Acqua minerale con gas

Barbara Ciolli
08/12/2010

Chi è Mentasti, ex patron di San Pellegrino.

Acqua minerale con gas

Gli «eventuali investimenti privati» che Hillary Clinton temeva legassero a doppio filo Silvio Berlusconi con Vladimir Putin, tanto da spingere il segretario di Stato americano, come rivelato dai dispacci diffusi da Wikileaks, a chiedere ai suoi ambasciatori in Italia e in Russia di indagare sui loro «lucrosi contatti in campo energetico», almeno negli anni tra il 2003 e il 2005 sono ruotati attorno alla figura chiave del commendatore Bruno Mentasti Granelli e ai suoi affari nella città di Vienna.

L’ex patron delle acque investe nel gas

Classe 1939, erede dell’impero dell’acqua San Pellegrino, il bergamasco Mentasti Granelli è amico intimo del Cavaliere da lunga data, e sua moglie Floriana Bianchi era legatissima a Veronica Lario.
Dopo la cessione dell’azienda di famiglia alla multinazionale svizzera Nestlé a metà degli anni Novanta, secondo indiscrezioni per 300 miliardi di vecchie lire, il ricchissimo imprenditore iniziò a reinvestire l’enorme liquidità a disposizione in settori che lo hanno sempre più avvicinato ad ambienti russi, in particolare al giro di un gruppo di oligarchi legati a Putin, sospettati tra l’altro di aver avuto un passato come agenti del Kgb, per il quale avrebbero lavorato anche nella capitale austriaca.
Prima l’avventura, negli anni ’90, della società italiana di pay tivù Telepiù, di cui Mentasti Granelli è stato socio insieme con Berlusconi. Poi i tentativi di diversificare il patrimonio personale in attività alimentari e farmaceutiche legate ai mercati dell’Est.
Infine, la decisione di lanciarsi nel settore energetico, diventando proprietario, alla fine del settembre 2005, del 33% della Central Energy Italian Gas Holding (Ceigh), la società per azioni legata alla viennese Centrex Europe Energy and Gas, che è il gruppo internazionale di compagnie del settore del gas naturale creato nel 2003 dal colosso russo Gazprom per vendere e commercializzare metano nei Paesi europei.

I russi e quello strano placet dai piani alti

Con l’ondata delle liberalizzazioni del settore energetico, l’ex patron dell’acqua con le bollicine, socio di Centrex attraverso Ceigh, ha fiutato l’affare e  ha puntato ad affiancarsi all’Eni, sino ad allora monopolista del mercato, per commercializzare circa 3 miliardi di metri cubi di gas all’anno, con un giro d’affari da 300 milioni di euro da moltiplicare per 20 anni grazie a un accordo da stringere con i vertici del “Cane a sei zampe”.
Il combustibile gestito dalla società di Mentasti Granelli, infatti, sarebbe dovuto transitare dal cosiddetto “imbuto” di Tarvisio, le pipeline del gasdotto per la Siberia, che nel tratto tra l’Austria e l’Italia sono di proprietà dell’Eni.
Erano gli anni in cui anche il fratello del Cavaliere, Paolo Berlusconi, con Marcello Dell’Utri e l’ex amministratore delegato della Fininvest Ubaldo Livolsi faceva la spola con Mosca, nel tentativo di chiudere affari con la cerchia di Putin. L’unico a spuntarla, però, fu il commendator Mentasti Granelli, che non ama apparire e di cui non si trovano immagini nè fotografie sui giornali. Lui, seppur per pochi mesi, diventò l’uomo di Gazprom in Italia: un colpo messo a segno nell’ombra, i cui preamboli si sono appresi solo anni dopo.
Correva l’anno 2003 quando, alla fine di ottobre, l’Hotel Palace di Milano fu teatro di un incontro tra l’allora amministratore delegato dell’Eni, Vittorio Mincato, e due funzionari della Gazprom, arrivati appositamente da Mosca per consegnargli un foglio, con sopra il nome “Bruno Mentasti Granelli”. 
L’imprenditore, con cui il dirigente dell’azienda di stato non aveva mai avuto nulla a che fare, fecero intendere i russi, aveva il placet dei «piani superiori». Per qualcuno questa sorta di imprimatur era riconducibile a Silvio Berlusconi (leggi l’articolo Silvio e la pista russa).

Eni, storia di un contratto sfumato

E fu di nuovo il Cavaliere che, nel maggio 2005, subito dopo una chiacchierata d’affari con Putin durante una parata militare sulla piazza Rossa, a Mosca, telefonò a Mincato, che il giorno successivo volò  a Vienna per un incontro riservato con il colonnello Alexander Medvedev, all’epoca responsabile dei contratti esteri Gazprom e attuale vicepresidente del colosso energetico (da non confondere con il presidente russo Dmitry Medvedev, allora capo di Gazprom, ndr), accompagnato dal direttore Luciano Sgubini.
Sgubini firmò la bozza di contratto che metteva nelle mani di Centrex i 3 miliardi di metri cubi di gas russo. Mincato, scettico da sempre sui vantaggi dell’accordo per le casse dell’Eni, no. Poco più tardi, l’amministratore delegato dell’Eni fu sostituito da Paolo Scaroni, il quale, nel giugno 2005, sottoscrisse l’intesa.
A una manciata di mesi dalla nascita della Ceigh, la società creata da Mentasti Granelli per questa operazione, l’Antitrust e il collegio sindacale del “Cane a sei zampe” bloccarono però l’applicazione del contratto per violazione della concorrenza, facendo sfumare due anni di lavoro sotterraneo che, formalmente, finì in un nulla di fatto.

Centrex, le scatole cinesi portano a Vaduz

La Central Energy Italia, da cui l’ex patron di San Pellegrino aveva ritirato le sue quote già dal 2006, anno della vittoria di Prodi al governo, non esiste più: al suo posto Centrex, il 1 ottobre 2008,  ha creato l’affiliata italiana Cea Centrex Italia srl.
Tra il 2009 e il 2010, inoltre, la casa madre viennese ha completamente ristrutturato la sua catena di controllo, che dal 2005 era diventata sempre più schermata, scomparendo, almeno superficialmente, dall’orbita di Gazprom.
Da allora, infatti,  Centrex rimanda a una holding con sede legale nell’isola di Cipro. La proprietà della quale è, a sua volta, intestata al fondo d’investimento Idf di Vaduz, con base in Lichtenstein, i cui soci – russi ma non solo -, negli anni sono rimasti sconosciuti.
Solo con la cessione, nel giugno 2009, alla Gazprombank (controllata per il 62,59% da Gazprom) della svizzera Russische Kommerzial Bank, di proprietà della Vneshtorbank (Vtb), una delle maggiori banche commerciali russe, si è appreso che l’80% di Idf, liquidato il 31 marzo 2010, era nel portafoglio della società elvetica Russische Kommerzial Bank.
Attuale numero uno della Centrex è l’italiano Massimo Nicolazzi, figlio dell’ex ministro dei lavori pubblici socialdemocratico Franco Nicolazzi ed ex vicepresidente di Agip-Eni, mentre il riservatissimo Mentasti Granelli pare essersi eclissato nell’ombra.
Su questa vicenda, intricata come una spy story, restano in compenso le inchieste svolte, negli anni, da autorevoli giornalisti stranieri.

Quei manager austriaci in odore di servizi segreti

Inchieste secondo le quali, attorno al vecchio amico del Cavaliere si muovevano personaggi legati ad ex agenti del Kgb a Vienna. Per esempio, l’attivista e scrittore statunitense di origini austriache Roman Kupchinsky, che sugli affari opachi e sull’enorme giro di denaro di Centrex nel 2008 ha pubblicato un articolo sul sito d’informazione indipendente Jamestown, descrivendo il manager austriaco Robert Nowikovsky, che tra i vari incarichi è anche stato direttore di Energy Italian Gas Holding, come molto vicino al presidente di Gazprombank Andrei Akimov.
Sia Akimov sia il colonello Medvedev sono stati indicati come agenti del Kgb che operavano nell’area di Vienna. Nel 2007, il settimanale tedesco Stern aveva invece ricostruito il ruolo chiave di Nowikovsky nella creazione dei fondi d’investimento Idf di Vaduz, terminale degli enormi profitti dalle compravendite di gas in Europa.
Neppure la struttura messa in piedi da Mentasti Granelli per detenere il 33% di Ceigh, era molto trasparente. Come risulta dai documenti pubblici austriaci citati da Kupchinsky, le quote in possesso dell’ex proprietario della San Pellegrino risultavano riconducibili a due società, Exagon 1 srl ed Exagon 2 srl, entrambe con sede allo stesso indirizzo milanese, in via Fatebenefratelli 20. Ma il nome di Mentasti, presente sulle visure camerali italiane, non figurava nelle carte viennesi.

Anche l’Agha Kan tra gli amici del commendatore

L’unica occasione in cui, prima del terremoto Wikileaks, si è parlato ancora del commendatore figlio del re dell’acqua Giuseppe Mentastiche a partire dal 1933 trasformò l’azienda familiare del suocero in un brand internazionale, è stato, nel luglio 2010, il fastoso matrimonio del figlio Kerry svoltosi in una grande tenuta nel cuore della Maremma e in un’atmosfera a dir poco bucolica.
La sposa Carolina Marengo è arrivata al ricevimento su un carro tirato dai buoi, attorniata dai 500 invitati dell’high society e da decine di girasoli. Una scenografia creata da “donna” Guendalina Litta Modignani, che si dice discendente di Carlo Magno ed è la regina del catering per feste private e ricevimenti al top del top.
Litta Modigliani ha organizzato il matrimonio dei reali belgi, la festa di Valentino a Roma e il ballo dell’Aga Khan, con cui la famiglia Mentasti Granelli è in rapporti fin dai tempi in cui il capostipite Giuseppe, soprannominato “Kerry il marinaio” per l’amore per il suo veliero, fu socio negli investimenti del principe nel Consorzio Costa Smeralda.
Robinia invece, la figlia del commendatore invisibile, si è sposata nel 2004 con il blasonato conte Ignatius zu Törring-Jettenbach.