Peppino Caldarola

Quest'anno darò l'8 per mille alla Chiesa cattolica

Quest’anno darò l’8 per mille alla Chiesa cattolica

In assenza di partiti politici, serve riconoscere che la Santa Sede e le sue organizzazioni sono l'unica barriera al rischio di uno sfascio sociale, di una accelerazione dei fenomeni di odio verso i poveri e fra poveri.

21 Maggio 2019 07.04

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Quest’anno darò l’8 per mille alla Chiesa cattolica. È la prima volta. Se mi guardo attorno, accanto a tante associazioni di volontariato laiche che danno sollievo ai più sfortunati, ci sono massicciamente le organizzazioni cattoliche.

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Conosco e so di sacerdoti che vivono, con grande sacrificio, lungo le linee di frontiera di una società turbolenta che è stata ulteriormente incattivita dalla politica. Vedo che alla guida della Chiesa, accanto a cardinaloni e vescovi nostalgici dei tempi dell’infallibilità e dell’esibizionismo talare, ci sono vescovi e cardinali che vivono fra le persone – ho timore a dire “gente” – e ritrovano quel ruolo pastorale che sembrava smarrito. Molte diocesi sono affidate da preti di strada. Alla guida della Chiesa c’è, «venuto dalla fine del mondo», un gesuita che ci parla con un linguaggio che trasuda umanità, fede, misericordia.

FRANCESCO PARLA A CUORE E MENTE ANCHE DEI NON CATTOLICI

Non voglio fare una graduatoria di papi. Molti hanno il papa preferito. Io sono stato a lungo ateo. Oggi non lo so e appena mi inoltro al di là di questa negazione, «non sono ateo», mi fermo perché non so più come proseguire. I papi li ho rispettati tutti, anche quelli che non ho capito, come papa Ratzinger, pur ammirandone la cultura e l’intelligenza. Papa Francesco è l’uomo di Chiesa che parla alla mente e ai cuori anche di chi non è cattolico. Lo fa con le cose che dice e con i gesti propri e dei suoi sacerdoti. Il mondo che sta peggio sa di avere un difensore che non chiama alle rivoluzioni, non suggerisce regimi statali, ma invoca la misericordia per ottenere più giustizia per gli umani più sfortunati. Che stupidaggine dire che è un papa di sinistra, addirittura comunista: è un papa.

Palmiro Togliatti parlava di un incontro fra «noi» e quelli che vivevano una «sofferta coscienza cattolica»

Oggi in due articoli diversi Giuliano Ferrara e Marcello Veneziani si misurano con il tema dello spazio pubblico della fede. Ferrara lo fa, alla sua maniera colta e corrosiva, nella polemica con chi ha negato lo spazio pubblico alla fede trovandosi oggi con i rosari usati come arma da un antipapa da birreria. Veneziani, particolarmente arrabbiato, se la prende con la Chiesa e con la sinistra che accusa di unilateralismo e di politicizzazione. È un peccato che una bella testa come la sua si limiti all’invettiva. Comunque, sono opinioni.

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C’è un punto di verità in quello che scrive Ferrara e forse gli viene in parte dal suo passato comunista. Cioè la sollecitazione di uno spazio pubblico per la fede a contrasto con una cultura laicista che vuole rinchiudere la fede nella vicenda umana della persona singola e affidare le sorti comunitarie solo al pensiero liberale depurato da ispirazioni religiose. Palmiro Togliatti parlava di un incontro fra «noi» e quelli che vivevano una «sofferta coscienza cattolica». Era una intuizione anche se il tempo ha smontato quell’attribuzione di sofferenza alla fede che si impegna nel sociale perché, come ci spiega Francesco, la misericordia è gioia.

IL RUOLO SOCIALE DELLA CHIESA, BARRIERA CONTRO L'IMBARBARIMENTO

Dare l’8 per mille alla Chiesa cattolica significa riconoscere che c’è un ruolo che la Chiesa svolge e che potrà svolgere ancora di più a mano a mano che il rischio di uno sfascio sociale, di una accelerazione dei fenomeni di odio verso i poveri e fra poveri, dominino definitivamente le nostre società. Un tempo affidavamo questo compito, laicamente ma anche con zelo di fede, a partiti politici. Oggi non ci sono più. È un diritto avere nostalgia. Ma è una verità, almeno per me, che se ci fossero scopriremmo che il ruolo sociale della Chiesa è la vera barriera contro l’imbarbarimento.

Non si può però tenere in scacco una straordinaria presenza mondiale sul fronte della pace e dell’amicizia per i poveri inchiodando la Chiesa di oggi, e spero di sempre, al suo passato

Abbiamo conosciuto molte stagioni della Chiesa. Abbiamo chiesto e ottenuto, dapprima solo in parte, ora un po’ più esplicitamente, il mea culpa per i suoi peccati e per i peccati, si pensi alle violenze sui bambini, di tanti vescovi e sacerdoti. Non si può però tenere in scacco una straordinaria presenza mondiale sul fronte della pace e dell’amicizia per i poveri inchiodando la Chiesa di oggi, e spero di sempre, al suo passato, e forse presente, di errori e soprattutto di erranti. So che cosa distingue un ateo da un credente. Non so definire la linea di demarcazione fra un “non ateo” e un credente. Forse uno sguardo sempre attento e curioso sul mondo potrà aiutare a capire.

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