Accordi, le conseguenze di Mirafiori

Paolo Madron
24/12/2010

L'attivismo di Marchionne mette in crisi il sistema industriale italiano.

Accordi, le conseguenze di Mirafiori

Sono molte le ricadute che conseguono all’intesa tra Fiat e sindacati (Fiom esclusa, naturalmente) su Mirafiori. La prima è lo stravolgimento delle relazioni tra le parti sociali che lascia intravvedere la rapida fine della contrattualistica nazionale. Abbiamo scritto in una precedente occasione che ciò chiama in causa allo stesso modo lavoratori e Confindustria, soggetti che dal one man show di Sergio Marchionne escono spiazzati, per non dire ridimensionati. L’attivismo dell’amministratore delegato della Fiat si riflette sulle controparti provocando una inevitabile crisi di identità e senso di delegittimazione.
CAOS RELAZIONI INDUSTRIALI. Dopo Mirafiori, c’è da chiedersi quale copione seguiranno le relazioni industriali quando si tratterà di ridiscutere i contratti di categorie forti come in sedicesimo quelli di migliaia di piccole e media aziende.
Sicuramente Marchionne ha ragione quando denuncia l’anacronismo della trattativa nazionale nel nome di una industria globalizzata che deve sopravvivere in un mercato sempre più concorrenziale. Ma ciò avviene in un contesto che non è , come quello statunitense, tedesco o francese, popolato di grandi aziende, e dove l’americanizzazione del Lingotto resta un unicum difficilmente imitabile se non nei suoi aspetti più penalizzanti in termini di welfare. La tentazione, insomma, potrebbe essere quella di una classe padronale che cerca di emulare Marchionne prendendone a pretesto gli aspetti più dirigisti. Nel tessuto industriale italiano questa Fiat insomma è una anomalia che l’acquisito della Chrysler ha ingigantito.
IL RISCHIO FIOM. Seconda conseguenza, evocata su Repubblica da un intervento di Luciano Gallino a commento dell’intesa. Ovvero che la vittoria sulla Fiom sia una vittoria di Pirro, e che i metalmeccanici della Cgil, messi al bando da Mirafiori, possano prendersi la rivincita in tutta quella galassia dell’indotto dove la fanno ancora da padrone. Il colosso, dice Gallino, potrebbe scoprire di avere i piedi d’argilla se uno sciopero bloccasse o ritardasse una fornitura. Per questo sarebbe stato importante recuperare il consenso del sindacato più rappresentativo. E per questo, forse, una maggiore lungimiranza e astuzia dei vertici della Fiom avrebbe potuto evitare il loro isolamento, e ancor più l’accusa di una opposizione squisitamente politica che ha bocciato l’accordo a prescindere.
IL SILENZIO DELLA POLITICA. Terza conseguenza, per altro prevedibile visti i tempi. Ovvero la totale assenza della politica che ha subito l’iniziativa di Marchionne in posizione gregaria e obbediente al proprio spirito di convenienza. Si è avuta a volte l’impressione che i nostri ministri non sapessero bene di che cosa si stava parlando, sempre ancorati a posizioni figlie del momento, e il cui unico scopo era di non scontentare nessuno in attesa di salire sul carro del vincitore. Cosa che al Pdl riesce sempre con più facilità, e che invece per il Pd si trasforma nell’ennesimo psicodramma della sua classe dirigente, che è capace di essere contemporaneamente pro accordo (Chiamparino), contro (Fassina, il responsabile economico del partito) e «sì, ma anche» (Fassino), l’aspirante sindaco di Torino che sulla Fiat sogna l’intesa ecumenica.