Adelante compañeros!

Gea Scancarello
28/09/2010

I giovani architetti scendono in piazza.

Adelante compañeros!

 

Il 29 settembre 2010, quando milioni di persone scenderanno in piazza a contestare la riforma del diritto del lavoro votata a giugno dal premier José Zapatero con i voti della sola maggioranza, un gruppo di giovani approfitterà dell’occasione per lanciare un messaggio parallelo. La legge non va affatto abrogata: per stare meglio basterebbe applicarla.
La voce fuori dal coro è quella di Ramón Durántez, 35 anni, vicesegretario del sindacato degli architetti, una corporazione nata a gennaio sull’onda del “chi fa da sé fa per tre”: «Le altre federazioni non ci ascoltavano e non si interessavano ai nostri problemi: non ci è restato che crearne una nostra», racconta.

Domanda. Cosa non andava con le associazioni già esistenti?
Risposta.  Per loro natura rappresentano lavoratori legali. Il 60% degli architetti giovani, invece, lavora in modo illegale.
D. In che senso?
R. Lo chiamiamo il problema del “falso autonomo”. In Spagna gli architetti lavorano per lo più come dipendenti: hanno un orario di entrata e di uscita, una casella email, giorni di ferie concordati, ma non un vero contratto. E quindi non hanno alcun diritto. Per quello non siamo nemmeno titolati a protestare contro la riforma, che comunque non ci piace: la nuova giurisprudenza, per quanto riduttiva rispetto alla precedente, per noi è inapplicabile. Le basi minime che garantisce per noi sono un miraggio.
D. Cosa sperate di ottenere federandovi in un sindacato?
R. Agiamo su due livelli. Primo: l’applicazione delle leggi sul lavoro. Se venissero rispettate non ci sarebbe alcun problema. Concretamente significa che facciamo pressione al ministero competente perché esegua ispezioni negli uffici: dalla nostra creazione, ad aprile, già si è mosso qualcosa, anche se ovviamente è ancora poco.
D. E il secondo livello?
R. Il problema dell’iscrizione all’albo professionale. In Spagna è necessaria per poter firmare i progetti. In molti studi però ti fanno fare il lavoro fino all’ultimo passaggio per poi farlo firmare a qualcun’altro. Così molti ragazzi non si iscrivono all’albo, visto che comunque l’esame è costoso da sostenere, perché non ne hanno bisogno per lavorare. Le statistiche ufficiali sulla disoccupazione però conteggiano solo gli iscritti, falsificando totalmente il quadro.
D. Risultato?
R. A leggere i comunicati ufficiali solo il 7% dei giovani architetti è disoccupato, a fronte del 40% della media nazionale. Ovviamente, in realtà noi rientriamo perfettamente in quella media. Dobbiamo sforzarci di combattere lo stereotipo degli architetti come si vedono sulle riviste patinate: per uno che fa quel mestiere, ce ne sono 90 che restano senza lavoro quando si ammalano o aspettano un bambino.
D. Quanti iscritti avete?
R. Non lo posso dire, ancora, fino al congresso di novembre. Ma è bene sapere che in Spagna l’85,3% dei ragazzi dai 25 ai 29 anni non è mai stato iscritto a un sindacato. Noi facciamo gruppo, usiamo Internet, siamo su Facebook dove speriamo di trasformare tutti gli amici in prossimi affiliati.
D. Che indicazioni darete per lo sciopero del 29 settembre?
R. Lo sosteniamo, anche se purtroppo non ci riguarda. Invitiamo tutti a manifestare contro una manovra che Zapatero ha dovuto varare in fretta e furia sotto la pressione dei mercati internazionali, facendo il gioco della destra che non l’ha votata ma l’avrebbe voluta. Alcuni dei nostri saranno costretti a presentarsi in ufficio pena il “licenziamento”: Per loro stiamo studiando un segno di riconoscimento da indossare per appoggiare simbolicamente la protesta.
D.Quindi i ragazzi che avevano “sposato” Zapatero ne decreteranno il fallimento?
R. Tutti sanno che le mosse del premier sono state costrette dalla situazione internazionale e dai problemi strutturali ereditati dai governi precedenti. Ciò non toglie che la manovra lima i diritti faticosamente guadagnati con anni di lotte; la mia previsione è che chi aveva sostenuto Zapatero alle ultime elezioni, nel 2012 non andrà a votare.