Telegram, perché l'Isis lo usa

Il suo sistema di crittografia l'ha reso il servizio di messaggistica più usato dagli islamisti. Eppure era nato per garantire la libertà di espressione. Intanto Daesh invita a non usare i social.

22 Marzo 2016

Consente di raggiungere una vasta platea di utenti proprio come Twitter e Facebook ma ha una caratteristica in più: garantisce un livello di sicurezza molto più alto grazie al suo complesso sistema di crittografia. È per questo motivo che i terroristi dell'Isis hanno scelto Telegram come app privilegiata per diffondere messaggi e inviare disposizioni.
CONVERSAZIONI CIFRATE. L'applicazione permette di stabilire conversazioni cifrate end-to-end (vale a dire tra i due dispositivi coinvolti) e di scambiare non solo messaggi vocali ma anche foto, filmati e file di qualsiasi tipo di dimensione fino ad 1,5 GB. Insomma, una piattaforma user friendly che garantisce rapidità nell'utilizzo. Telegram fa dell'inviolabilità dei suoi messaggi un punto di forza tanto che ogni anno organizza una competizione invita a forzare il proprio sistema di protezione dei dati mettendo in palio 30 mila dollari. Del resto la piattaforma è stata nata dopo che  i suoi creatori, NiKolai e Pavel Durov, rifiutarono di chiudere le pagine degli oppositori di Putin del loro social VK e per questo furono costretti a lasciare la Russia.
NEL 2015 L'INTRODUZIONE DEI CANALI. A spingere lo Stato islamico ad adottare la piattaforma è stato però un cambiamento introdotto il 22  settembre 2015: l'arrivo della funzione 'Canali'. Se prima con i messaggi broadcast era possibile inviare lo stesso testo a più persone contemporaneamente, senza creare un gruppo, con la nuova feature è possibile aprire un canale al quale tutti si possono iscrivere e ricevere gli aggiornamenti istantanei. Inoltre può avere un numero di iscritti illimitato. Al canale pubblico si può associare un link e uno username, che può essere trovato attraverso la funzione di ricerca.
MESSAGGI SENZA I VINCOLI DI TWITTER. Rispetto a Twitter offre la possibilità di utilizzare una chat privata senza i vincoli imposti dal social, in primis quello dei 140 caratteri. Insomma, almeno in teoria, dà la possibilità di organizzare azioni collettive simultanee. A Daesh non sono sfuggite le potenzialità della nuova funzione e da allora ha deciso di adottare Telegram come piattaforma principale per divulgare il suo verbo.
Proprio per questo motivo, e su richiesta di molti utenti, nel novembre 2015 i responsabili dell’app ha deciso di rimuovere 78 canali, alcuni di questi con oltre 10 mila follower, riconducibili a jihadisti.
La decisione non tocca però la possibilità di comunicare attraverso le chat private, che continuano a essere schermate. 
ISIS: USARE LA CRITTOGRAFIA. Secondo quanto riportato mercoledì 23 marzo dalla testata Daily Dot, Michael C. Smith II, un esperto di terrorismo dell'agenzia di consulenza Kronos Advisory, avrebbe rintracciato un messaggio Telegram in cui l'Isis invitava i terroristi belgi a evitare i social e usare la crittografia nelle comunicazioni.
Il canale attraverso cui l'appello è stato inviato appartiene ad Afaaq Electronic Foundation, il braccio tecnologico di Daesh.
NO AI SOCIAL MEDIA. Il messaggio chiede di «non usare Internet a meno che non si disponga di un sistema di crittografia» come Tor e Invisible Internet Project (I2P), oppure sistemi operativi come Qubes e Tails. Riguardo i social media la comunicazione dice di evitarli completamente, «di non condividere nessuna informazione». Tra le altre indicazioni ci sarebbe anche il consiglio di «mantenere la calma» e di «cambiare spesso location senza comunicarla a nessuno». Se l'autenticità del messaggio fosse confermata rivelerebbe che non tutti i componenti dell'Isis usano ancora la crittografia per restare anonimi.

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