Abruzzo, arrestato l’assessore alla Sanità

Redazione
22/09/2010

L’assessore alla Sanità della regione Abruzzo, Lanfranco Venturoni, è agli arresti domiciliari con l’accusa di corruzione. La stessa misura cautelare...

Abruzzo, arrestato l’assessore alla Sanità

L’assessore alla Sanità della regione Abruzzo, Lanfranco Venturoni, è agli arresti domiciliari con l’accusa di corruzione. La stessa misura cautelare è stata adottata nei confronti di Rodolfo Di Zio, proprietario della Deco, un gruppo che si occupa di rifiuti. Sull’azienda, con sede legale a Santa Teresa di Spoltore (Pescara), è in corso un’inchiesta della Procura di Pescara. L’assessore è stato arrestato dalla squadra mobile a Teramo, dove risiede. Le indagini che hanno portato agli arresti domiciliari per corruzione, peculato e abuso d’ufficio l’assessore Venturoni, sono durate circa due anni. Secondo la Procura gli indagati stavano cercando di realizzare un inceneritore in Abruzzo.
Venturoni è coinvolto in qualità di presidente del consiglio di amministrazione della Team spa, società a prevalente partecipazione pubblica per la gestione dei servizi ambientali municipali del comune di Teramo. Insieme ai fratelli Rodolfo Di Zio, amministratore delegato della Deco Spa, e Ferdinando Di Zio, presidente del consiglio di amministrazione della Deco, Venturoni avrebbe messo in atto un piano di svuotamento della Team spa per favorire la Deco spa e far ottenere a quest’ultima l’affidamento della costruzione e gestione di un impianto di bioessiccazione dei rifiuti a Teramo senza la gara d’appalto. Il suo nome non è nuovo alle cronache giudiziarie: lo scorso anno, l’assessore era già stato coinvolto in un’inchiesta riguardante la sanità locale. «Devo ritenere che vi siano magistrati in Abruzzo disposti a credere che chi come il sottoscritto ha speso la sua intera esistenza a combattere la corruzione nella sanità possa essersi macchiato di condotte come quelle che mi vengono attribuite» dichiarò l’esponente politico per allontanare da sé i sospetti.
L’inchiesta è basata su intercettazioni dalle quali, con acquisizioni mirate, si è arrivati al sequestro di documenti e prove documentali. Gli indagati sono in tutto 12. Tra i destinatari di un avviso di garanzia ci sono i senatori del Pdl, Paolo Tancredi e Fabrizio Di Stefano, e il sindaco di Teramo, Maurizio Brucchi, ai quali viene contestata un’accusa di corruzione. L’ex assessore abruzzese alla Protezione civile, Daniela Stati, dovrà rispondere invece di favoreggiamento. Secondo i pm, i due senatori avrebbero chiesto e ottenuto dall’imprenditore Di Zio il versamento di alcune decine di migliaia di euro a favore dei candidati a sindaco di Teramo, Maurizio Brucchi, e Pescara, Luigi Albore Mascia, poi eletti il 6 giugno 2009. Inoltre, avrebbero ricevuto una serie di contributi elettorali versati una decina di giorni prima delle elezioni e la Deco, proprietaria dei locali della sede regionale del Pdl a Pescara, li avrebbe esonerati dall’affitto per un certo periodo. A questo, si aggiunge che Fabrizio Di Stefano avrebbe chiesto e ricevuto da Rodolfo Di Zio 20 mila euro con due bonifici distinti.
Nell’inchiesta è citata anche la Ecodeco di Milano, alla quale sia Venturoni sia Di Zio avrebbero offerto, in cambio della cessione gratuita della tecnologia per l’impianto teramano, «di poter partecipare alla realizzazione di un impianto di incenerimento di rifiuti in Abruzzo», con l’affidamento diretto dell’appalto «a una società a cui avrebbero partecipato tanto Di Zio quanto la Ecodeco». Oltre alla corruzione, agli indagati si contestano anche i reati di peculato e abuso d’ufficio. L’inchiesta è condotta da un pool di magistrati della procura di Pescara composto da due pm, Gennaro Varone e Annarita Mantini, e dal procuratore capo Nicola Trifuoggi. Il gip che ha concesso le misure cautelari è Guido Campli.
Secondo la questura, a dispetto del numero delle misure cautelari, è la più grossa indagine mai effettuata in materia sul territorio nazionale. Si tratta, inoltre, di parte dell’inchiesta dalla quale è partito, lo scorso 2 agosto, il procedimento che ha portato all’arresto di Ezio Stati, padre dell’assessore dimissionario Daniela Stati.