Abruzzo: 69 anni per la ricostruzione

Francesca Rolando
06/10/2010

A 18 mesi dal sisma, la normalità è ancora lontana.

Abruzzo: 69 anni per la ricostruzione

Di questo passo, serviranno 69 anni per smaltire le macerie accumulate nelle strade dei comuni terremotati dell’Abruzzo. È questo lo scenario presentato mercoledì 6 ottobre da Legambiente nel dossier Macerie, anno zero.
«Il territorio aquilano è ancora paralizzato, sommerso da macerie che hanno trasformato i centri storici in veri e propri depositi di stoccaggio», denuncia l’associazione, puntando il dito contro errori e omissioni. «C’è stato il ritardo anche nell’azione più semplice, cioè la valutazione dei detriti prodotti dai crolli nella notte del 6 aprile 2009 e dalle demolizioni controllate degli edifici pericolanti».
Secondo l’ultima analisi della Regione, ci sono ancora in giro 2,6 milioni di metri cubi di calcinacci, di cui circa 1,4 all’Aquila. Ma i sindaci dei luoghi colpiti affermano che i conti non tornano e sottolineano la discrepanza tra i dati ufficiali e i risultati di uno studio commissionato alle università di Genova, Catania e al Centro nazionale delle ricerche (Cnr). Secondo la Regione, infatti, nel Comune di Sant’Angelo, tra i più colpiti, ci sarebbero 28mila metri cubi di detriti mentre le università ne stimano almeno 40mila. In pratica, il 30% in più.
Oltre alla discordanza tra i numeri, rimane il problema dei detriti, ad oggi accumulati nella cava ex Teges, il sito di Panganica, affidato al comune dell’Aquila e gestito dalla municipalizzata incaricata del servizio rifiuti. I cittadini protestano e il sito di stoccaggio temporaneo rischia di diventare a tutti gli effetti una discarica.
Fra le proposte di Legambiente per avviare la ricostruzione in tempi brevi, oltre a indentificare la quantità esatta di macerie e i siti per il loro stoccaggio, c’è anche quella di riciclare i materiali contenuti nei detriti . «In un contesto di indecisioni e incertezze», afferma Angelo Di Matteo, presidente dell’associzione, «un dato è chiaro: all’Aquila non c’è un metro cubo di aggregato riciclato prodotto con il trattamento delle macerie post-terremoto».
Intanto, con l’accusa di disastro colposo, sono stati notificati sei avvisi di garanzia a tecnici, progettisti e collaudatori dell’ospedale San Salvatore dell’Aquila crollato nel sisma. L’opera, costata nove volte più del previsto, fu costruito violando consapevolmente le norme antisismiche. Per questo il giorno del terremoto non fu in grado di ospitare i feriti, medicati all’aperto, accanto alle strutture pericolanti.