Addio al re del palco

Redazione
26/01/2011

di Valeria Volponi Interpretando la mia vita. L’aveva intitolata proprio così la sua biografia Mario Scaccia, per raccontare un’esistenza tutta...

Addio al re del palco

di Valeria Volponi

Interpretando la mia vita. L’aveva intitolata proprio così la sua biografia Mario Scaccia, per raccontare un’esistenza tutta dedicata al teatro e alla messa in scena di passioni e sentimenti del nostro tempo. Novantun’anni, romano, figlio di un pittore, Scaccia è scomparso nella notte (leggi la notizia) tra il 25 e il 26 gennaio a Roma per una complicanza post operatoria, dopo un breve ricovero al Policlinico Gemelli. 
SUL PALCO A TRE ANNI. Con lui se ne va un pezzo della storia non solo del teatro, ma anche del cinema e della televisione italiana: aveva cominciato a recitare a tre anni, in famiglia, senza mai più smettere: «Persino durante il periodo buio della guerra organizzavo delle rappresentazioni con i soldati. Era un modo per superare le brutture della prigionia e gli orrori che avevamo intorno», ricordava sempre nelle interviste. Poi l’amore per il teatro classico, conosciuto all’Accademia d’arte drammatica di Roma e recitato, dal 1948, con la compagnia di Anton Giulio Bragaglia al teatro Ridotto di Venezia. 

La Compagnia dei Quattro e la scommessa di Ionesco

Nel 1961, formò insieme con Franco Enriquez, Valeria Moriconi e Glauco Mauri la celebre Compagnia dei Quattro e fece conoscere al pubblico italiano il teatro di Ionesco, suo grande amore insieme a Brecht e Godot: «Mi piace il teatro dell’assurdo, perché l’assurdo è la perfetta espressione della comicità del nostro tempo», diceva.
Si è confrontato con tutti i grandi della storia teatrale, contemporanei e passati: Moliere, Goldoni, Pirandello, Courteline, Feydeau, O’Neill, Stoppard, Arthur Miller e moltissimi altri.
PERSONAGGI IN CERCA DI INTERPRETE. I suoi cavalli di battaglia erano il Polonio di Amleto, lo Shylock de Il Mercante di Venezia, il Fra’ Timoteo nella Mandragola, e il Chicchignola di Petrolini. E proprio sul palcoscenico del Teatro Arcobaleno di Roma ha fatto la sua ultima apparizione pubblica, lo scorso dicembre, per recitare brani tratti da Interpretando la mia vita.
Un uomo di teatro, quindi, che però non ha mai guardato con distacco al mondo del cinema e della televisione, come molti colleghi, anzi, li ha sempre vissuti come un’altra grande opportunità di raccontare la vita, nelle sue mille sfaccettature. I suoi esordi li raccontava così, schiettamente, alla sua maniera: «Alessandro Blasetti venne a vedermi per tre sere di fila mentre recitavo con Delia Scala e poi mi disse: “Ma perché tu non fai il cinema?” E io risposi: “Perché tu non me lo fai fare!”.

Dai set alla radio 

Da lì nacque un sodalizio lungo un decennio, che vide Scaccia interprete di Peccato che sia una canaglia o La fortuna di essere donna e gli aprì la strada alla collaborazione con Dino Risi ne Il Matttatore, con Nino Manfredi in Per grazia ricevuta, Comencini ed Ettore Scola per Signore e signori, buonanotte, fino ai recentissimi Ferdinando e Carolina di Lina Wertmuller e Gabriel di Maurizio Angeloni.
COLLEGHI ECCELLENTI. Recitò accanto a Vittorio Gassmann, Macario, Lamberto Picasso e Nino Besozzi mettendo in scena, su qualunque set, le sue doti di attore istrionico, preparato, capace di dare il meglio sia nelle grandi pièces, sia nel teatro più leggero raccontato in televisione, sia nelle commedie. Rimane nella mente di molti la sua interpretazione del dottore ne Le avventure di Pinocchio di Comencini, come il suo modo di raccontare il teatro in radio: memorabile la recita de Il pazzo dei balconi di Mario Vargas Llosa del 1996.