Tecnologia
IL DOSSIER
Jobs, disonesto drogato
A rivelarlo l'Fbi. Fu sotto controllo per incarico alla Casa Bianca.
La sua scomparsa ha fatto piangere tutto il mondo ma, come di consueto, ora è tempo di dossier e ricerche di ‘scheletri nell'armadio’ che possano macchiare la reputazione di ‘genio’ del compianto Steve Jobs. Nel 1991 l'Fbi indagava sull'allora giovane informatico, che già aveva fondato la Apple e l'aveva poi lasciata, in vista di un possibile incarico nell'amministrazione di George Bush senior. Il presidente lo voleva infatti nel prestigioso ‘Us president's export council’.
I SUOI OBIETTIVI PRIMA DI TUTTO. La notizia è venuta a galla giovedì 9 febbraio, dopo che la stessa polizia statunitense ha reso pubblica una ricerca di circa 200 pagine su richiesta del Wall Street Journal, e tra i dettagli è emerso che diversi individui hanno messo in dubbio l'onestà del lungimirante capo della ‘Mela’, affermando che «si trattava di una persona in grado di distorcere la verità e la realtà pur di perseguire i propri obiettivi». Inoltre, molte persone nutrivano seri dubbi «sulla sua etica e sulla sua morale».
FACEVA USO DI DROGHE PESANTI. Secondo alcune fonti, Jobs, che a quell'epoca aveva lasciato la Apple ed era a capo della società di computer NeXT, nel 1985 era stato vittima di una minaccia di un attentato dinamitardo e aveva in corso tre cause contro l'azienda di Cupertino, in California. Per decidere se dare il loro benestare per l'incarico alla Casa Bianca, gli agenti federali intervistarono decine di amici, vicini, familiari e colleghi del cofondatore di Apple, morto il 5 ottobre del 2011, per approfondire i racconti riguardo al suo uso di droghe, anche pesanti, come l'Lsd nel periodo in cui poco più che adolescente trascorse diversi mesi in India, e sul fatto che aveva una figlia, Lisa, nata nel 1978 e ignorata per anni.
Giovedì, 09 Febbraio 2012

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