Zimbabwe, uccisi 2 italiani scambiati bracconieri

Erano padre e figlio. La Farnesina conferma: «Circostanze ancora da chiarire».

14 Marzo 2016

Claudio Chiarelli (a destra) col figlio Massimiliano. I due padovani sono stati uccisi in Zimbabwe, il 13 marzo, mentre partecipavano a un'operazione anti bracconaggio.

(© Ansa) Claudio Chiarelli (a destra) col figlio Massimiliano. I due padovani sono stati uccisi in Zimbabwe, il 13 marzo, mentre partecipavano a un'operazione anti bracconaggio.

Due padovani, Claudio e Massimiliano Chiarelli, padre e figlio di 50 e 20 anni, sono morti in Zimbabwe, uccisi pare dalle guardie di una riserva di caccia perché scambiati per bracconieri. Il fatto sarebbe avvenuto nel pomeriggio del 13 marzo.
Secondo quanto si è appreso, i due sarebbero stati uccisi a colpi di fucile dal personale di vigilanza della riserva. L'ambasciata italiana di Harare è in contatto con la famiglia delle due vittime per fornire tutta l'assistenza necessaria.
UCCISI DAI RANGER CHE AIUTAVANO. Secondo le prime ricostruzioni, i due stavano partecipando a una operazione contro i bracconieri e sono stati freddati dalle stesse guardie che stavano aiutando. Claudio Chiarelli era in Zimbabwe dal 1982, e per lavoro faceva la guida turistica nei Safari. Secondo l'ambiasciata italiana nel Paese, lui e il figlio erano stati chiamati dai ranger per partecipare a un'operazione anti bracconaggio nella riserva di Mana Pools.
«Erano in giro nel parco con una unità anti-bracconaggio, quando un ranger comparso dal nulla ha sparato contro di loro mentre erano in piedi, fuori dalla loro auto», ha spiegato Emmanuel Fundira, capo della Safari operators association che opera in Zimbabwe. «Siamo consapevoli che si tratta di un caso di scambio di persona», ha aggiunto.
L'AMICO REGISTA: «UN CACCIATORE CON REGOLE FERREE». Il regista e fotografo trevigiano Carlo Bragagnolo, che ha realizzato diversi documentari con Claudio Chiarelli, l'ha descritto come «un cacciatore professionista con regole ferree e un'etica rigorosa contro la caccia senza scrupoli».
Un aspetto che, secondo il documentarista, potrebbe averlo fatto diventare «una persona scomoda».
«Cacciava solo ed esclusivamente capi destinati all'abbattimento», ha raccontato Bragagnolo, «e non faceva sparare se non era sicuro che l'animale venisse abbattuto con un solo colpo. Ai suoi dipendenti aveva anche dato abitazione, cure mediche, scuola garantita ai figli. L'Africa era casa sua e la rispettava in ogni modo».
Il figlio Massimiliano è stato invece descritto come «un ragazzo timido, introverso, tranquillo, che aveva fatto la scuola per diventare cacciatore professionista ma aveva ancora le idee confuse sul sul futuro».

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