La storia dei risparmiatori rimborsati dopo i crac bancari

17 Dicembre 2018 07.00
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Nelle tristi vicende di risparmio tradito degli ultimi tre anni c'è anche un lieto fine. Almeno per una piccolissima parte dei risparmiatori travolti dai crac bancari che riceveranno un rimborso parziale delle somme perdute per un totale di 36,1 milioni di euro – 25 milioni dei quali grazie a fondi pubblici. Si parla però solo di 854 persone su oltre 300 mila che hanno visto i loro risparmi, o parte di essi, andare in fumo dal 2015.

NUOVA NORMA CONTENUTA NEL MILLEPROROGHE

Negli ultimi mesi sono stati presentati 976 ricorsi all'Arbitro per le controversie finanziarie (Acf) grazie alla procedura di ristoro parziale avviata a fine estate 2018 e sui quali l'Arbitro, istituito presso la Consob, ha avuto tempo di pronunciarsi nei due mesi successivi, entro il 30 novembre. Il 22 settembre è entrata in vigore, infatti, una norma di legge, contenuta nel Milleproroghe, che ha permesso di richiedere un rimborso a chi aveva perso i propri soldi investendo in titoli (azioni e obbligazioni) emessi da Banca Popolare di Vicenza e Veneto Banca e le loro rispettive controllate (Banca Nuova e Banca Apulia), i due istituti veneti messi in liquidazione coatta amministrativa nel giugno 2017, e anche da Banca delle Marche, Banca Popolare dell'Etruria, Cassa di risparmio di Ferrara e Cassa di risparmio di Chieti, che sono le quattro banche poste in risoluzione a fine 2015 e i cui clienti hanno potuto sperimentare in anticipo le regole del bail-in, il salvataggio interno di una banca grazie al coinvolgimento diretto di azionisti, obbligazionisti e correntisti.

MA DIPENDE TUTTO DALLA LEGGE DI BILANCIO

Ma attenzione, potrebbe esserci un inghippo proprio all'ultimo. Gianpaolo Barbuzzi, presidente dell'Arbitro, ha spiegato: «L’intervento attuato con il Milleproroghe potrà consolidarsi se l’iter di approvazione della legge di bilancio si concluderà confermando l’impianto dell’attuale articolo 38, che prevede analoga forma di ristoro per la generalità dei risparmiatori coinvolti nelle stesse vicende». Si tratta di misure che, tutelando i singoli, «hanno anche un fine pacificatorio di sistema. Buona parte dei ricorsi finora pervenuti all’Acf (3.500, ndr) riguardano casi di risparmio tradito collegati alle crisi bancarie degli ultimi anni».

Le scarse conoscenze finanziarie e la passività degli investitori hanno concorso a creare un humus ideale per comportamenti scorretti

L'INFORMAZIONE MANCANTE SUI TITOLI NON QUOTATI

Stando alla relazione del presidente dell'Acf, le banche fallite hanno violato di principi fondanti nella prestazione dei servizi d’investimento. A ciò si aggiungono le scarse conoscenze finanziarie e la passività degli investitori, che hanno concorso a creare «un humus ideale per comportamenti scorretti, supportati da set informativi suggestivi ma anche decettivi». Secondo Barbuzzi «emblematica è l’informazione somministrata a ignari clienti, secondo cui un titolo non quotato è meno rischioso, non essendo soggetto alle oscillazioni di un titolo invece quotato. Omettendo, però, di precisare che un titolo non quotato, oltre al resto, è decisamente a maggior rischio di illiquidità, con quel che ne consegue quando si vorrà poi disinvestire».

RIMBORSI PARZIALI E FINO A UN MASSIMO DI 100 MILA EURO A TESTA

Alla fine sono state accolte oltre l'87% delle domande e gli 854 risparmiatori, per i quali l’Acf ha riconosciuto irregolarità da parte degli intermediari nel collocamento degli strumenti finanziari, avranno diritto a un rimborso parziale pari al 30% dell’importo deciso dall’Arbitro e fino a un massimo di 100 mila euro a testa. Stando ai dati definitivi forniti dalla Consob, oltre la metà dei ricorsi riguarda risparmiatori di Veneto Banca e BpVi, le due banche confluite poi nel gruppo Intesa SanPaolo.

I DATI SULLE RICHIESTE TOTALI E SU QUELLE ACCETTATE

In tutto sono stati accolti 249 richieste (a fronte di 279 ricorsi) presentate da ex clienti di Veneto Banca, 253 da ex clienti della popolare vicentina (292 le richieste) e 128 (134 i ricorsi) da ex clienti di Banca Apulia (l'ex controllata di Veneto Banca) che riceveranno rimborsi complessivi rispettivamente di 14,7 milioni di euro, 8,4 milioni e 7,9 milioni. In merito agli strumenti delle due banche venete, i ricorsi sono stati presentati anche da 107 clienti di Intesa SanPaolo: in questo caso ne sono stati accolti 103 per un totale di oltre 3 milioni di euro destinati ai rimborsi.

RICORSI ANCHE PER I CASI DI UBI BANCA E BPER

Quanto ai fallimenti delle quattro banche regionali dell'Italia centrale, i ricorsi accolti sono stati 114 su 127 presentati e riguardano tutti Ubi Banca, il gruppo che ha rilevato tre dei quattro istituti finiti in risoluzione a fine 2015, in particolare in merito a strumenti finanziari emessi da Banca Marche e Banca Etruria per un totale di quasi 1,3 milioni di euro. Infine, sono stati accolti solo cinque ricorsi su 35 presentati, per un totale di 604 mila euro, e riguardano Bper, in merito a strumenti finanziari emessi dalla Cassa di risparmio di Ferrara, il quarto istituto regionale fallito nel 2015 e poi confluito nella banca emiliana.

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