TUTTO ITALIA EUROPA AFRICA ASIA NORD-AMERICA SUD-AMERICA OCEANIA Login | Registrati |  Mercoledì, 23 Maggio 2012- 22.37

Tecnologia 

Internet

Agenda per l'Italia digitale

Dopo il wifi libero è ora di rilanciare la rete.

di Fabio Chiusi

Articolo completo

Dopo un tormentato cammino fatto di annunci, smentite e supposizioni, il governo ha finalmente fatto seguito alla promessa di liberalizzazione della connessione wifi (leggi l'articolo) pronunciata dal ministro dell'Interno, Roberto Maroni, il 5 novembre 2010. E, dopo cinque anni di inutili restrizioni anti-terrorismo, gran parte del famigerato articolo 7 del decreto Pisanu che limitava la connessione senza fili è finalmente andato in soffitta.
Nel cosiddetto decreto Milleproproghe, approvato dal consiglio dei ministri il 22 dicembre 2010 e pubblicato nella Gazzetta Ufficiale una settimana dopo, è stata infatti espressamente prevista l'abrogazione dei commi 4 e 5 di quell'articolo. Scompaiono a questo modo il requisito dell'identificazione degli utenti tramite «acquisizione dei dati anagrafici riportati su documento d'identità», previsto dal primo, e l'obbligo di conservare il log, cioè il “diario di bordo” delle loro navigazioni online, contenuto nel secondo.
L'OBBLIGO RESTA PER GLI INTERNET POINT. Resta invece, ma solo fino al 31 dicembre 2011, l'obbligo per «gli esercizi pubblici che forniscono l'accesso ad Internet in via principale» di fare richiesta della licenza alla questura. Dalla categoria, come ha precisato l'Agcom, sono dunque esclusi quei bar, alberghi, ristoranti e tabaccherie per cui la fornitura di un accesso alla rete rappresenta un servizio accessorio.

Nuove tecnologie, Italia fanalino di coda in Europa

Così uno dei vincoli più gravosi sullo sviluppo e la diffusione delle nuove tecnologie in Italia è stato rimosso. Ma non è ancora tempo di gioire. Perché il paese soffre di un gravissimo ritardo rispetto al resto d'Europa. Basta leggere le cifre del rapporto Istat Cittadini e nuove tecnologie diffuso il 23 dicembre 2010. In cui si afferma, testualmente, che «L’Italia continua a rimanere indietro rispetto a molti dei paesi dell’Unione europea sia rispetto al possesso di Internet sia alla qualità della connessione». In particolare, il nostro paese è al ventesimo posto sia per quanto riguarda «il possesso di Internet da casa (con un tasso di penetrazione tra le famiglie con almeno un componente tra i 16 e i 64 anni del 59% rispetto alla media europea del 70%) sia per l’accesso mediante banda larga (con un tasso di penetrazione del 49% rispetto alla media europea del 61%)». In sostanza, facciamo meglio solamente di Grecia, Romania e Bulgaria.
NESSUNA CITTÀ ITALIANA TRA LE PRIME CENTO. Se a questi dati si aggiungono quelli diffusi alla fine di ottobre da Akamai Technologies (leggi l'articolo), secondo i quali nessuna città italiana figura tra le cento in cui la velocità media di connessione o i picchi di trasferimento dell'informazione sono più elevati, e i primati riguardano soltanto le percentuali di sopravvivenza di vecchie connessioni a 256 kilobit per secondo e di attacchi informatici, si capisce come la strada da percorrere per uscire dal medioevo digitale sia ancora lunga.

De Martin: un'agenda digitale per l'Italia

Che fare? Lettera43.it ha chiesto ad alcuni dei maggiori esperti italiani della rete quali misure metterebbero in atto, se potessero, a partire dall'1 gennaio 2011 per portare l'Italia al passo con il resto d'Europa. Secondo Juan Carlos De Martin, fondatore e co-direttore del centro Nexa su Internet e Società del Politecnico di Torino, «l'auspicio è che il governo crei subito, a gennaio, una Commissione di altissime personalità esperte di Internet col mandato di produrre l'Agenda digitale Italia, ovvero la risposta italiana alla Digital agenda europea, entro il 2 giugno 2011, festa della Repubblica».
RITARDO INFRASTRUTTURALE E CULTURALE. I tre grandi divari che ostacolano la crescita dell'Italia digitale, secondo De Martin, sono quello infrastrutturale, legato alla scarsa diffusione della banda larga; quello economico, con «quasi il 20% delle famiglie che non ha accesso a Internet perché trova troppo costoso il computer o l'accesso a Internet, o entrambe le cose»; e quello culturale, composto da chi considera Internet non rilevante o ritiene di non possedere le capacità necessarie a utilizzarlo.
Per De Martin, «un'Agenda digitale Italia dovrebbe prevedere azioni incisive su tutti e tre i livelli», con investimenti per la banda larga, deduzioni fiscali per chi vorrebbe accedere a Internet ma non può permetterselo e un piano di istruzione avvicini nuovi utenti alla rete in modo consapevole.

Scorza: deresponsabilizzare gli intermediari e semplificare

Misure condivise in larga parte anche dall'esperto di diritto informatico e direttore dell'Istituto per le politiche dell'innovazione Guido Scorza. Che oltre allo stanziamento delle centinaia di milioni di euro promesse e mai ottenute per la diffusione della banda larga, chiede, «se si può sognare», una «disintermediazione nel settore della proprietà intellettuale», che renda più semplice «produrre contenuti digitali e poterli distribuire». Perché «è impensabile che serva un avvocato per capire cosa si può fare di una foto e cosa non si può fare».
RESPONSABILE SOLO CHI SCRIVE. E poi, aggiunge Scorza, bisogna «deresponsabilizzare definitivamente gli intermediari: ognuno è responsabile soltanto per quello che scrive ma tutti quanti possono scrivere. Inoltre va sanzionato l'intermediario se rimuove un mio contenuto senza che sia stato accertato che è illecito. Che è il contrario di quanto sta accadendo su Facebook, su YouTube», conclude Scorza.

Quintarelli: spingere sulla digitalizzazione

Sintetico ma puntuale è Stefano Quintarelli, informatico di lungo corso e pioniere dell'introduzione commerciale di Internet in Italia. Tre le proposte. La prima è lo «“switch off” di alcune procedure analogiche». Cioè il loro passaggio al digitale. Per esempio «le pratiche per la mensa scolastica potrebbero essere solo online». Per chi non avesse un personal computer? «Vai in biblioteca comunale e lo fai da lì».
FIRMA DIGITALE 'LIGHT'. In secondo luogo, Quintarelli immagina l'introduzione di «una firma digitale 'light', basata su un'autenticazione forte». Magari tramite la sim del cellulare. Infine, ma non ultimo, Quintarelli si rivolge a chi fa informazione tecnologica: «I media dovrebbero parlare di tecnologia non come gadget ma in forma di alfabetizzazione», e cioè per esempio «insegnare ad usare strumenti online per guadagnare efficienza per le piccole e medie imprese».

Bolognini: uno Stato partecipato via web

Si deve «passare da uno Stato vetrina-online ad uno Stato partecipato via web». Luca Bolognini, presidente dell'Istituto italiano per la privacy e autore del volume Next Privacy, il futuro dei nostri dati nell'era digitale, non ha dubbi: «petizioni, modifiche, pratiche, votazioni, processi, rogiti dovrebbero passare da un click senza carrozze, cavalli, intermediari antichi». Il tutto sarebbe possibile se l'Italia sfruttasse «l'approvazione del nuovo codice della Pubblica amministrazione digitale e dell'agenda digitale europea 2020».
VIA LA REGISTRAZIONE DEI GIORNALI ONLINE. Ancora, bisognerebbe «eliminare l'obbligo di registrare le testate giornalistiche on line nel tribunale del luogo in cui si trova il provider, equiparato allo stampatore. Una regola», commenta Bolognini, «derivante dall'interpretazione della vecchia legge stampa, che ha del ridicolo nell'era del cloud computing». Opportuna anche l'assegnazione «a ogni cittadino e a ogni neonato, con il codice fiscale, anche di un certificato digitale da usare sul web, riconosciuto da pubbliche amministrazioni, privati e istituzioni europee».
RIUSO DEI DATI PUBBLICI. Da ultimo, conclude Bolognini, va rivista «la normativa sul riuso dei dati pubblici». Nel senso che «andrebbe liberalizzato il mercato dei dati in possesso delle pubbliche amministrazioni, in modo che queste fossero incentivate a creare ed aggiornare in tempo reale 'prodotti' con la miniera d'informazioni a loro disposizione, mettendole in vendita o in licenza alle imprese».

Sabato, 01 Gennaio 2011


Leggi la versione breve di questo articolo
File multimediali correlati a questo articolo

5 foto
FOTO

Nessun commento

Per scrivere un commento è necessario registrarsi: Loggati - Registrati