Archiviata l'indagine sulle adozioni internazionali in Congo

Archiviata l’indagine sulle adozioni internazionali in Congo

06 Marzo 2019 17.29
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La vicenda dei "bimbi rubati" in Congo per essere avviati all'adozione si risolve in un nulla. È stata archiviata per «infondatezza della notizia di reato» l'indagine della Dda di Milano a carico di Marco Griffini, presidente dell'associazione che si occupa di adozioni internazionali Ai.Bi, di sua moglie e amministratore delegato Irene Bertuzzi e della loro figlia Valentina Griffini, responsabile dell'area estero accusati di presunte irregolarità nell'adozione di minori provenienti dal Congo, tra il 2009 e il 2016. A deciderlo è stato il gip Sofia Fioretta, che ha accolto la richiesta di archiviazione del pm di Milano Giovanna Cavalleri, del gennaio 2018. I tre rispondevano in concorso fra loro di associazione per delinquere aggravata, favoreggiamento a fine di lucro dell'immigrazione clandestina, corruzione per un atto contrario ai doveri d'ufficio, maltrattamento di minori, violazioni delle norme sulle adozioni e rivelazione di notizie riservate sui minori adottati. Il giudice ha ritenuto che i fatti denunciati «non siano penalmente rilevanti» e che «gli elementi raccolti nel corso delle indagini non siano idonei e sufficienti a sostenere l'accusa in giudizio».

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I DUE ESPOSTI A DICEMBRE 2014 E A FEBBRAIO 2017

Il provvedimento di archiviazione è stato depositato dal giudice Fioretta dopo l'udienza che si è tenuta venerdì scorso, in seguito all'opposizione all'archiviazione avanzata nel febbraio 2018 dalle famiglie di tre bambini adottati, assistite dal legale Francesco Rosi. L'inchiesta era nata dopo due esposti presentati, nel dicembre 2014 e nel febbraio 2017, con cui l'allora vicepresidente della Commissione per le adozioni internazionali Silvia della Monica aveva denunciato presunte irregolarità su 47 bambini adottati in Congo con la assistenza di Ai.bi.

IL COMMERCIO DEI MINORI NON C'ERA, SECONDO IL GIP

Nella seconda querela – che ha generato l'indagine della Procura di Roma poi trasmessa a Milano per competenza – accusava i responsabili dell'associazione di avere violato le norme internazionali sulle adozioni per trarne un «ingiusto profitto». In particolare, ha sostenuto la senatrice, l'associazione avrebbe separato i bambini dalle famiglie di origine e avrebbe ricevuto dai centri di accoglienza o orfanotrofi congolesi «corrispettivi in denaro» che sarebbero stati non «un contributo per il mantenimento del minore adottato» ma avrebbero costituito un «vero commercio di minori». Secondo l'esposto, in sostanza, il «denaro sarebbe servito all'associazione – si legge nell'atto – per corrompere il personale dell'autorità governativa, locale e giudiziaria della Rdc (Repubblica Democratica del Congo, ndr) e per ottenere la adozione di minori in realtà non adottabili perché non orfani in condizioni di abbandono». Nel giugno 2017 il giudice Fioretta aveva negato al pm di Milano Giovanna Cavalleri, titolare dell'inchiesta, l'autorizzazione a disporre intercettazioni telefoniche sul telefoni degli indagati per «insufficienza di indizi di reato». Nel gennaio dell'anno seguente, dunque, la richiesta di archiviazione della Procura oggi accolta dal giudice.

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