Tecnologia
TWITTER E DINTORNI
Dobbiamo temere il bimbominkia che è in noi
Sempre connessi, modaioli e tecnologici. L'invasione degli eterni giovani.
di Massimo Del Papa
Piccoli Peter Pan regrediscono. Aiutati dalla società mammifera, da internet, dai cosiddetti social network che in realtà sono quelle cose che non esistono però sono piene di gente infantile che le stipa di bimbominkiate così che possano valere sul mercato intorno ai 100 miliardi di dollari, come Facebook, e così quotarsi in Borsa.
OBIETTIVO PLAYSTATION. Bimbominkia, proprio così. Entità che spopola in Rete, la quale di per sè la definisce, anzi non la definisce affatto. Tutt'al più la identifica con un individuo dai nove ai 18 anni tutto perso a vestirsi modaiolo, fare boccacce alla telecamerina del computer o del cellulare, se capita a spogliarsi e, ci mancherebbe, a investire il suo futuro in Playstation.
LA VERSIONE 2.0 DEL MOCCIOSO. Niente di nuovo sotto il sole, come si vede, al netto degli aggiornamenti tecnologici imposti dallo Zeitgeist. Praticamente la versione 2.0 dei soliti mocciosi riccastri, odiosi, che ti auguri sempre di veder finire sotto un rullo compressore.
Di quelli che negli Anni 80 sembravano usciti da una puntata di Drive in (che, con i suoi personaggini, il Paninaro, il Bocconiano, già sviluppava l'effetto cialtronico: fingo di metterli alla berlina e intanto li promuovo).
Giusto l'altro giorno si correva in galleria a coprirsi di felpe Fruit of the loom e di Fiorucci. Ieri si andava in giro a fare il wild boy coi pollici in su.
CHAT, VORTICE DI INCONSISTENZA. Poche ore fa si correva ad attaccare tonnellate di «lukketti» a ponte Milvio, tentando di farlo crollare (nella speranza che sotto ci passasse Federico Moccia). Oggi si cinguetta o si chatta in un vortice di autoreferenziale inconsistenza (ma pur sempre nelle divise imposte dalle griffe del momento). Domani si vedrà. Ogni giorno ha la sua pena, ogni tempo la sua moda demenziale.
MERCATO, MOTORE DI MINKIATE. Dev'essere il mitico mercato, che sarà pure il motore immobile del mondo, ma quando c'è da alimentare minkiate è infallibile: saturata ogni nicchia consumistica, prosciugato ogni segmento sociale, questo ineffabile mercato sa sempre ricominciare da capo: le ultime fermate conosciute furono dapprima gli anziani, che lo sciocchezzaio ideologico Anni 70 definiva «un nuovo proletariato» e la più concreta real-pubblicità individuò invece come un target da aggredire. Quindi fu la volta dei/delle single (stessa storia). Arrivata al capolinea, qualche testina pensante, qualche manina invisibile, dev'essersi detta: «Qui bisogna ricominciare da capo». E allora sotto con gli odiosi mocciosi di tutte le età, o per meglio dire senza età, liftati, ridefiniti e minkiati.
Quando conquistano poltrone di Palazzo
I guai sono tanti. Il primo è che la reale fascia di età dei bimbiminkia si estende in effetti dai 5 ai 95 anni. Il bimbominkia, virtualizzato se non vaporizzato, non cresce mai, non sarebbe tale, anzi più invecchia e più rincoglionisce: è la sua nicchia d'irresponsabilità, il suo alibi contro la realtà: «Son nato bimbominkia, che cosa ci vuoi far».
LE BIMBOKARRIERE DA CASTA. E così persiste in comportamenti che sarebbero deliranti già in quota asilo. Qualche bimbominkia recentemente l'abbiamo sentito pontificare anche da autorevoli scranni, per esempio mentre marchiava come «sfigati» i suoi dissimili per questioni di laurea o di censo. Poi magari si scopre che se sono arrivati dove stanno, loro, è proprio perché la family (minkia, che famiglia) li aveva allevati, scortati e sostenuti nella loro bimbokarriera.
LA NEGAZIONE DEL LINGUAGGIO. L'altra controindicazione è il linguaggio, anzi la negazione del medesimo. Perché, senza scomodare Ludwig Wittgenstein per carità, il minkiagergo non ha senso, non ha significato e neppure significante. Non è niente. Versi, rutti virtuali, che tuttavia alluvionano quella terra di tutti e di nessuno che è la Rete (e quindi, per travaso, anche il mondo reale: basta scorrere qualche pensierino scolastico di minkialiceali e perfino minkiauniversitari: altro che parole in libertà, lo stesso Achille Campanile si suiciderebbe leggendo).
ESTETICA DELIRANTE. Ne deriva una Weltanschauung graniticamente fondata sull'estetica-minkia. «Tipo cioè che uno vabbè già sta sclerato random, cioè va-po-rizza-ti». La conseguenza è una fragrante irresponsabilità nazionale, continentale, planetaria.
Bimbominkia si nasce, non si diventa: e lo si resta nei secoli dei secoli, così sia.
Da Twitter e Facebook alla «vaporizzazione» del concetto
Per il bimbominkia, va da sé, meglio internet che la vita, meglio la Rete che il libro. Pochi mesi fa, il Corriere della Sera lanciava l'allarme: «Invece di leggere, un bimbo su sei passa sempre più tempo a messaggiare con gli amici e a spedire mail o a chattare sui social network come Facebook e Twitter». A confermarlo era uno studio dell’inglese National Literacy Trust effettuato su oltre 18 mila bambini fra gli otto e i 17 anni di 111 scuole della Gran Bretagna.
LA RIVINCITA DELL'HOMO VIDENS. Occhio, che qui si parla di bimbi, di infanti, fascia d'età prepuberale. Questi disimparano a leggere senza prima avere imparato. Aveva ragione Giovanni Sartori: l'homo (anzi, il bimbo) videns ha preso il posto del sapiens, mala tempora currunt. Perché? Perché se l'estetica-minkia si abitua a identificare qualsiasi rigurgito concettuale con una immagine cotta e mangiata, il gioco funziona finché il confuso concetto esprime una confusa solidità: una sedia, uno smalto per unghie, un capo firmato, un iPad. Ma provate a far capire ai bimbiminkia l'idea (per esempio) di dolore, infinito, democrazia: si va-po-rizzano.
IL RITORNO DEL SELVAGGIO PRESOCIALE. I risultati son sotto gli occhi di tutti: bimbiminkia, sì, ma sempre più isterici, irresponsabili e violenti. Perché dove la mente si arena, torna il selvaggio presociale, che non è detto sia poi così tanto buono.
Dove il cervello non riesce a esprimere una sensazione, arriva la mazzata. Dove il problema non presenta soluzioni articolate, scatta la più brutale: il rasoio, e non di Occam.
LETTORI DI SMS. Dice lo studioso britannico Jonathan Douglas: «La tecnologia ha ormai invaso la vita degli adolescenti, condizionandone anche le scelte di lettura. Non a caso gli sms sono la forma di comunicazione scritta più letta dai bambini di ogni età, seguiti dalle mail e dai social network».
Douglas forse ci va anche leggero. La tecnologia ha il suo peso, così come ce l'hanno la pubblicità demenziale. I filtri sociali razionali sono saltati, se mai avevano funzionato. E la conclusione è talmente agghiacciante che evitiamo accuratamente di prospettarcela: e se bimbiminkia non fossero quelli degli altri, se fossero anche i nostri, se fossimo noi?
LA DEGENERAZIONE DEL FANCIULLINO. Se il fanciullino-minkia che è in noi avesse vinto, uccidendo ogni altra persona?
«Comunque, vabbè, dai, cioè, squagliati, vafangul, hai visto quello che ha vinto Sarremo, Casino, Casillo, Alessandrocasillo, ma che ne so, cioè quindicianni c'ha, cioè hai visto che felpa che c'ha, la voglio la voglio la voglio sennò mi violento, scappo di casa, mi vaporizzo e poi non tuitto più».
Martedì, 21 Febbraio 2012
(2)
bah
Navigo in rete da quando c'erano i modem a 56k, saranno 20 anni, e ho solo sentito usare il termine "bimbominkia" semplicemente per marcare dispregiativamente la differenza di età tra, ad esempio, un 16enne e un 14enne. In effetti tutti a quell'eta si sento "superiori" a chi ha qualche anno in meno.
Attendiamo altre definizioni fantasione, chessò, di termini come "loggarsi" o "bannato", chissà cosa diventano nella testa di un giornalista che non sa cosa scrivere.
A proposito... questo articolo è da "facepalm" (per evitare altri voli pindarici.. sta per "ussignur!")
magistrale
come dice Seminerio : "la clessidra sta finendo i granelli di sabbia"
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