Zibaldone della quarantena: dal 25 aprile privato all’odissea Pomeriggio 5

Paolo Lanaro
25/04/2020

Dalla festa di Liberazione chiusi in casa al virus conservatore, fino al caravanserraglio dell D'Urso: la raccolta di pensieri all'epoca della pandemia.

Zibaldone della quarantena: dal 25 aprile privato all’odissea Pomeriggio 5

Ogni tanto pensi di mobilitare gli scrittori, i poeti, gli enciclopedisti, gli storiografi, i pensatori, i grandi scienziati. Ma a che scopo? Non ci sono opinioni o visioni rassicuranti.

La particolarità della situazione è data dal trovarsi, ciascuno di noi, faccia a faccia con la possibilità concreta della malattia. La differenza con quelle che già conosciamo sta nel fatto che in questo caso l’insidia può essere a un passo. Il virus è vivo e vegeto e invisibile e può celarsi nei luoghi più imprevedibili. Qui non si tratta della degenerazione lenta o veloce di qualche organo, ma di un agente esterno che circola libero come una farfalla.

Ciò non vuol dire che il contagio sia ineluttabile, ma soltanto che si devono fare le mosse giuste. Poi c’è sempre quello che è stufo e vuol rovesciare la scacchiera. È il peggior tipo di giocatore, quello che ti butta addosso i pezzi meschini della sua ignoranza.

IL 25 APRILE 2020, UNA QUESTIONE PRIVATA

Quest’anno il 25 aprile non lo abbiamo festeggiato in piazza, ma in privato. Non è la stessa cosa. La dimensione pubblica coagula i comportamenti collettivi facendoli scorrere verso un sentimento democratico che è la diga che ci protegge dai fascismi di tutte le specie. Ma il virus purtroppo rende impossibili le manifestazioni. È stata l’occasione per ripensare in silenzio quanta storia, quanti sacrifici, quanti pregi ci sono nelle nostre vite, di cui non ci dovremmo mai dimenticare. Lasciando ad altri il gesto desolato di cancellare ciò che non riescono a vedere, di respingere ciò che non capiscono.

Sergio Mattarella davanti all’altare della patria il 25 aprile 2020.

CI MANCAVA L’AEROSOL FECALE

Un’amica medico sostiene (tiepidamente per la verità) che ci possa essere anche un aerosol fecale. Detto in altri termini si potrebbe essere investiti da una ventosità virale. Interpellati, i gastroenterologi non confermano né smentiscono. Imbarazzo al Pronto Soccorso: ma lei come pensa di essere stato contagiato? Da una scoreggia…

LA CARICA DEGLI ESPERTI

In un precedente Zibaldone avevo azzardato la cifra di 50 persone coinvolte in decisioni concernenti il coronavirus. Ho sbagliato. Da una verifica recente risultano essere 774, tra comitati, commissioni, task force, gruppi di lavoro. Per riunirle tutte contemporaneamente non basta nemmeno l’aula di Montecitorio.

IL PIO ALBERBO TRIVULZIO COME FOTOGRAFIA ITALICA

Il Pio Albergo Trivulzio di Milano si conferma come un luogo fatidico della politica italiana. Una trentina d’anni fa accadde quel che accadde, dopo che il socialista Mario Chiesa aveva buttato nel water una mazzetta ottenuta per favorire un appalto. Oggi siamo di fronte a un numero spropositato di decessi dovuti a inadempienze, ritardi, omissioni, incapacità. E ancora una volta torna in campo la magistratura. È singolare come il destino si accanisca per la seconda volta contro uno stesso soggetto. Ma è proprio il destino? O non è invece la miseria umana che scarica la sua orribile malaise, il suo tocco malvagio sui più deboli, su quelli che non si possono difendere?

GUARDARSI ALLO SPECCHIO E VEDERE LA TIVÙ

Anni fa il compianto Edmondo Berselli parlava della necessità di detivuizzare la realtà dato che si correva sempre più in fretta verso una coincidenza quasi assoluta tra realtà e televisione («È vero, l’ha detto la tv»). Oggi siamo alla personalizzazione del palinsesto. Ma siamo ancora alle prese con quel problema. Non solo i notiziari e le trasmissioni informative, ma anche buona parte dei format è dedicata all’epidemia. Ergo la realtà, girata e rigirata come si vuole, è nei fatti la realtà del coronavirus. Questo comporta la distribuzione in dosi massicce di ansia, inquietudine, insicurezza, paura, ecc. Quasi nessuno fa riferimento a sé stesso, al proprio medico, agli amici, ai conoscenti, cioè a una realtà più spicciola ma molto più tranquillizzante, bensì ai dati della Protezione Civile, alle tabelle sui decessi, ai numeri delle terapie intensive, alla progressione del contagio. Spegnere la televisione? Certamente. Oppure scegliere un buon telefilm o una bella commedia o il calcio di Sky. Soprattutto il calcio. Lì non c’è ansia nel modo più assoluto: sono partite di 10 anni fa.

LE FILOSOFIE MORALI COME VACCINO ALL’ANSIA DA VIRUS

Leggo Seneca, Epitteto. Si tratta di filosofie morali, di istruzioni per vivere bene. Intanto bisogna distinguere ciò che dipende da noi da ciò che non dipende da noi. È già un passo in avanti. Poi non bisogna confondere le cose con ciò che pensiamo di esse. Terzo: l’unico male autentico è l’azione scellerata. Il resto accade per ragioni che non conosciamo.

LEGGERE I CLASSICI NON SIGNIFICA CAPIRLI

Dato che è tempo di «classici» ripropongo una vecchia questione. Noi leggiamo Dante, ne afferriamo grosso modo la lingua, solo che molte delle parole che usava avevano per lui un significato diverso da quello che presumiamo noi oggi. L’esempio più noto è l’incipit del famoso: «Tanto gentile e tanto onesta pare», dove gentile significa “nobile”, onesta “piena di decoro”, pare “appare”. E dunque, che cosa stiamo leggendo veramente quando prendiamo in mano un classico? Dice Pirandello nei Sei personaggi in cerca d’autore: crediamo di intenderci e non ci intendiamo mai.

LA RETORICA SUGLI ANZIANI E LA LORO ESCLUSIONE DALLA SOCIETÀ

Ormai ha preso piede, dopo un articolo dello scrittore Scurati, l’idea che il coronavirus abbia sterminato una generazione, quella grosso modo tra i 75 e i 90. Non è vero. Secondo l’Istat la popolazione italiana over 65, al febbraio 2019, era di 13 milioni e ottocentomila su una sessantina di milioni. Togliamone pure metà e si vedrà che gli over 75 sono ancora in numero ragguardevole, grazie al cielo. Il problema è un altro. Ed è che i vecchi, o seniores come si usa chiamarli con un eufemismo falsamente elegante, sono considerati una semplice entità statistica, individui improduttivi, divoratori di pensioni.

La concezione del tempo libero, di cui i vecchi dispongono in abbondanza, è puramente compensatoria e non prevede, come invece dovrebbe, l’esercizio costante delle facoltà intellettuali

Non esiste nel nostro Paese, ma neanche negli altri a dire il vero, un programma sociale che valorizzi le competenze e le energie dei vecchi, sviluppando quella longevità creativa che oggi è un’eccezione, ma che, mutate le politiche, potrebbe diventare una condizione diffusa. La concezione del tempo libero, di cui i vecchi dispongono in abbondanza, è puramente compensatoria e non prevede, come invece dovrebbe, l’esercizio costante delle facoltà intellettuali (e talvolta fisiche) di cui i vecchi sono provvisti. La loro decimazione nelle case di riposo è crudele e dolorosa, ma rinvia a una questione più generale. I vecchi sono spesso depositati lì perché nessuno ha mai pensato a un’alternativa a cui oggi possono accedere solo i più fortunati. Pensiamoci una buona volta. Esiste una luce della vecchiaia che nessuno ha il diritto di spegnere: calda, serena, confortevole.

UN VIRUS CONSERVATORE

Il coronavirus è conservatore. Ideologicamente, voglio dire. Impedisce gli spostamentie gli scambi, favorisce l’autarchia, valorizza il modello famigliare e scoraggia le convivenze sperimentali, ripropone la preghiera come canale di contatto con il Trascendente (anziché il pensiero), esalta i valori della Tradizione. È vero, spinge anche la ricerca scientifica e lo smart working. Ma in fondo nessuna forma di conservatorismo può vantare una purezza assoluta. E poi i conservatori ci vogliono, che siano virus o intellettuali o politici. La loro presenza, come sosteneva un filosofo inglese, rende più chiari i problemi.

ODISSEA POMERIGGIO 5

Mi sono detto: devi provarci. Così, alle cinque e dieci mi sono piazzato davanti alla tv. Ed ecco Pomeriggio 5. Si comincia con don Lino, multato per aver celebrato la messa davanti a 13 persone. Lui ha protestato, ma la multa non è stata revocata. Salta il collegamento: be’, dice Barbara D’Urso, non importa, tanto è tutto chiaro (ma poteva o non poteva? Boh..). Un grido perfora lo schermo: ciaaoooo, sindaco! Lui è il sindaco di Asti che si è camuffato per controllare come vengono adoperati i buoni-spesa erogati dal Comune. Barbara: li hai fregati! Ti sei detto: sono il sindaco e vi frego! Si cambia e si va a Campagnano, alle porte di Roma, dichiarata «zona rossa». Ci sono un’ottantina di contagiati, ma il vero scoop è il breve video di Kasia Smutniak, che abita proprio lì. Appena il tempo di salutare Kasia e siamo a Napoli, dove un pescivendolo ha inventato «il pesce sospeso».

È apparso anche Gianni Morandi che è stato beccato a indossare la mascherina in modo scorretto

Qualcuno passa e lascia una certa somma che servirà a regalare un po’ di pesce a chi non se lo può permettere. Il servizio è clamorosamente «costruito»: quella che cala il cestino dal piano di sopra, il tassista che passa a ritirarlo per andarlo a recapitare gratuitamente e via così. Intanto il pathos cresce. Ci si collega con un paio di sventurati italiani bloccati al largo della Florida su una nave da crociera. Non riescono a rientrare in Italia e non si capisce chi se ne stia occupando. Per fortuna c’è stato un tweet di Fiorello e uno anche di Antonello Venditti. Ah, ce n’è anche uno di Giorgia Meloni! Saluti a Fiorello, Venditti e a Giorgia Meloni. Pubblicità. È il momento della storia d’amore tra Paolo Ciavarro e Clizia Incorvaia. Loro due non ci sono, ma c’è Eleonora Giorgi che è la madre di Ciavarro. Qualcuno, dice Barbara, ha insinuato che non sia vero amore, ma il giornalista Fredella conferma in diretta (smentendo così Costantino Della Gherardesca): è amore vero (non mi raccapezzo più).

Barbara D’Urso.

Si va via veloci: tocca alla regina Elisabetta che compie 94 anni, purtroppo sola soletta nel castello di Windsor (da notare che la regina, in questo teatrino compulsivo, è una figurina qualsiasi come Ciavarro o don Lino). Nel frattempo è apparso anche Gianni Morandi che è stato beccato a indossare la mascherina in modo scorretto. Incombe il collegamento con un hair stilist. La questione è: come si fa a tagliare i capelli restando a un metro di distanza? Vero, non ci riuscirebbe neanche Mandrake. Ma è tardi! È il momento, attesissimo, dei video dei bambini. Barbara: bambini, vi amo tutti! Fine. Sono esausto. È ora di Bonolis.