Terrorismo, la guerra psicologica dell'Italia sui social

Persuasione tramite new media. Software e profili credibili. Per arginare l'Isis. Così il 28esimo reggimento ''Pavia'' fa scuola. I segreti del virtual engagement.

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02 Gennaio 2016

Il 28esimo reggimento ''Pavia'' in azione.

Il 28esimo reggimento "Pavia" in azione.

È la guerra psicologica dei soldati italiani.
In termini tecnici, Psychological operations (Psyops), infowar o comunicazione operativa.
È di quanto si occupa il 28esimo reggimento 'Pavia' dell'esercito, di stanza a Pesaro.
Erede tecnico del Reparto di supporto psicologico Monte Grappa, attivo durante la Guerra fredda, è una realtà che rientra tra le forze speciali dell'esercito italiano.
DALL'IRAQ ALLA LIBIA. Una peculiarità delle forze armate, alimentata da personale volontario e impiegata negli scenari di guerra, in particolare nei teatri operativi esteri in cui è attiva o è stata impegnata l'Italia, come Iraq, Afghanistan, Kosovo, Libano e Libia.
Un reggimento, chiamato anche i Verdi di Gorizia, che si comporta come una macchina del consenso.
COME UNA REDAZIONE. Può contare su una struttura molto simile a una redazione di un giornale, di una tivù, di una radio, con attività anche in Rete e nei social media.
Del resto in operazioni complesse sul campo avere dalla propria parte la popolazione locale è un fattore fondamentale nella prevenzione del rischio e nel controllo del territorio.

Battaglia virtuale sui social: i new media come arma di persuasione

L'Isis usa sempre di più Twitter: sono oltre 50 mila gli account di propaganda.

L'Isis usa sempre di più Twitter: sono oltre 50 mila gli account di propaganda.

Conosciuta più diffusamente come guerra psicologica, si tratta di un insieme di operazioni la cui finalità è quella di influenzare il sentiment e i comportamenti nei confronti delle truppe, la cui percezione è ovviamente anche di invasori in alcuni strati della popolazione locale.
RICORSO ALLL'ENGAGEMENT. Il 28esimo reggimento Pavia utilizza modalità di persuasione che vanno dal semplice volantinaggio o distribuzione di un giornale, all'inserimento in frequenze radio o televisive per la diffusione di messaggi, fino all'engagement.
Questa è una tecnica di conoscenza e negoziazione tra militari e leader locali, anche di piccoli villaggi, in modo da captarne la predisposizione a un dialogo positivo.
CONTRASTO AI MESSAGGI FUORVIANTI. Una specializzazione che ora, a livello internazionale, si indirizza verso il virtual engagement, ovvero l'utilizzo dei new media per le operazioni di persuasione psicologica.
In particolare sui social e internet, dove viene contrastata la diffusione di messaggi fuorvianti o propagandistici, utilizzati anche da gruppi vicini allo Stato islamico o comunque terroristici.
È qui che si combatte una battaglia fondamentale per il ruolo delle unità specializzate.
GESTITI MOLTEPLICI PROFILI CREDIBILI. La Rete è il campo su cui si scontrano i messaggi di odio di matrice terroristica e l'azione di contrasto alla informazione propagandistica di questi gruppi.
In linea generale, le azioni consistono nell'influenzare le conversazioni presenti sul social, grazie anche a software, che permettono di gestire molteplici identità differenti e credibili, con un “passato” e amicizie, in modo da cercare di persuadere i partecipanti a un gruppo o a un dibattito social.
Sostanzialmente vengono creati i cosiddetti sockpuppet, termine riferito al gioco di utilizzare un calzino con le mani per simulare un personaggio parlante.

Capacità riconosciute a livello internazionale: si parla di italian approach

Il califfo Abu Bakr al Baghdadi.

(© Ansa) Il califfo Abu Bakr al Baghdadi.

Le capacità di engagement del “Pavia” sono riconosciute in ambito internazionale.
Tanto che si parla di italian approach to peace-keeping.
E da poco è stato pubblicato un manuale, curato dal reggimento, con linee guida su questo tipo di tecnica.
LOTTA AL CALIFFATO. E dal 28esimo si sottolinea come i new media siano ormai una necessità per fronteggiare le minacce esistenti e rappresentino piattaforme complementari al tradizionale approccio face to face, allargando gli strumenti e le prospettive di ingaggio, anche per contrastare messaggi pericolosi come quelli diffusi dal Califfato.
Il reggimento Pavia, con l’attuale destinazione operativa avvenuta nel 2004, è formato da soldati specializzati, con una preparazione professionale maturata anche con percorsi di studi artistici.
IMMIGRATI NEL PERSONALE. Al suo interno si trova, inoltre, personale rappresentato da immigrati di seconda generazione, utilizzati per le fondamentali conoscenze linguistiche.
Il 28esimo è compreso all'interno del Comando delle forze speciali dell'esercito (Comfose), insieme con i paracadutisti del Col Moschin e della Folgore.
Una scelta che ha destato in passato qualche perplessità in alcuni analisti militari.
TRE DIVERSE SPECIALIZZAZIONI. ll reggimento Pavia può contare su tre compagnie, ciascuna con la propria specializzazione: stampa e internet, con la produzione di materiale come volantini, poster e siti; tivù-radio con una regia e uno studio di registrazione; e la cosiddetta compagnia 'disseminazione', con l’uso di altoparlanti sui mezzi per la diffusione di messaggi.
Un esempio di operazione di disseminazione di volantini è stata quella realizzata in Libia nel 2011, a Tripoli, con messaggi rivolti alla costruzione di uno Stato nuovo «lontano da Gheddafi».

L'esempio americano: in Iraq radio locali gestite dalla Cia

Saddam Hussein, leader assoluto dell'Iraq dal 1979 al 2003 in un regime considerato dittatoriale.

(© Getty) Saddam Hussein, leader assoluto dell'Iraq dal 1979 al 2003 in un regime considerato dittatoriale.

Gli Stati Uniti le tecniche di Psyops vengono realizzate da lungo tempo e rappresentano un riferimento imprescindibile.
Dalla Guerra fredda e dopo gli attacchi dell'11 settembre, la strategia non convenzionale degli Usa si è affinata.
La Nato in una delle sue pubblicazioni ricorda come in Iraq (nella seconda guerra del Golfo) si siano utilizzate diverse tecniche di 'Psyops bianche', come i volantinaggi, ma anche quelle “nere”: un esempio sono state le stazioni radio formalmente gestite da popolazione locale, ma in realtà organizzate dalla Cia, come Radio Tikrit.
MESSINSCENA SU SADDAM. In un primo momento forniva giudizi più che positivi per il regime di Saddam Hussein, salvo poi cambiare progressivamente orientamento fino alla critica aperta.
Una messinscena utile e che ha successo finché regge.
Altro esempio è stato l'invio di messaggi di posta elettronica direttamente ai dirigenti del partito Baath in modo da persuaderli ad arrendersi, altrimenti si sarebbe pagato un prezzo in termini personali.
FACEBOOK WARRIOR BRITANNICI. Esiste poi una specifica task force all'interno della 77esima brigata della Gran Bretagna, conosciuta come i “Facebook warrior', anche questi impegnati nella guerra psicologica che corre sui social media.
C’è da dire, inoltre, che l’arma della persuasione, con una sorta di veste istituzionale, è utilizzata anche dalla controparte.
MESSAGGI TALEBANI VIA RADIO. Basti pensare a Radio Shariat, una stazione radiofonica con cui i talebani dell’Afghanistan trasmettevano i loro messaggi religiosi e i media stranieri apprendevano le comunicazioni del regime, fino a quando gli Stati Uniti non decisero di bombardarla, usando poi le stesse frequenze per trasmettere musica, bandita dai talebani.
I quali presero la contromossa di riaprirla su frequenze mobili differenti per ogni trasmissione e in orari notturni per poi spostarla su internet come web radio. Anche così si fa la guerra.

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Canoi 04/gen/2016 | 10 :42

Sono sicuro che i nostri fanno meglio degli americani.

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