere, secondo molti, Napoli «la capitale simbolica dei diritti civili».
I PRIMI MATRIMONI TRA FEMMINIELLI. Napoli razzista? Risale a ottobre 2015 la trascrizione dell’atto di nascita del piccolo Ruben Conte, il bimbo con due mamme: un atto così rivoluzionario che il prefetto Gerarda Maria Pantalone si è affrettata a intimarne la cancellazione.
E ancora: in pochi sanno che i primi finti matrimoni tra femminielli, come testimonia lo storico Giovanni Romeo, sono avvenuti a Napoli e risalgono ai primi Anni 50.
Napoli omofoba? Una ricerca coordinata dal sociologo Fabio Corbisiero ha sancito che è «la città più friendly (accogliente) del Sud d’Italia verso le comunità omosessuali».
L’indagine, realizzata dall’osservatorio Lgbt del dipartimento di Scienze sociali dell’università Federico II di Napoli, si è basata sulla qualità dei servizi offerti dall’amministrazione al riconoscimento dei diritti gay.
IN LUTTO PER RUSSULELLA. Tolleranza. E rispetto. In un approccio - si puntualizza - «gioioso in cui il diverso viene quasi coccolato e nessuno deve mai sentirsi escluso».
È l’antica filosofia del vicolo, quella che ha offerto sempre «all’ultimo bimbo maschio che si faceva femmina» opportunità di accoglienza e pieno inserimento sociale.
Non è un caso che la morte a 91 anni di “Russulella”, una vita da travestito, considerato “l’ultimo femminiello” napoletano, venne letta nel gennaio 2011 come un evento da lutto cittadino.
Né che Carlo Cremona, presidente di una delle associazioni che ogni anno organizzano alla Candelora la tradizionale “Juta” (la processione) dei femminielli al santuario di Montevergine, disse commosso: «Portiamo a mamma Schiavona (così è definita la Madonna, ndr) un pezzo della storia di Napoli che ci ha detto addio».

Parola d'ordine: tolleranza

Goliardia a Napoli in un banco frutta.

(© Ansa) Goliardia a Napoli in un banco frutta.

Marcello Colasurdo, ex operaio Alenia e voce del gruppo I Zezi, cantore della galassia Lgbt nei colorati viaggi al santuario, ripete convinto. «Non c’è uomo che non sia femmina. E non c’è femmina che non sia uomo».
LA TOMBOLA VAJASSA. «La Madonna - cantano i femminielli in processione - è una madre che guarda solo nel nostro cuore e non si interessa all’involucro che lo contiene».
Montevergine da film: da Pasolini a Vittorio De Sica fino a Zavattini, non si contano i grandi del cinema estasiati dal fascino della straordinaria cerimonia.
Dal sacro (o quasi, visto che la Chiesa a stento consente i cortei de femminielli) al profano: un altro esempio di tolleranza che solo a Napoli si riscontra è costituito dalla cosiddetta Tombola vajassa, anzi scostumata, cioè quella ricca di allusioni sessuali e doppi sensi legati alla cabala.
TRA GIOCHI E CERIMONIE. Nella Tombola vajassa a tirare fuori i numeri dal cestino deve essere d’obbligo un femminiello. E gli uomini - su decisione delle vajasse - possono assistere alla liturgia solo se restano in silenzio ai margini del basso, cioè del terraneo in cui l’evento si consuma lungo l’intera notte.
Giochi, riti, cerimonie: dalla antichissima “figliata” che si svolge alle pendici del Vesuvio (in cui il protagonista femminiello finge i dolori del travaglio e ne celebra le emozioni “partorendo” un bambolotto di pezza tra gli applausi del pubblico di maschi e femmine) alle numerose riffe (affidate a un femminiello) che si svolgono nella chiesa di santa Maria al rione Sanità e sono state raccontate da Roberto De Simone nella Gatta Cenerentola.
NO ALLE ESCLUSIONI SOCIALI. Napoli integralista? Della voglia di narrare la dignità (e il protagonismo) degli omosessuali è ricca la migliore letteratura napoletana. Viene in mente Scende giù per Toledo, il romanzo di Peppino Patroni Griffi in cui il travestito “Rosalinda Sprint” assurge addirittura a metafora di una Napoli che soffre i ritmi incessanti e stressanti della modernità.
Oppure i noir di Attilio Veraldi. O i racconti di Michele Serio. Un esempio di quanto Napoli rifiuti esclusioni sociali di qualsiasi tipo? C’è chi cita il muro innalzato solennemente nel 1855 per delimitare il quartiere dell’Imbrecciata (l’attuale area intorno a porta Capuana): quel muro, entro il cui perimetro prostitute e femminielli erano liberi di esercitare il mestiere, restò in piedi per un po’ di anni.
Poi venne abbattuto. E non fu mai più ricostruito.      

 

Twitter @enzociaccio

© RIPRODUZIONE RISERVATA

Nessun commento

Per scrivere un commento è necessario registrarsi oppure accedere con Twitter o Facebook: Loggati - Registrati

Dalla nostra HomePage
Brexit, i rappresentanti Uk sgraditi a Bruxelles

Londra temporeggia, ma Juncker vuole il divorzio rapido. Così i gli esponenti britannici dell'Ue si sentono di troppo. E arrivano le prime dimissioni.

prev
next