L’assalto all’aeroporto in Daghestan e l’antisemitismo che avanza in Europa

Matteo Innocenti
30/10/2023

La folla che a Machačkala ha circondato un aereo partito da Tel Aviv sventolando bandiere palestinesi è stato l'episodio più clamoroso. Ma in tutta Europa si parla di attacchi aumentati del 1200 per cento. La Comunità ebraica di Roma: «Siamo preoccupati dal crescente clima di intolleranza». Così il conflitto Israele-Hamas sta pericolosamente provocando nuovi pogrom.

L’assalto all’aeroporto in Daghestan e l’antisemitismo che avanza in Europa

L’assalto antisemita andato in scena all’aeroporto di Machačkala, dove una folla inferocita è andata alla ricerca di passeggeri israeliani in arrivo su un volo da Tel Aviv, rischia di essere solo l’inizio di una caccia all’ebreo che potrebbe pericolosamente allargarsi anche a livello globale. Per adesso, preoccupa soprattutto cosa sta succedendo nelle repubbliche della Federazione russa a maggioranza musulmana come il Daghestan. A certe latitudini il dubbio non si è posto: nel conflitto in Medio Oriente si sostiene la Palestina e nel caso anche Hamas. Pazienza se l’organizzazione terroristica islamista ha ancora in mano dei connazionali. Gli ebrei, anche con passaporto russo, non sono i benvenuti. Ma da Roma alla Francia, l’ondata di odio non sta risparmiando neanche il resto d’Europa.

In Europa gli attacchi agli ebrei aumentati del 1200 per cento, dice l’Eja

Per inquadrare le dimensioni del fenomeno, secondo l’associazione ebraica europea Eja (European Jewish Association) dal 7 ottobre, giorno dell’assalto di Hamas che ha riacceso questa fase del conflitto mediorientale, gli attacchi antisemiti e gli abusi contro gli ebrei sono aumentati del 1200 per cento in Europa, con 519 incidenti solo in Francia, dove non a caso vive la comunità ebraica più grande del continente. Tra gli episodi conteggiati ci sono la distruzione delle bandiere israeliane, il vandalismo di monumenti e siti ebraici, graffiti e persino minacce di morte. Il rabbino Menachem Margolin, presidente dell’Eja, ha detto che «i due milioni di ebrei che vivono in Europa non dormono più la notte perché si sentono minacciati», spiegando che un aumento simile di questi incidenti non si vedeva da decenni: «Prima di dormire i cittadini ebrei bloccano le loro porte, installano le telecamere e cambiano le finestre con vetri antiproiettile. Non si sentono più al sicuro. Abbiamo bisogno di aiuto».

La Comunità ebraica di Roma: «Crescente clima di intolleranza»

Sulla stessa linea il presidente della Comunità ebraica di Roma, Victor Fadlun, che all’Ansa ha detto: «Fanno impressione le immagini dell’assalto all’aeroporto del Daghestan e la caccia agli ebrei negli aerei, negli hotel e sui bus. Ci ricordano un capitolo terribile della storia che sembrava superato. La comunità ebraica di Roma è ragionevolmente preoccupata. Registriamo un crescente clima di intolleranza, con accenti e slogan antisemiti che dopo tanti anni abbiamo purtroppo sentito nuovamente in questi giorni anche in alcune piazze italiane. C’è antisemitismo, si nega il diritto di esistenza a Israele». Anche l’ambasciatore israeliano a Roma Alon Bar aveva espresso tutta la sua angoscia al Tg1, rispondendo proprio a una domanda sull’allarme sicurezza in Italia: «Ultimamente alcune persone delle comunità ebraiche italiane dicono di sentirsi più insicure, vedono crescere una certa ostilità, in certi casi esitano a mandare i figli a scuola. Questo dovrebbe essere inaccettabile, non solo per noi, ma anche per il governo italiano».

L'assalto all'aeroporto in Daghestan e l'antisemitismo che avanza in Europa
Manifestanti pro Palestina (Getty).

Il controllo dei passaporti e gli echi preoccupanti di pogrom

Per adesso, la situazione più calda sembra essere quella in Russia. Secondo i resoconti, inizialmente gli assalitori si erano radunati fuori dall’aeroporto per controllare i passaporti delle persone che uscivano, in cerca di cittadini israeliani. Poi la caccia all’ebreo di Machačkala, con echi sinistri di pogrom, ha visto gli assalitori abbattere barriere e sfondare le porte i vetro del terminal, al grido di «Allah Akbar», fino a circondare l’aereo della Red Wings direttamente sulla pista d’atterraggio. Uno di loro è anche salito su un’ala del velivolo e ha cercato di entrare nell’abitacolo. Nella folla un cartello con la scritta: «Gli assassini di bambini non sono benvenuti in Daghestan», che evidentemente non teneva conto di quanto accaduto nei kibbutz vicini alla Striscia di Gaza il 7 ottobre. «Siamo qui per gli ebrei, siamo venuti a ucciderli», si è sentito urlare nel caos. I filmati mostrano addirittura persone intente a controllare nei motori spenti dell’aereo, per scovare passeggeri nascosti. Chiedendo, persino ai tecnici in pista, dove si stessero «nascondendo gli ebrei». Sono state circa 150 le persone che hanno invaso la pista, gridando slogan antisemiti, di cui 60 fermate da forze speciali e della polizia, mentre le autorità lanciavano un appello a cessare gli «atti illegali». Nove gli agenti feriti negli scontri, due dei quali ricoverati in ospedale. Una ventina invece i contusi tra i manifestanti. L’agenzia aeronautica russa Rosaviatsiya ha annunciato che l’aeroporto, che spesso funge da scalo tra Tel Aviv e altre destinazioni russe, Mosca in particolare, rimarrà chiuso fino al 6 novembre.

Il governatore: «Tutti i daghestani si immedesimano nella sofferenza della Palestina»

«Tutti i daghestani si immedesimano nella sofferenza delle vittime delle azioni di persone e politici ingiusti e pregano per la pace in Palestina. Ma quello che è successo nel nostro aeroporto è oltraggioso e dovrebbe ricevere un’adeguata valutazione da parte delle forze dell’ordine», ha detto Sergei Melikov, governatore della repubblica del Caucaso settentrionale, dove l’islam è praticato da quasi il 90 per cento della popolazione, a maggioranza sunnita. «Non c’è coraggio nell’aspettare persone disarmate che non hanno fatto nulla di vietato, non c’è onore nell’insultare gli stranieri, mettere le mani nelle loro tasche e cercare di controllare i loro passaporti, non ci sono buone intenzioni nell’attaccare donne con bambini che stanno ricevendo cure all’estero», ha aggiunto. Secondo quanto riporta Russia Today, l’attacco potrebbe essere stato fomentato da messaggi apparsi sul canale Telegram Utro Dagestan, noto per diffondere notizie miste a teorie cospirative, che invitavano la popolazione locale a seguire gli israeliani in arrivo, a fotografare i loro veicoli e persino ad annotare gli indirizzi degli alloggi.

Non solo Daghestan: episodi di antisemitismo si stanno verificando il tutto il Caucaso

Il ministero dell’Interno del Daghestan ha aperto un fascicolo penale per organizzazione di disordini di massa, ma quanto visto a Machačkala non è un caso isolato. A Khasavyurt, sempre nel Daghestan, alcuni manifestanti hanno assediato e lanciato pietre contro l’Hotel Flamingo dopo che si era sparsa la notizia che un gruppo di israeliani vi alloggiasse. Secondo i resoconti dei media russi, alcune decine di persone sono entrate nell’albergo chiedendo di controllare i passaporti degli ospiti, alla ricerca delle «stanze per rifugiati ebrei». Chi ha sparso la voce? Anche in questo caso un canale Telegram, secondo cui «una persona esteriormente simile a un cittadino israeliano» era stata vista entrare in hotel. Episodi analoghi si sono verificati fuori dell’hotel Kyiv.

Copione simile a Čerkessk, capitale della Repubblica di Karačaj-Circassia, dove circa 200 manifestanti hanno chiesto al governo di «non permettere ai profughi israeliani» di entrare nella regione e di «sfrattare gli ebrei» che ci vivono, riportano i media locali. A seguito di scontri con la polizia, 34 persone sono state fermate. A Nalchik, capitale della Repubblica Autonoma di Cabardino-Balcaria, ignoti hanno appiccato il fuoco a un centro culturale ebraico in costruzione ed è apparsa la scritta: «Morte ai giudei». Non solo: tornando al Daghestan, le autorità religiose locali hanno suggerito che potrebbe essere necessario evacuare circa 800 famiglie dalla zona di Derbent, dove vive il gruppo etnico degli ebrei della montagna. «La situazione è molto difficile. La gente della comunità ha paura, chiama e non so cosa consigliare. La Russia non è la nostra salvezza, anche qui ci sono stati dei pogrom», ha detto al notiziario Podyom il rabbino Ovadya Isakov.

L'assalto all'aeroporto in Daghestan e non solo: l'antisemitismo avanza in Russia, nella regione del Caucaso a maggioranza musulmana.
L’aeroporto di Makhachkala (Getty Images).

Zelensky: «L’antisemitismo russo e l’odio contro le altre nazioni hanno radici profonde»

In risposta a quanto successo a Machačkala, Benjamin Netanyahu ha detto di aspettarsi «che le forze dell’ordine russe tutelino la sicurezza di tutti i cittadini israeliani e degli ebrei ovunque si trovino», e che agiscano «con risolutezza contro i rivoltosi e l’incitamento selvaggio diretto contro di essi». Sulla questione si è espresso anche il presidente dell’Ucraina, Volodymyr Zelensky, sottolineando che non è stato un incidente isolato: «L’antisemitismo russo e l’odio contro le altre nazioni sono sistemici e hanno radici profonde. L’odio porta all’aggressione e al terrore. Dobbiamo lavorare insieme per opporci al terrore». Dal Caucaso al resto d’Europa, il rischio di escalation antisemita preoccupa sempre di più le comunità ebraiche.