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Consigliere dissidente

D'Angelo boccia Agcom sul diritto d'autore online.

di Fabio Chiusi

Articolo in versione breve

La delibera dell'Autorità per le garanzie nelle comunicazioni 668/2010 arriverà alla sua stesura definitiva soltanto nelle prossime settimane. Ma la polemica è aperta. I critici, come l'avvocato Fulzio Sarzana, ne hanno parlato come della «più forte minaccia alla libertà di espressione in rete mai fatta in Italia».
L'Agcom ha replicato per bocca di sue due commissari, Stefano Martusciello e Stefano Mannoni, tacciando gli oppositori di demagogia, pressappochismo, disinformazione. Ma non tutti nell'Authority la pensano allo stesso modo. Il consigliere Nicola D'Angelo, il primo relatore del testo, è stato rimosso dal ruolo per aver avanzato serie perplessità sull'impianto di un regolamento che darebbe a un'autorità amministrativa, sostiene, competenze riservate finora all'autorità giudiziaria e al Parlamento. In particolare, quella di chiudere e far sparire i siti ospitanti contenuti in violazione della disciplina sul diritto d'autore.
«VOGLIONO CONTROLLARE LA RETE». Interpellato da Lettera43.it, D'Angelo ne riconduce la logica a quella del criticatissimo decreto che porta il nome del ministro per lo Sviluppo economico, Paolo Romani. Il cui intento, trasmesso alla delibera, è di regolamentare la rete allo stesso modo in cui si è regolamentata la televisione. Il consigliere 'dissidente' non risparmia critiche alle opposizioni, che non si sono spese come avrebbero dovuto per segnalare il pericolo derivante dalla delibera. E lancia un allarme di più ampia portata: è in atto, a livello globale, «un tentativo di controllare la rete».  

Lunedì, 20 Giugno 2011 © RIPRODUZIONE RISERVATA


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