Tecnologia
SCENARI
Tivù, uno sguardo al futuro
Il piccolo schermo accusa la concorrenza del web. Ma anziché sparire si adatta. E diventa social.
di Matteo Corgnati
Per ogni spettatore della tivù tradizionale, ne esiste almeno un altro che nei giorni, settimane o mesi successivi guarderà quel contento sulla Rete, attraverso vari strumenti e piattaforme. È questa la sconvolgente rivelazione che emerge dal saggio Social Tv_ Guida alla nuova Tv nell’era di Facebook e Twitter di Andrea Materia e Giampaolo Colletti, da poco arrivato nelle librerie italiane.
CRISI DI SONY E BOOM DELL’ONLINE. La tendenza effettivamente trova riscontro in alcuni recenti fatti d’attualità. Prima il caso di Sony, storica costruttrice di tivù, che ad aprile ha annunciato un taglio del 6% della sua forza lavoro totale, lasciando a casa circa 10 mila persone. Poi la conferma del boom dell’editoria online che, secondo i dati Fieg, dal 2009 al 2011 ha avuto un incremento del 50%, passando da 4 a 6 milioni di lettori medi al giorno. Certo, la Fieg ha monitorato solo il web italiano, ma questo trend è molto forte in tutto il mondo.
COME SARÀ LA TV DEL FUTURO? «Assolutamente social, indubbiamente cross-piattaforma e decisamente multi-schermo» racconta a Lettera43.it Andrea Materia, autore dei primissimi format di social tivù della Rai, tra cui il recente Social King.
Le web tivù sembravano il futuro della televisione
La rivoluzione televisiva in verità era già partita qualche anno fa, con il fenomeno delle web tivù, che ormai sono diventate una realtà importante nel panorama dei media digitali italiani, vantando anche una propria federazione, la Femi. «Al 31 marzo 2012 le web tivù da noi mappate erano 642. A fine 2011 invece erano 590, con un incremento dell’11% rispetto alla fine del 2010», dice a Lettera43.it Giampaolo Colletti, presidente della Femi e fondatore del relativo osservatorio nazionale Altratv.tv.
DAL LOCALE ALLA RETE. Sul podio delle regioni maggiormente web-televisive ci sono il Lazio (109), la Lombardia (90) e la Puglia (70), e il loro fatturato globale è stimato intorno ai 10 milioni di euro, impiegando circa 10 mila addetti tra operatori diretti e indotto. «Oltre la metà ha un'età compresa tra i 31 e i 40 anni, e sono lavoratori riconvertiti dalle tivù locali, dopo la chiusura di molte storiche emittenti, penalizzate dal digitale terrestre», continua Colletti.
L’ESPLOSIONE DEI SOCIAL MEDIA. Benché nate sul web, e quindi naturalmente predisposte all’innovazione ed all’interazione con gli spettatori, anche le web tivù adesso però devono adattarsi all’esplosione dei social network e dei nuovi strumenti e piattaforme per accedere ai contenuti (smartphone, tablet, pc, console di gioco). Una sfida che è ovviamente ancora più dura per le tivù broadcasting tradizionali, già provate dall’incontro-scontro con il web.
L’IMPORTANZA DELL'INTERATTIVITÀ. «I social media non sono un accessorio eventuale, vanno integrati nei cicli produttivi dei programmi, con un budget adeguato», sostiene Materia, «Ad esempio Top Chef, reality statunitense di cucina, ha fatto una competizione parallela online, e nell’ultima puntata il vincitore web ha sfidato quello della tivù, con un grande successo di pubblico».
Twitter, il re dei social network in tivù
Tra i vari social, quello più televisivo è sicuramente Twitter, perché più di ogni altro permette di interagire in diretta, sia con gli altri spettatori che, nei casi più avanguardisti, con chi sta facendo la tivù in quel momento. «Negli Usa alcuni conduttori di talk-show twittano in diretta, ricevendo domande che girano immediatamente agli ospiti in studio. In Italia ve lo immaginate il maggiordomo di Porta a Porta che arriva con i tweet dal pubblico per Bruno Vespa?», continua Materia, citando anche altri casi avveniristici.
Ad esempio quello di alcuni personaggi di famose serie americane, che hanno un loro account Twitter e che creano, solo per i loro follower, storie parallele a quelle raccontate nelle puntate televisive.
DA SPETTATORE A USER. Social tivù però non significa solo abbinare i social network alla televisione, ma vuol dire cambiare radicalmente la stessa modalità di fruizione dei contenuti. Non più lineare, cioè dipendente dalla prima messa in onda, ma sempre di più on demand, cioè vista e rivista a piacere dall’utente, in qualsiasi momento. È proprio questo il più importante dei cambiamenti in corso, secondo Materia e Colletti: l’evoluzione da spettatore passivo e analogico a user digitale e partecipativo.
IL RITARDO NELLA BANDA LARGA. Una visione? Un sogno? Quando ci arriveremo anche in Italia? Purtroppo il nostro Paese sconta un forte ritardo nella diffusione sul territorio della banda larga, cosa che rende materialmente difficile accedere a tutta una serie di contenuti multimediali presenti sul web. Forse è anche per questo che il mercato pubblicitario, vero motore della produzione televisiva, rimane fermamente ancorato alla tivù tradizionale. E chissà quanto tempo impiegherà a capire che il futuro corre in un’altra direzione.
Mercoledì, 23 Maggio 2012

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