A ognuno la sua scuola

Redazione
06/10/2010

di Nadia Marchetti Adro, un tranquillo paese della provincia bresciana, è stato portato alla ribalta dall’attivissimo Sindaco, che ha riversato...

A ognuno la sua scuola

di Nadia Marchetti

Adro, un tranquillo paese della provincia bresciana, è stato portato alla ribalta dall’attivissimo Sindaco, che ha riversato le proprie energie sulla scuola locale, proponendoci un assaggio della rivoluzione che sarà portata dalle amministrazioni leghiste. Prima l’ordinanza «Se non paghi non mangi», poi un edificio scolastico rinnovato come si deve, moderno, efficiente e computerizzato, per bambini che non possono perdere tempo a giocare e a pasticciare.
Il marchio di fabbrica è ovunque, nel colore e nei simboli che ricorrono in modo ossessivo. Mrs G. ha fatto il suo dovere di ministro dell’Istruzione, con un richiamo ufficiale, ma il Sindaco ha risposto picche, dicendo che solo il suo capo supremo, Mr Bs, gli avrebbe fatto cambiare idea: ora pare che sia disposto, a caro prezzo, a rimuovere i simboli per lui unicamente legati alla tradizione locale. Se l’idea del benefattore passasse, quali potrebbero essere le conseguenze per la scuola in generale?
Immagino una scuola finanziata da Forza Italia, dipinta di azzurro tenue, con la gigantografia di Mr B. sorridente e paterno in ogni aula, simboli dell’amore alle pareti e l’inno di partito al suono della campanella. Scuola targata PD? Allora un edificio patchwork, come la Hundertwasserhaus a Vienna, con un colore diverso per ogni aula e un suono della campanella differente ogni giorno; niente simboli, troppo complicato. Estrema sinistra? Aule dipinte di rosso, gigantografie di Che Guevara e simbolo classico con falce e martello in tutti gli spazi utilizzabili allo scopo. Immaginate se gli sponsor fossero delle squadre di calcio: scuole rossonere, nerazzurre, giallorosse, bianconere. Tranquilli, era solo un incubo.
Come insegnante, apprezzo il fatto che le amministrazioni locali vogliano fare qualcosa per la scuola, ma sarebbe carino non esagerare, non pretendere obbedienza e fedeltà a ogni costo (in fondo, è anche un loro dovere). Magari basterebbe una bella targa all’ingresso, con espressioni di eterna riconoscenza anche da parte delle generazioni future. L’edificio scolastico, nei fatti, appartiene agli alunni e agli insegnanti e spetta a loro personalizzarlo.
Non servono simboli di partito: quando gli studenti cresceranno faranno le loro scelte oppure, come capita spesso, sceglieranno di non scegliere. Strano, più andiamo avanti, più siamo presi dalla smania di inquadrare, incasellare, classificare, ridurre ai minimi termini, come se la creatività e la fantasia fossero un pericolo mortale per l’umanità. Vogliamo un mondo perfetto, ma non ci rendiamo conto che, in realtà, potrebbe essere un carcere categoria extralusso.