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Tecnologia 

WEB

Italia, Medioevo digitale

Flop del censimento online: i numeri del ritardo tecnologico.

di Fabio Chiusi

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Da qui al 2015 l'Italia si gioca 18 miliardi di euro di crescita con il digitale. È la differenza tra la stima operata dal Boston consulting group (Bcg) nel caso in cui lo sviluppo dell'internet economy del Paese dovesse continuare a procedere a rilento e quella se l'Italia riuscisse, una buona volta, a esprimere al meglio il suo potenziale.
IN GIOCO ALMENO L'1% DEL PIL. In ballo c'è l'1% del Pil: lasciando il Belpaese al fondo delle classifiche di diffusione e velocità della banda larga, ma anche degli indicatori che misurano la cultura digitale, il ricorso a e-commerce e advertising e gli investimenti in innovazione, il contributo dell'economia della Rete costituirebbe, tra quattro anni, il 3,3% del Pil, per una cifra di 59 miliardi. Provando a risalire la china, i miliardi diventerebbero 77, il 4,3% del Pil.
Serve tuttavia una inversione di tendenza, perché secondo lo studio della società di consulenza la internet economy italiana nel 2010 è sì cresciuta rispetto al 2009, ma solo di un decimale: dall'1,9 al 2% del Pil, per un incremento di valore da 28,8 a 31,6 miliardi.

Italia al Medioevo digitale

I frutti sarebbero sostanziosi. Secondo uno studio Ericsson pubblicato il 1 ottobre 2011, raddoppiare la velocità di connessione comporterebbe un ulteriore aumento dello 0,3% del Pil. Mentre indiscrezioni filtrate da un rapporto McKinsey dedicato all'Italia, e di prossima pubblicazione, fanno pensare che un incremento nella diffusione del 10% lo alzerebbe ancora dell'1%.
Qualche segnale incoraggiante per un cambio di marcia, in effetti, c'è. Tanto che Bcg ha scritto che «il 2010 è stato l'anno della svolta» per la internet economy italiana. Con un aumento del 16% del numero di utenti online, del 14% dell'utilizzo del commercio elettronico, dell'11% dei domini registrati.
DELUSIONE DA CENSIMENTO ONLINE. Ma il lavoro da fare è molto, come testimoniato anche dal recente collasso del sito dell'Istat per il primo censimento online.
Per organizzarlo al meglio, si potrebbe partire dagli aspetti in cui le posizioni da scalare, nelle classifiche dei più autorevoli rapporti del mondo, sono diverse, se non tutte.
Eccone una fotografia. Il ritratto che ne esce è quello di un medioevo digitale da cui l'Italia proprio non riesce a uscire. Tutti i dati sono tratti dai rapporti State of the internet di Akamai Technologies per il primo quarto del 2011 (agosto 2011); Fattore internet, come internet sta trasformando l'economia italiana, di Bcg e Google (aprile 2011); internet matters di McKinsey (maggio 2011); Cittadini e nuove tecnologie, dell'Istat (dicembre 2010). 

Banda larga in affanno

- L'Italia è al 20esimo posto nell'Unione europea rispetto sia al possesso di internet sia alla qualità della connessione. Il tasso di penetrazione del web nelle famiglie con almeno un componente tra i 16 e i 64 anni è infatti del 59%, contro una media europea del 70%.Cifre simili si registrano in Spagna (59%) e Lettonia (60%), mentre Paesi come Olanda, Lussemburgo, Svezia e Danimarca si attestano su valori superiori all'86%.
Il tasso di penetrazione della banda larga, invece, è del 49% rispetto a una media Ue del 61%. Stesso risultato per la Slovacchia, mentre il Portogallo è al 50%.
- In Italia la velocità media di connessione è 3,7 megabit al secondo (Mbps). La media europea è 5 mbps.
- Nel Belpaese soltanto l'11,4% delle connessioni supera i 5 Mbps (high broadband). Solo la Grecia fa peggio, in Europa. La media globale è 25%.
Paesi come la Romania e la Lettonia hanno percentuali rispettivamente del 51 e 44%.
- In Europa soltanto sette Paesi su 23 utilizzano ancora connessioni di velocità inferiore ai 256 kilobit al secondo (kbps), o narrowband. L'Italia non solo è tra loro, ma è in vetta alla classifica, con lo 0,9% di penetrazione. In Francia è allo 0,3%.
- Nessuna città italiana figura tra le 100 con il picco medio di velocità di connessione più elevato al mondo. Del resto, il valore medio registrato nel primo quarto del 2011 in Italia (14.877 kbps) è addirittura inferiore a quello rilevato nel secondo quarto del 2009 (17.137 kbps).
- Tra le 100 con la velocità media di connessione più elevata al mondo, non ci sono città del nostro Paese. Ci sono invece Riga, in Lettonia; Iasi e Costanza, in Romania; Brno, in Repubblica Ceca. E Valencia, in Spagna.
- L'Italia è la prima fonte di traffico al mondo legato agli attacchi da Reti mobili.

Le bocciature di Bcg e McKinsey

- L'Italia è al penultimo posto della classifica del 'Bcg e-Intensity Index', un indice che misura la disponibilità e l'utilizzo di internet nelle nazioni Ocse. I punti totalizzati sono 63, meglio della sola Grecia (54). Spagna (86), Francia (105), Germania (120) e Regno Unito (128) sono lontanissime. Per non parlare della vetta, occupata dalla Danimarca con 140 punti. Diretti concorrenti sono invece i Paesi dell'Est come Polonia (65), Slovacchia (70) e Ungheria (76).
L'e-intensity è molto diversa tra Nord e Sud del Paese, con la Valle D'Aosta che totalizza 74 punti, e la Calabria ai livelli di Atene (54 punti).
- Negli ultimi cinque anni il contributo di internet alla crescita del Pil è stato in media del 21% nelle economie del G8. In Italia è stato, invece, del 12%.Francia (18%), Gran Bretagna (23%) e Germania (24%) sono lontanissime.
- Il nostro Paese occupa il terzultimo posto nella classifica compilata da McKinsey secondo il suo “Internet leadership supply index”, che misura il contributo di un Paese all'interno dell'ecosistema globale della Rete. Il valore ottenuto dall'Italia è 19. La Germania è a 25, la Francia a 27, la Gran Bretagna a 39.Tra gli aspetti considerati dall'indice, la «preparazione al futuro», ossia una misura anche degli investimenti in ricerca e sviluppo effettuati.
Il risultato dell'Italia è particolarmente negativo: 8 punti contro i 23 della Francia, i 27 della Gran Bretagna e i 31 della Germania. Il primo posto spetta alla Svezia, con 87.
- L'Italia è penultima nella classifica compilata sempre da McKinsey secondo il 'i4F Internet ecosystem index' che misura quattro aree chiave dello sviluppo del digitale: capitale umano, capitale finanziario, infrastrutture e ambiente di business.
l risultato ottenuto dall'Italia è 31, contro il 76 degli Stati Uniti, che occupano la prima posizione. Il Belpaese in particolare è ultima per quanto riguarda la variabile capitale finanziario, e accusa 23 punti di distacco da Francia, Germania e Gran Bretagna quanto a infrastrutture.
Abisso anche per quanto riguarda il capitale umano: 27 punti contro i 47 della Francia, i 49 della Germania e i 53 della Gran Bretagna.

Lunedì, 10 Ottobre 2011


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In Italia il ritardo digitale costa 18 miliardi.

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Commenti (4)

saver 15/nov/2011 | 16:45

Italia, Medioevo digitale
Il discorso è molto articolato. In primis, smanettare su di un IPad, non ci fa recuperare un gap informatico, così come aggiungere amici alla nostra utenza censita su di un social network, sicuramente non ci abilita ad essere cittadini dell'era digitale. Qua si parla di altro. Diffusione della Società dell'Informazione e superamento del Digital Divide!!! Ho il dubbio che se si fa un censimento in Italia sulla conoscenza di tali termini, credo che difficilmente si arrivi intorno al 20 forse 30%. Si parla di diffusioni dei servizi internet offerti (ad esempio censimento on line) e una banda tale da far riuscire a completare una transazione tramite la rete (ad esempio riuscire a completare il censimento on line senza problema, indipendentemente da quanti siano contemporaneamente collegati allo stesso servizio!!!) Ma la cosa più grave che per gli Enti istituzionali le cose non vanno meglio: i siti dei Comuni, ad esempio dovrebbero essere tutti registrati nel dominio GOV.IT, gli Albi Pretori oramai dovrebbero essere tutti on line e banditi, oramai da quasi un anno, quelli di tipo cartaceo; domanda:"Con quali operatori, se tutto il personale non conosce manco dove si accende il computer!! (non sempre per colpa loro, ovviamente)". Potrei continuare, ma a che serve se poi chi ci governa non capisce l'utilità di ciò. Concludo:> Una cosa è la Ferrari. un'altra è avere infrastruttre tali da far correre le nostre superveloci auto, per capirci!!!

maxbord 18/ott/2011 | 11:44

Banda larga????
Ma se vogliono castrare la rete, di quale progresso stiamo parlando?!?

a_device 11/ott/2011 | 00:09

Digitale ?
Italia, medioevo ....e basta, altro che digitale !!

bond 10/ott/2011 | 19:14

Non è vero !!!!!!
Quando nell'aula del parlamento di palazzo Grazioli, riprendono i deputati dall'alto, essi sono tutti intenti a toccare l'I PAD. Quindi da un parlamento così digitalizzato e avanti anni luce dal più evoluto paese del mondo, anzi dell'universo, cosa si può fare di più ?????

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