La cronaca delle celebrazioni per il 25 aprile

Il presidente della Repubblica all'Altare della patria, quello del Consiglio alle Fosse ardeatine. E mentre l'Anpi marcia con la Palestina, Salvini preferisce Corleone.

25 Aprile 2019 08.23
Like me!

Un 25 aprile nato nella polemica, persino più del solito, con un rappresentante di spicco del governo che ha deciso di disertare le celebrazioni per la Liberazione dal nazifascismo a Roma. A Matteo Salvini il «derby tra fascisti e anti fascisti» non interessa, così il ministro dell'Interno ha deciso di andare a Corleone. Gli altri esponenti dell'esecutivo, a partire dal premier Giuseppe Conte, hanno invece ribadito l'importanza della giornata, in linea col presidente della Repubblica Sergio Mattarella, giunto nella mattinata all'Altare della patria per portare il suo omaggio. «È il nostro secondo Risorgimento», ha detto il presidente della Repubblica alla vigilia cercando di spegnere le polemiche politiche sorte intorno alle celebrazioni, non più mosse da partiti di minoranza ma dal leader di una delle due grandi forze di governo, criticato da opposizione e dal Movimento 5 Stelle

MATTARELLA: «CELEBRIAMO IL RITORNO ALLA LIBERTÀ»

«Festeggiare il 25 aprile, giorno anche di San Marco, significa celebrare il ritorno dell'Italia alla libertà e alla democrazia, dopo vent'anni di dittatura, di privazione delle libertà fondamentali, di oppressione e di persecuzioni», ha detto il presidente della Repubblica Sergio Mattarella a Vittorio Veneto, «significa ricordare la fine di una guerra ingiusta, tragicamente combattuta a fianco di Hitler. Una guerra scatenata per affermare tirannide, volontà di dominio, superiorità della razza, sterminio sistematico. Se oggi, in tanti, ci troviamo qui e in tutte le piazza italiane è perché non possiamo, e non vogliamo, dimenticare il sacrificio di migliaia di italiani, caduti per assicurare la libertà di tutti gli altri. La libertà nostra e delle future generazioni. A chiamarci a questa celebrazione sono i martiri delle Fosse Ardeatine, di Marzabotto, di Sant'Anna di Stazzema e di tanti altri luoghi d'Italia; di Cefalonia, dei partigiani e dei militari caduti in montagna o nelle città, dei deportati nei campi di sterminio, dei soldati di Paesi lontani che hanno fornito un grande prezioso contributo e sono morti in Italia per la libertà». Fatti che è fondamentale ricordare: «È il dovere, morale e civile, della memoria. Memoria degli eventi decisivi della nostra storia recente, che compongono l'identità della nostra Nazione da cui non si può prescindere per il futuro».

«C'È ANCORA BISOGNO DI UOMINI E DONNE LIBERI»

«C'è ancora bisogno di uomini e donne liberi e fieri», ha aggiunto il capo dello Stato ricordando quell'epoca di privazione della libertà: «Non era permesso avere un pensiero autonomo, si doveva soltanto credere alle parole d’ordine del regime, alle sue menzogne, alla sua pervasiva propaganda. Bisognava poi obbedire, anche agli ordini più insensati o crudeli. Ordini che impartivano di odiare: gli ebrei, i dissidenti, i Paesi stranieri. Intere generazioni di giovani italiani furono mandate a morire, male armati e male equipaggiati, in Grecia, in Albania, in Russia, in Africa per soddisfare un delirio di dominio e di potenza, nell’alleanza con uno dei regimi più feroci che la storia abbia conosciuto: quello nazista». Ricordando il ruolo delle donne nella Resistenza, il presidente ha detto: «Molti italiani, donne e uomini, giovani e anziani, militari e studenti, di varia provenienza sociale, culturale, religiosa e politica, maturarono la consapevolezza che il riscatto nazionale sarebbe passato attraverso una ferma e fiera rivolta, innanzitutto morale, contro il nazifascismo. Nacque così, anche in Italia, il movimento della Resistenza. Resistenza alla barbarie, alla disumanizzazione, alla violenza: un fenomeno di portata internazionale che accomunava, in forme e modi diversi, uomini e donne, soprattutto donne, di tutta Europa». Valori che rimangono anche oggi, che invitano a non battare «la propria libertà in cambio di promesse di ordine e di tutela» un invito a preservare «l'Italia che pone i suoi fondamenti nella dignità umana, nel rispetto dei diritti politici e sociali, nell'eguaglianza tra le persone, nella collaborazione fra i popoli, nel ripudio del razzismo e delle discriminazioni».

IL PRESIDENTE ALL'ALTARE DELLA PATRIA

Prima di recarsi a Vittorio Veneto, il presidente della Repubblica ha reso omaggio al milite ignoto all'Altare della Patria. Ad attendere il Capo dello Stato, ora in viaggio verso Vittorio Veneto, il premier Giuseppe Conte. Presenti il ministro della Difesa Elisabetta Trenta, la sindaca Virginia Raggi, il presidente della Regione Lazio Nicola Zingaretti e le più alte cariche dello Stato. Il Presidente della Repubblica ha deposto una corona di alloro ed è rimasto in silenzio ed in raccoglimento mentre la banda delle Forze Armate intonava l'Inno nazionale.

CONTE ALLE FOSSE ARDEATINE

Il premier Giuseppe Conte ha deposto una corona di fiori nel sacrario delle Fosse Ardeatine in omaggio alle vittime della strage nazista. Alla celebrazione per il settantaquattresimo anniversario dalla Liberazione anche la sindaca Virginia Raggi ed il ministro della Difesa Elisabetta Trenta. «Anche se questo è un luogo di dolore, oggi è un giorno di festa, non facciamo polemiche», ha detto il presidente del Consiglio al termine della sua visita.

DI MAIO: «INCREDIBILE DISCUTERE ANCHE SU QUESTO»

Luigi Di Maio ha deciso invece di cominciare la sua giornata dalla cerimonia alla sinagoga di Roma. «Divide chi non vuole festeggiarlo», ha detto il vicepremier ai cronisti che l'hanno fermato all'uscita dalla cerimonia. «Noi non vogliamo essere divisivi, il 25 aprile deve essere una giornata di unione». Ma il leader del Movimento è voluto tornare sulle polemiche della vigilia: «Ebbene oggi è il 25 aprile, è festa nazionale, festa della Liberazione. Per giorni si è riusciti a discutere anche di questo, è incredibile», ha scritto in un post su Facebook. «Si è discusso di una festa, come se il Paese non avesse altri problemi a cui pensare. Io oggi ricordo il 25 aprile perché è un dovere istituzionale, oltre che storico. Perché è un valore. E tutti questi problemi sulla festa rossa o sulla festa di sinistra non me li faccio. Il 25 aprile è una giornata di festa e le feste si celebrano, punto. Ognuno poi lo faccia come vuole».

Ebbene oggi è il 25 aprile, è festa nazionale, festa della Liberazione. Per giorni si è riusciti a discutere anche di…

Geplaatst door Luigi Di Maio op Donderdag 25 april 2019

PARTITO IL CORTEO ANPI A ROMA

Intanto è partito da largo Bompiani a Roma il corteo tradizionale dell'Anpi diretto a Porta San Paolo. Tra gli slogan intonati «Roma è antifascista» e «Ora è per sempre Resistenza». I manifestanti hanno ricordato anche la storica partigiana Tina Costa. Tra le bandiere che sventolano quelle dei sindacati tra cui la Cgil, il Pd, Emergency. Verso la fine del corteo sventolano anche le bandiere palestinesi dietro lo striscione: «Palestina Libera» e «No al muro e all'occupazione israeliana».

SIT-IN DI FORZA NUOVA A ROMA

Bandiere della 'Repubblica Sociale' e lo striscione dalla scritta «Mai più antifascismo» sono stati esposti alla manifestazione di Forza Nuova che si svolge a Roma, in concomitanza con i festeggiamenti del 25 aprile. I manifestanti espongono anche manifesti in solidarietà ai due estremisti di destra arrestati nelle scorse settimane, Giuliano Castellino e Vincenzo Nardulli, per la presunta aggressione ad alcuni giornalisti.

CORTEO DI 70 MILA PERSONE A MILANO

Anche a Milano, dopo il blitz neofascista in piazzale Loreto condotto alla vigilia da alcuni tifosi della Lazio in trasferta per la semifinale di Coppa Italia contro il Milan, sono cominciate le commemorazioni. Dopo la consueta serie di deposizioni di corone istituzionali prevista per la mattina, nel pomeriggio tocca alla tradizionale manifestazione che parte alle 14.30 da Porta Venezia, verso piazza San Babila e corso Matteotti, per poi concludersi in piazza Duomo. «Siamo oltre 70 mila. C'è uno spezzone del corteo ancora in via Palestro, Milano ha saputo dare una grande risposta». È stato il messaggio del presidente dell'Anpi di Milano e provincia, Roberto Cenati.

FISCHI CONTRO LA BRIGATA EBRAICA

«Ci sono queste continue polemiche e la sollecitazione al fatto che non deve essere una festa di parte», ha detto il sindaco di Milano Beppe Sala, «io sono d'accordo però non è nemmeno di tutti, è di tutti coloro che credono nella democrazia e nella libertà come elementi di civiltà». All'altezza di piazza San Babila il passaggio dei reduci dai lager, riuniti sotto i cartelli dei vari campi è stato applaudito dai manifestanti pro Palestina che inneggiano all'Intifada e contro Israele. «Siamo tutti antifascisti» hanno gridato i pro Palestina, che subito dopo però hanno contestato il passaggio della Brigata Ebraica. «Via i sionisti dal corteo» e «Israele Stato terrorista» sono stati gli slogan usati. La contestazione, pur molto accesa, non ha provocato incidenti. Tra i manifestanti c'è un ampio schieramento delle forze dell'ordine. Al momento della contestazione gli esponenti della Brigata cantavano 'Bella Ciao'.

© RIPRODUZIONE RISERVATA

ARTICOLI CORRELATI

Commenti: 0

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *