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La farsa della banda larga
Digital divide all'italiana: da 1,5 miliardi a 100 milioni.
di Fabio Chiusi
«Cancellare il digital divide italiano costa 1,471 miliardi di euro», disse il 9 giugno 2009. No, per ridurlo «a zero» entro la metà del 2012 bastano 100 milioni di euro (leggi l'articolo), ha detto il 9 febbraio 2011. Il ministro dello Sviluppo economico, Paolo Romani, sembra avere le idee confuse su quanti soldi servano per consentire ai cinque milioni di italiani che ne sono attualmente sprovvisti di poter usufruire di una connessione a banda larga.
EMERGENZA DIGITALE. E dire che il nostro Paese è nel mezzo di una vera e propria emergenza: privo di un'agenda digitale (leggi l'articolo), insieme con la sola Libia nel resto del mondo, e con un ritardo infrastrutturale che ci consegna agli ultimi posti di tutte le classifiche di connettività, l'Italia ha un estremo bisogno di una politica seria ed efficace per la diffusione della connessione ad alta velocità.
Da 1,5 miliardi a 800 milioni di euro
Ma la serietà, finora, non sembra essere stata la cifra stilistica dell'attuale governo. Che ha iniziato a interessarsi di digital divide con il rapporto del superconsulente Francesco Caio a metà 2009. Dalle sue analisi è derivata la stima di 1,5 miliardi di euro di cui inizialmente parlava Romani, allora viceministro di Claudio Scajola. «Investire quasi un miliardo e mezzo potrebbe portare a un incremento del Pil di circa 2 miliardi», affermava Romani. «Studi Ocse fissano infatti a 1,45 il moltiplicatore congiunto del settore comunicazione sull'intera economia». Un dato che Romani ha ribadito nel consiglio dei ministri del 9 febbraio 2011 arrotondandolo per eccesso a 1,46.
FONDI PER 800 MILIONI. Ma se le opportunità non sembrano cambiate, è l'entità dei finanziamenti stanziati per sfruttarle ad avere subito nel tempo, tra promesse e smentite, un taglio netto. E progressivo. Inizialmente, infatti, la copertura finanziaria era prevista in più tranche, di cui la prima «fino a un massimo di 800 milioni». Che avrebbero dovuto essere stanziati, per il periodo 2007-2013, già con la legge 69 del 2009.
Il denaro sarebbe stato prelevato dai fondi aree sottosviluppate (Fas), previa delibera del Comitato interministeriale per la programmazione economica (Cipe). In aggiunta ai 264 milioni di finanziamenti pubblici «già stanziati» e ai 188 provenienti, in parti uguali, dai fondi comunitari e per la quota parte nazionale per le aree rurali con problemi di sviluppo.
Da 800 milioni a zero
Tutto bene, dunque? Non proprio. Degli 800 milioni in attesa di sblocco, con il passare dei mesi, si sono perse le tracce. E mentre i dubbi si moltiplicano, resta agli annali l'annuncio del ministro della Pubblica amministrazione, Renato Brunetta del 19 ottobre 2009: «Il piano è pronto», sostenne in un'intervista a Rtl 102.5, «manca ormai solo l'ultima spinta. Nell'arco di ottobre-novembre possiamo avere il via libera dal Cipe». L'obiettivo era ambizioso, ma Brunetta non aveva dubbi: «Conto di avere due mega di banda larga per tutti a partire dal 2010, perché solo attraverso una rete Internet efficiente possono passare documenti certificati per un cambiamento della burocrazia».
LETTA CONGELA I FONDI. Appunto. Il 4 novembre 2009, proprio quando l'arrivo dei finanziamenti sembrava imminente, il sottosegretario alla presidenza del Consiglio, Gianni Letta, congelò i fondi: «Il governo ha cambiato l'ordine delle priorità». E dunque niente 800 milioni fino a completo esaurimento della crisi economica. «Abbiamo dovuto riconsiderare le cose per dare la precedenza a questioni come gli ammortizzatori sociali», spiegò Letta. Ma niente paura: i fondi «stanno lì, non sono stati spesi né sciupati: una volta usciti dalla crisi si potrà riprendere l'ordine delle priorità, e la prima sarà la banda larga».
Da zero a 400 milioni di euro
E mentre l'avvocato e presidente dell'Istituto per le politiche dell'Innovazione, Guido Scorza, fa notare che nei resoconti delle sedute del Cipe di banda larga non si parla dal 21 dicembre 2007, il giallo s'infittisce. Il 16 novembre 2009, dopo sole due settimane dall'annuncio catastrofico di Letta, Scajola rispolverò le promesse: «Il governo approverà e finanzierà la banda larga prima della fine dell'anno», perché «riteniamo che sia un investimento prioritario da portare avanti. Il premier Berlusconi ne è convinto e io ne sono convinto».
CIFRA DIMEZZATA. Ma all'alba del 2010 degli 800 milioni non c'è traccia. In compenso il 9 marzo dell'anno scorso si parlò nuovamente di denaro pubblico in arrivo, ma la cifra era dimezzata. «Nel prossimo Cipe dovrebbero passare stanziamenti per i primi 400 milioni per la banda larga», assicurò Renzo Turatto, capo del dipartimento per la digitalizzazione e dell'innovazione della presidenza del Consiglio.
L'ultimo taglio, da 400 milioni a 100
Il 15 aprile 2010, mentre il trasferimento dai Fas restava un miraggio, arrivano gli incentivi statali. E insieme a sconti su forni, lavastoviglie e piani cottura ci sono anche 20 milioni di euro come «contributo per la linea Internet veloce per i giovani». Un aiuto di 50 euro a testa per ragazzi tra i 18 e i 30 anni che vogliano dotarsi di una connessione in banda larga.
Inutile dire che gli investimenti strutturali sono un'altra cosa. E continuano a mancare. Da allora più nulla, se non una lunga serie di studi che certificano, una volta di più, il ritardo digitale del Paese, come i rapporti di Akamai Technologies (leggi l'articolo) e il più recente studio della fondazione Rosselli (leggi l'articolo).
I 100 MILIONI NON BASTANO. Fino ai 100 milioni che, magicamente, dovrebbero risolvere il problema da qui a metà 2012. Una misura insufficiente e improvvisata, dicono le fonti interpellate da Lettera43.it, secondo cui la sera dell'8 febbraio, alla vigilia del Consiglio dei ministri che ha deciso l'intervento, sul tema banda larga non c'era nulla di deciso. Indiscrezioni che spiegherebbero come è stato possibile che il costo per cancellare il digital divide si sia ridotto di 14 volte in 20 mesi.
Giovedì, 10 Febbraio 2011

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