L'INTERVISTA

Carvin: «I blog non si toccano»

Perugia, il guru di Twitter sulle parole del ministro Severino: «La Rete resti uno spazio franco».

di Matteo Corgnati

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27 Aprile 2012

Le dichiarazioni choc di Paola Severino il 26 aprile hanno fatto insorgere la blogosfera italiana. Il ministro della Giustizia ha detto che i blog sono un fenomeno pericoloso e che bisognerebbe reprimerne ogni abuso, lasciando intuire un’accelerata sull’annunciata regolamentazione del web.
«I blog potenzialmente pericolosi e criminogeni? È come dire che sono sospetti gli apparecchi per trasmettere i fax o le rotative dei giornali». Andy Carvin, storico attivista digitale americano e fondatore del Digital Divide Network, considerato dalla Columbia Journalism Review come il miglior account Twitter (@acarvin) del mondo, non crede alle sue orecchie. A Perugia per il festival del giornalismo, da dove il ministro Severino ha pronunciato quelle parole che a molti sono suonate come un bavaglio alla Rete, ha confessato a Lettera43.it tutto il suo disappunto per le dichiarazioni del ministro, che nella città umbra hanno provocato un vero terremoto.

DOMANDA. Cosa pensa delle dichiarazioni del ministro della Giustizia italiano?
RISPOSTA.
Ogni Paese ha il diritto di stabilire le regole più adeguate al proprio contesto, ma non devono in alcun modo trasformarsi in uno strumento di controllo della popolazione.
D. In che senso?
R.
Blog e social media devono rimanere uno spazio di libera espressione, di libera riunione telematica. Imbavagliargli equivarrebbe a controllare il libero accesso delle persone all’informazione. Da noi sarebbe impensabile.
D. Cioè in America non si parla di regolamentare il web?
R.
No, sarebbe incostituzionale, perché ognuno ha libertà di parola, anche in ambiente digitale. E nessuno osa mettere questo principio in discussione.
D. Si però l’eccessiva libertà sul web potrebbe anche portare a ledere diritti altrui. Non pensa che qualche regola servirebbe?
R.
Regole? Perché? Non ci sono mica regole quando mandi una mail o fai una telefonata.
D. Beh forse non è proprio uguale, internet è una piazza pubblica in cui un’offesa è visibile a tutti..
R.
È tanto tempo che sento parlare di queste cose, ma non si è mai fatto nulla perché ognuno ha una concezione diversa del web e dei suoi mezzi. Se si mettono regole troppo stringenti, semplicemente verranno ignorate.
D. Vuole dare un consiglio ai blogger italiani, nel caso venissero introdotte leggi troppo restrittive?
R.
Come ovunque nel mondo, i blogger sono degli ossi duri e se la giocheranno fino in fondo. Riescono ad aggirare le censure dei regimi dittatoriali. Sono proprio curioso di vedere come andrà a finire anche in Italia.

© RIPRODUZIONE RISERVATA

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