INTERNET & LEGGI

Agcom e il bavaglino

Ok alla delibera che ha scatenato la bufera in Rete.

di Fabio Chiusi

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06 Luglio 2011

Lo schema di delibera sul diritto d'autore che tante proteste ha suscitato negli scorsi giorni in Rete è stato approvato il 6 luglio dall'Autorità per le garanzie nelle comunicazioni riunita in consiglio con sette voti favorevoli, un astenuto e un voto contrario. Quello del consigliere 'dissidente' Nicola D'Angelo. Contrariamente a quanto circolato nei scorsi giorni il commissario Gianluigi Magri resterà relatore del provvedimento.
CONSULTAZIONI PER 60 GIORNI. L'Agcom, dopo una discussione iniziata alle 10.30 del mattino e terminata soltanto nel primo pomeriggio, ha tuttavia previsto un ulteriore round di consultazioni di 60 giorni per discutere il testo approvato. Lo schema prevede che, per la rimozione dei contenuti coperti da copyright, «la procedura dinanzi all'Autorità è alternativa e non sostitutiva della via giudiziaria e si blocca in caso di ricorso al giudice di una delle parti». La procedura, inoltre «non prevede alcuna misura di inibizione dell'accesso ai siti internet».

Calabrò: «Eliminate le ambiguità»

Secondo il presidente Corrado Calabrò, la nuova versione del regolamento elimina «ambiguità e possibili criticità, fugando così qualsiasi dubbio sulla proporzionalità e sui limiti dei provvedimenti dell'Autorità e sul rapporto tra l'intervento amministrativo e i preminenti poteri dell'Autorità giudiziaria».
«DIBATTITO APERTO A TUTTI». «L'articolato», ha aggiunto Calabrò, «verrà ora sottoposto a una nuova consultazione pubblica che prevede un ampio termine per far pervenire osservazioni e suggerimenti». Il fine è «stimolare un dibattito approfondito e aperto a tutti i contributi e a tutte le voci della società civile, del mondo web e di quello produttivo, della cultura e del lavoro».
Calabrò si è inoltre detto disponibile «a un'audizione presso le competenti Commissioni parlamentari sullo schema di regolamento qualora il Parlamento lo ritenga opportuno».

Una parziale retromarcia

Diverse le innovazioni contenute nella delibera, che vanno nella direzione di un ammorbidimento rispetto alla bozza di dicembre 2010. Difficile pensare basti a smorzare la protesta, ma si tratta di una parziale retromarcia. 
L'AGCOM NON POTRÀ INIBIRE SITI ESTERI. Tra i ripensamenti, lo stralcio della parte che conferisce all'Agcom l'autorità di inibire i siti esteri. Il comunicato dell'Authority lo sottolinea e scrive in grassetto: «La procedura non prevede alcuna misura di inibizione dell'accesso a siti internet». Qualora il sito estero non ottemperi l'Agcom non potrà più fare da sé. Come precisa il comunicato, invece, «il caso verrà segnalato alla magistratura per i provvedimenti di competenza». Specificando inoltre che l'intervento «non si rivolge all'utente finale, né interviene sulle applicazioni peer-to-peer» e che «non limita la libertà di espressione e di informazione».
LE DUE FASI DELLA RIMOZIONE DEI CONTENUTI. Il meccanismo a tutela del diritto d'autore opererà in due fasi: nella prima il gestore del sito, ricevuta una segnalazione di un contenuto in violazione del copyright, potrà procedere entro quattro giorni a rimuovere il contenuto oggetto della segnalazione. Nella seconda, qualora l'esito della fase uno «non risulti soddisfacente per una delle parti, questa potrà rivolgersi all'Autorità, la quale, a seguito di un trasparenti contraddittorio della durata di 10 giorni, potrà impratire nei successivi 20 giorni (prorogabili di altri 15) un ordine di rimozione selettiva dei contenuti illegali o, rispettivamente, di loro ripristino». 
I termini, dunque, si allungano rispetto alle 48 ore per la rimozione e i 5 giorni per il contraddittorio della versione precedente. E a usufruire dell'Autorità saranno non più solo i titolari dei diritti, ma anche il semplice utente.  
In ogni caso, la procedura dinanzi all'Agcom sarà «alternativa e non sostitutiva della via giudiziaria», e dunque «si blocca in caso di ricorso al giudice di una delle parti». 

Esclusi i siti amatoriali, protetto il diritto di cronaca

Un'altra significativa novità consiste nella precisazione, prima assente, che la procedura non riguarda «i siti non aventi finalità commerciale o scopo di lucro; l'esercizio del diritto di cronaca, commento critica o discussione; l'uso didattico e scientifico; la riproduzione parziale, per quantità e qualità, del contenuto rispetto all'opera integrale che non nuoccia alla valorizzazione commerciale di questa». 
Il testo, in ogni caso, è ancora limabile, dato che le consultazioni previste non avranno decorrenza immediata, ma dalla pubblicazione in Gazzetta Ufficiale. Per una versione definitiva della delibera, dunque, si potrebbe dover attendere fino a ottobre 2011.

© RIPRODUZIONE RISERVATA

agenor 07/lug/2011 | 15:49

abolire dirautore
continui gli intollerabili attacchi alla libertà della rete,adesso ci provano col pretesto del diritto d'autore,il diritto d'autore nel 3 millennio è una bufala,ormai tutti copiano da tutti,in pratica impossibile esprimere qualcosa di nuovo,di originale veramente non c'è in sostanza nulla;è l'ora che sia abolito,ed abolita la SIAE.

meobirba 07/lug/2011 | 08:54

e' la solita manovra dei nostri politici
tirano un sasso, poi intorbidano le acque.
alla fine nessuno ci capisce nulla e ciascuno dice la sua... fino a quando quella pietra ricompare, tirata da mani esperte in testa a qualcuno... embeh? e poi non lo sapevate gia'? vi diranno che e' la legge.
poveri pirla.
ma cmq , dietro tutti questi remesci ci sta una volonta' , dappertutto, di imbavagliare la popolazione attiva e pensante.
la rete e' un lievito che sta fermentando la massa del pane.
il pane e' il popolo.
Come disse qualcuno : una nuova idea non si propaga fino a che non raggiunge la massa critica . poi la nuova idea soppianta la vecchia e sembra impossibile che prima fosse quella dominante.
Pensateci ragazzi.
Tocca ai giovani.
Io le mie battaglie le ho gia' fatte.

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