SALUTE

Nomophobia, mania da cellulare

Una ricerca nel Regno Unito: il 66% degli utenti ha paura di perdere il telefonino.

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02 Marzo 2012

Ansia, giramenti di testa, attacchi di panico e nausea. Nei casi più gravi anche tremori, sudorazione eccessiva, dolori al petto e tachicardia. Sono questi i sintomi di una sindrome da terzo millennio. È la nomophobia, crasi di no mobile phobia. Ovvero la paura di restare senza il telefonino. Una fobia che pare in costante aumento.
A fotografare la situazione è stata la società di ricerche SecurEnvoy che ha effettuato un sondaggio online e ha scoperto che il 66% dei 1.000 intervistati nel Regno Unito teme di restare senza cellulare.
LE DONNE PIÙ AFFETTE DEGLI UOMINI. Pochi anni fa una rilevazione simile, aveva stimato che di nomophobia era affetto solo il 53% della popolazione. E se un tempo erano gli uomini a essere più spaventati dal rimanere senza telefono, nel 2012 sono le donne a temere di essere disconnesse dal mondo: ben il 70% delle intervistate contro il 61% degli utenti di sesso maschile.
Ma i ricercatori della SecurEnvoy hanno evidenziato per gli uomini che è più probabile abbiano due telefonini e il fenomeno potrebbe spiegare il dato.
A soffrire maggiormente di nomophobia sono le nuove generazioni: la fascia d’età che ha paura di affrontare la vita senza cellulare è quella che va dai 18 ai 24 (77%), seguita da chi ha tra i 25 e i 34 anni (68%).
IN PERICOLO LA SALUTE DEGLI UTENTI. La fobia da mancanza di telefonino, però, ha anche forti ripercussioni sulla salute degli individui. Chi si assicura in maniera ossessiva di non separarsi mai dallo smartphone, diventando addirittura vittima di attacchi di panico in caso di mancanza di ricezione o di batteria quasi scarica, si ritrova a fare i conti con un disturbo da cui guarire.
Vista la crescita del fenomeno, è stato addirittura attivato un portale (Nomophobia.com) che fornisce assistenza immediata per le emergenze.
Ma «per guarire serve curare l’ansia, bisogna abbassare il livello di attivazione», spiega a Lettera43.it Claudio Mencacci, direttore del Dipartimento di neuroscienze dell’ospedale Fatebenefratelli di Milano: «Il fobico ha una percezione distorta del pericolo e bisogna riportarlo alla normalità con tecniche di cura dell’ansia o con farmaci».

Per disintossicarsi, passare del tempo senza cellulare

In soccorso di chi è affetto da nomophobia accorre in aiuto anche la Rete. Il sito Allaboutcounseling.com offre un percorso per disintossicarsi dal bisogno di cellulare. Per prima cosa l'utente deve provare a immaginare come sarebbe vivere senza telefonino, poi provare a passare periodi di tempo sempre più lunghi senza essere costantemente connesso.
Oltre al progressivo distacco dall’oggetto della propria ossessione, gli psicologi consigliano anche altri trattamenti.
Innanzitutto essere informati e consapevoli del problema è già un primo passo. Utili le tecniche di rilassamento, come esercizi di respirazione, yoga e rilassamento dei muscoli per affrontare i sintomi fisici e psicologici della nomophobia.
C'È ANCHE LA SINDROME DI HIKIKOMORI. In una realtà in cui si cerca la connessione permanente con la Rete, la fobia da cellulare è una delle conseguenze dello sviluppo di internet e dei social network. Spiega Mencacci: «È in ascesa anche la sindrome di Hikikomori in cui i giovani non riescono a staccarsi dal computer». Tuttavia il fatto di non essere raggiungibili al telefonino «suscita vere e proprie angosce di panico»: «In questa categoria rientrano tutti coloro che hanno paura di non poter rimanere a lungo lontani dagli altri, come le mamme che se non sentono più volte al giorno i propri figli vanno in crisi». D’altronde l’uomo è pur sempre un animale sociale.

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