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Tecnologia 

ECO-TREND

Baratto in Rete

Reoose, il sito 2.0 che regala una seconda vita agli oggetti.

di Fiorella Taddeo

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Le tutine del bebè, i cd mai ascoltati, quella ingombrante credenza che non ci piace più. Quanti oggetti inutili o inutilizzabili custodiscono le nostre case? Se amici e parenti non li vogliono, se venderli è un'impresa impossibile, il destino di tutte queste cose non è altro che la discarica. O forse no. Da circa un mese, un'alternativa c'è, rigorosamente online. Ed è figlia della generazione 2.0: si chiama Reoose, il primo eco-store del riutilizzo e del baratto asincrono dove si possono scambiare, senza soldi, tutti quegli oggetti che non si usano più, o che non si sono mai usati, e di cui vorremmo disfarci.
UNA SECONDA VITA AGLI OGGETTI. Il funzionamento è semplice. È necessario iscriversi al sito, caricare le immagini degli oggetti a cui si vuole regalare una “seconda vita” e aspettare di essere contattati. Ogni oggetto ha un valore espresso non in denaro, ma in crediti che varia a seconda del tipo di prodotto, della categoria di appartenenza e dallo stato, se nuovo o usato.
L''ACQUISTO' CON I CREDITI. Con la “vendita” dell'oggetto, si acquisiscono crediti che potranno in futuro essere utilizzati per acquistare oggetti di cui si avrà bisogno. Altrimenti si possono donare ad una delle onlus partner di Reoose che li potranno spendere per fare fronte alle proprie esigenze.
LA SCELTA E LO SCAMBIO ASINCRONO. Il sistema dei crediti permette quindi di far evolvere il concetto di baratto che non necessariamente deve avvenire con lo scambio simultaneo di due oggetti. Da un “rifiuto” (il bene da scambiare) si ottiene un “valore” spendibile anche successivamente e che è rigorosamente prestabilito.
LA MARCA NON CONTA NULLA. Non sono infatti gli utenti a fare il prezzo. I beni sono valutati all'origine a seconda della funzione che svolgono e caratteristiche come marche o brand non incidono sul valore complessivo.
E infatti tra le categorie di prodotti si trova di tutto: dalle borse ai giocattoli, dagli oggetti non funzionanti come i vecchi computer a quelli “inguardabili”, come un paio di scarpe dall'ardito abbinamento di colori.

Da una semplice idee un progetto rivoluzionario

Il sito è in pieno work in progress. Nel primo mese di vita, si contano circa un migliaio di iscritti e ogni giorno si registrano nuove adesioni. Gli oggetti più cercati e scambiati? I ciucci per i neonati, ma anche i fumetti vanno forte. «Puntiamo molto sulle mamme e sui neogenitori. È la fascia in un certo senso più sprecona: molti prodotti per bambini servono solo per poco tempo ed è un peccato che vadano poi persi», ha sottolineato Irina Torgovitzkaja che con il marito, il creativo Luca Leoni ha ideato Reoose.
«E in effetti l'idea del portale ci è venuta da quando siamo diventati genitori, pensando al futuro dei nostri figli. Viviamo in un'epoca dove si spreca troppo ed è assurdo pensare che si debbano gettare oggetti magari per noi inutili ma che potrebbero servire a tante persone che non conosciamo».
SCAMBI A CHILOMETRO ZERO. Gli scambi stanno avvenendo un po' in tutta Italia. Gli utenti infatti sono distribuiti praticamente su tutto il territorio, con un addensamento maggiore nei grandi centri, come Milano, Bologna e Napoli. La diffusione capillare del sito servirà tra l'altro a favorire gli “scambi a chilometro zero”, prediligendo così il baratto di prodotti tra persone che abitano nello stesso quartiere, nella stessa città o nella stessa regione.
Dalla necessità di risparmiare all'inizio di nuove amicizie, il passo potrebbe essere breve. In tempi di crisi e incertezza per il futuro, la nascita di una comunità del baratto che al beneficio economico associa quello sociale non sembra una idea bizzarra.
COL WEB UNA NUOVA FILOSOFIA. E nel concreto qualcosa sta già avvenendo. Il baratto si sta diffondendo tantissimo e in tutto il mondo, ha commentato Irina. Basta fare un ricerca su Google e rendersene conto.
Il consumismo è cresciuto in modo mostruoso, ma la gente non ha soldi. Si diventa più attenti a scegliere quello che serve e a tralasciare il superfluo. Così si fa strada il desiderio di comunità e di unirsi per migliorare le cose: «ce ne siamo resi conti vedendo l'interesse crescente per questa idea. In fondo oltre il risparmio, i benefici potrebbero essere anche tanti altri».

Domenica, 02 Ottobre 2011


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