A lezione da Reagan

Redazione
25/01/2011

di Alessandro Carlini Ha letto la sua biografia e si è ispirato ai suoi discorsi. Il presidente americano Barack Obama,...

di Alessandro Carlini

Ha letto la sua biografia e si è ispirato ai suoi discorsi. Il
presidente americano Barack Obama, un democratico, continua a
ricorrere alle lezioni di un suo grande predecessore. No, non si
tratta di John Fitzgerald Kennedy, come si sarebbe portati a
pensare. Bensì di un repubblicano. E che repubblicano: Ronald
Reagan.
L’ex star di Hollywood può essere considerata un esempio
perché ha saputo gestire proprio nel suo primo mandato un
momento di crisi di popolarità e di voti al Congresso che
ricorda molto bene quanto sta accadendo all’attuale
presidente.

Corsi e ricorsi storici

Dopo una strepitosa vittoria nel 1980, Reagan entrò con molte
speranze alla Casa Bianca ma bastarono due anni, con la crescita
della disoccupazione (dal 7,4 al 10%) e il declino del Pil, a
fargli perdere la maggioranza al Congresso, che così passò ai
democratici.
Una sorte simile a quella di Obama, che lo scorso novembre ha
subito una cocente sconfitta alle elezioni di midterm, vinte
dagli avversari repubblicani.
Se però l’attuale presidente sta risalendo la china, con una
popolarità ritornata, dopo mesi, sopra il 50%, è forse anche
merito delle lezioni di Reagan che Barack sta studiando molto
attentamente. Secondo il Daily Beast, sono molti gli spunti
della vita di Reagan che serviranno a Obama per andare avanti nel
suo primo mandato e gettare le basi per il secondo. Prima di
tutto deve adottare un po’ le maniere forti dell’ex
presidente, proprio nel momento in cui deve essere più abile nel
scendere a compromessi.

1. Non ammettere i propri errori

In questo i due presidenti sono molto diversi. Gli accordi che
Reagan raggiungeva con gli avversari erano tattici, tecnici, non
sbandierati. Insomma il presidente repubblicano era poco incline,
e in questo molto arrogante, ad ammettere i propri errori.
«Noi non faremo mai compromessi sui principi», aveva dichiarato
il 3 novembre 1982, in una conferenza stampa dopo la batosta
elettorale del midterm.
Non si è mai quindi piegato all’idea di dover imparare dai
suoi sbagli. Opposto al comportamento di Obama che, nella
conferenza stampa del 3 novembre 2010, sempre all’indomani di
una sconfitta elettorale, si è invece addossato la
«responsabilità diretta» del lento recupero dell’economia
americana, che aveva spinto molti elettori a preferire i
repubblicani.

2. Buttare fango sugli avversari

Secondo il Daily Beast, Obama deve imparare a criticare
gli altri, soprattutto in ambito economico, partendo dallo
sfacelo che gli ha lasciato la precedente amministrazione
repubblicana. Poche volte, se non in modo velato, Obama ha
accusato George W. Bush e le sue ingenti spese militari che
ancora pesano sul bilancio dello Stato. Reagan non ha fatto
così. Tutt’altro. Ha buttato quanto più fango possibile
sull’eredità di Jimmy Carter, che gli aveva lasciato i conti
«pieni di incongruenze».
Il presidente repubblicano in un momento di crisi è riuscito a
farsi vedere sicuro, inaugurando una serie di politiche che hanno
poi dato ottimi risultati, con la crescita che è schizzata al
7,2% e la disoccupazione che è scesa al 7,5%.

3. Usare slogan a effetto

Altra lezione per Obama è data dall’importanza degli slogan
per la ripresa economica. Reagan ne aveva tanti e, come si dice
negli Stati Uniti, potevano essere anche usati come adesivi da
mettere sul para urti delle auto.
L’attuale presidente odia tutto questo, preferisce lasciar
spazio a lunghe spiegazioni sulla situazione finanziaria,
contando sulle sue grandi capacità oratorie.
Dovrebbe essere un po’ più pragmatico, più populista.
Reagan amava un motto in particolare: «Il settore pubblico è
troppo grande e spende troppo». Lo ripeteva come un mantra
mentre ricorreva a tagli massici.

4. Creare un nemico e attaccarlo

È fondamentale poi saper creare nemici, attaccarli, in un
qualche modo isolarli. Reagan sferzava in tutti i modi i suoi
oppositori, per questo era accusato dai democratici per il suo
cinismo. Non risparmiava critiche a nessuno.
Obama, invece, è fin troppo moderato nei suoi commenti, proprio
ora che i repubblicani sono più forti dovrebbe alzare di più la
voce. Ma il vero colpo di genio di Reagan, come ammettevano anche
i suoi critici, è stato quello di unire l’intero Paese,
almeno in apparenza.